Astroautor*: Ariete

Run, baby, run: la Stagione dell’Ariete
(21 marzo – 19 aprile)

Un nuovo anno astrologico è appena iniziato, e anche se con l’arrivo della primavera la nostra attività preferita sarebbe quella di starcene sdraiate in un campo di margherite a sonnecchiare baciate dal sole, ci tocca accollarci l’energia frenetica delle ripartenze tipica dell’Ariete. Poteva il primo segno dello zodiaco non essere un segno di fuoco? Manco pe gnente! Le giornate si fanno più lunghe e tiepide, la natura si risveglia dal letargico inverno, e il Sole in Ariete arriva bello bello a ricordarci di darci una mossa coi propositi che abbiamo rinchiuso in una scatola in soffitta assieme all’albero di Natale. Perché l’Ariete è un po’ così, pazienza zero e impulsività mille, e di starsene con le mani in mano non ci pensa nemmeno. Dategli pure del presuntuoso: sa di essere luce per tutti e non gli dispiace affatto fare da apripista; in fin dei conti, la competizione ce l’ha nel DNA. È solo quando non deve più fare a gara con nessuno e si ritrova da solo che si sente un po’ smarrito: come può mostrare la propria sensibilità senza il timore di apparire fragile?

Marguerite Duras lo fa giocando con una scrittura sperimentale, pregna di rimandi autobiografici, e dando nuovi connotati al tema del ruolo dell’amante in letteratura. Vissuta tra Vietnam, Cambogia e Francia, i paesaggi che l’hanno accompagnata in fasi diverse della sua vita fanno spesso da sfondo alla sua narrativa.
In L’amante, probabilmente sua opera più conosciuta, l’io narrante ha le sembianze di Duras adolescente, di quando, ancora in Indocina, viveva con la madre e i fratelli. L’incontro con un miliardario cinese, la scoperta di avere un corpo desiderabile, seppur ancora acerbo, apre le porte a una narrazione del sesso che è passione dolce e violenta, che è corpi e sangue, che è l’unico modo che i due hanno di comunicare, di dar libero sfogo alle loro personalità contradditorie, l’unica memoria che sopravviverà al di là delle loro differenze sociali ed etniche. Un giorno di tanti anni dopo, lui le telefonerà, in visita a Parigi, con la scusa di voler sentire la sua voce, quella voce spesso messa a tacere dal non detto di un incontro carnale: “Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte”. Chi dice che un amore che brucia presto non possa durare per sempre?

A John Fante, invece, si deve la creazione di uno dei protagonisti più arietini della letteratura contemporanea: Arturo Gabriel Bandini. È attraverso questo personaggio che Fante recupera parte delle sue origini italiane, basando la finzione romanzesca su un’esperienza reale, interiore e personale, di ricerca di identità, che viene ripercorsa e rielaborata. Arturo Bandini fa il suo ingresso ufficiale nel romanzo La strada per Los Angeles, in una specie di ritratto dello scrittore da giovane che narra della crescita della sensibilità artistica di un ragazzo in continuo contrasto col mondo circostante. Attaccabrighe, insolente e profondamente insicuro, Arturo esorcizza il suo essere inadeguato attraverso la megalomania e il delirio di onnipotenza. L’inveire contro tutto e tutti e il suo essere schiavo della libido, che tenta di arginare attraverso deprimenti rapporti immaginari con le pin-up delle riviste o con donne misteriose che insegue nella notte, lo rendono l’antieroe per eccellenza. Sospeso tra adolescenza e maturità, l’unico modo che ha Arturo per riscattarsi è quello di scrivere un romanzo: romanzo che risulterà ridicolo agli occhi dei lettori, ma che lo porterà comunque a pensare a un nuovo libro mentre aspetta un treno per Los Angeles alle tre di notte. L’insicurezza di Fante-Bandini verrà rielaborata poi nei romanzi successivi (Aspetta primavera, Bandini; Chiedi alla polvere; Una vita piena) attraverso la riabilitazione della figura ingombrante del padre: se in La strada per Los Angeles la morte del padre è sinonimo di un estremo tentativo di cancellazione delle proprie origini, nei romanzi successivi la lotta con le proprie radici viene risolta raccontando l’esperienza paterna.

Avvertite il fuoco di Duras e Fante? Bene, lasciatevi guidare allora, ma senza fretta.
Bentornato, Ariete!