Autrice: Anna Dalton
Casa editrice: Fuoriscena
Pagine: 160
Prezzo: 16,00€

Questo libro affronta uno dei temi più divisivi e urgenti del nostro tempo: la necessità politica, etica, sanitaria ed ecologica di smettere di mangiare carne. Per Anna Dalton non è solo una battaglia ideale, ma un percorso personale, nato dall’urgenza di condividere una consapevolezza maturata sulla propria pelle e di metterla al servizio di una verità ancora ampiamente ignorata. Per cominciare, l’autrice scardina l’idea di sacrificio legata a questa scelta: a volte non servono sforzi titanici per salvare il mondo; può essere sufficiente un’omissione consapevole. Vale a dire, smettere di compiere un’azione che consideriamo ovvia, ma che è alla base del collasso ambientale, oltre che di molti problemi di salute umana e legati al trattamento degli altri animali. Nel corso delle pagine, demolisce pezzo dopo pezzo il nostro analfabetismo alimentare, senza fare sconti e andando dritta al punto: è finito il tempo in cui i «veg» dovevano accontentarsi di essere una minoranza osteggiata; oggi, dati alla mano, è evidente che hanno ragione.

Con tagliente ironia, Dalton parla direttamente al nostro vissuto, toccando le corde dei pranzi in famiglia, delle ricette della nonna e della tanto decantata tradizione culinaria italiana, mettendone a nudo i paradossi. Il suo non è un manifesto ideologico, ma un libro che si ancora nella realtà dei fatti e ci mostra come il carrello della spesa sia una delle armi politiche più potenti di cui disponiamo.

Autrice: Gabrielle Filteau-Chiba
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 384
Prezzo: 20,00€

Un mondo in cui l’apocalisse climatica è già avvenuta, una dittatura che controlla le nascite, un microchip sottopelle a ogni cittadino: questa è l’unica realtà che la quindicenne Thalie conosce, la vita di città che condivide con il padre. La madre, Sandrine, è tanto misteriosa quanto affascinante: quasi sempre assente, è una riforestatrice e tutti gli anni parte per il Nord per ripiantare alberi nei terreni desertificati dagli incendi. Finché un’estate Thalie ha l’occasione di seguirla, scoprendo una comunità di donne segnate da un passato doloroso, ma unite da una sorellanza incrollabile: Fäy, Miranda, Samaya, Raquel, Sandrine stessa, che insieme hanno scelto di servire la natura, in aperta ribellione contro uno stato opprimente, ognuna reinventandosi dopo il crollo del mondo di prima. In una quotidianità scandita da riti arcaici e cicli lunari, dove c’è chi custodisce una biblioteca di libri proibiti, chi cura i frutteti, chi raccoglie erbe medicinali, Thalie scopre una vita più libera, l’amore, il richiamo della natura. E spera di non dover più tornare in città. Ma come si trasforma una ribellione in rivoluzione? È la domanda che da vent’anni si pongono Sandrine e le altre.

Come radici, le vicende dei personaggi di questa storia si intrecciano nei decenni portando alla luce una rete di traumi sepolti, genealogie nascoste, sacrifici e scelte coraggiose. Gabrielle Filteau-Chiba costruisce un romanzo corale ecofemminista che in un crescendo di tensione abbraccia tre generazioni di donne impegnate in un’unica battaglia: per difendere l’ambiente e rivendicare la loro libertà, nel corpo e nel pensiero.

Autor*: Liadan Ní Chuinn
Casa editrice: La Nuova Frontiera
Pagine: 160
Prezzo: 18,00€

Una bambina trascorre intere giornate su un autobus a due piani. Un gruppo di studenti di medicina si ritrova, per la prima volta, davanti a un cadavere. Nelle sale di un museo compaiono misteriosi mazzi di fiori. Una madre muore e lascia una macchia sul tappeto: nessuno ne parla, ma tutti sanno che è lì. Un ragazzo non riesce ad accettare che la violenza subita dalla sua famiglia venga liquidata con un’alzata di spalle.

Ambientati nel Nord dell’Irlanda, i racconti di Sono ancora tutti qui dialogano tra loro attraverso immagini e ossessioni che ritornano, rivelando poco alla volta connessioni profonde. Storie di madri e padri, figli e sorelle, o semplici sconosciuti in cui il passato continua a cercare spazio nel presente: negli oggetti, nei corpi, nelle parole taciute.

Con una prosa precisa e tagliente, di rara intensità, Liadan Ní Chuinn esplora le conseguenze che i conflitti lasciano anche molti anni dopo la loro fine nelle vite di chi non li ha mai vissuti.

Autore: Salvatore Cannavò
Casa editrice: Edizioni Alegre
Pagine: 304
Prezzo: 18,00€

Nella storia del movimento operaio l’associazionismo e la cooperazione occupano un ruolo laterale. La ricostruzione storica privilegia infatti lo sviluppo degli eventi-chiave, come la Rivoluzione del 1917, i grandi personaggi, i partiti, i sindacati. La tradizione dell’associazionismo operaio, del resto, fu schiacciata da una concezione centralista e pianificatrice del comunismo che finì per prevalere su quella basata sui soviet e la democrazia diretta.

Attingendo a una larga e poco nota documentazione, Salvatore Cannavò va alla ricerca di questa tradizione nascosta, mettendo sotto i riflettori la rivoluzione dimenticata del 1848. Se la rivoluzione francese del 1789 fu puramente politica, quella del 1848 fu infatti sia politica che sociale. Un’esperienza che si tradusse nella creazione della Commissione Luxembourg (dal palazzo che la ospitava), vera e propria assemblea di delegati operai che prefigurava i consigli delle rivoluzioni novecentesche. Lo stesso Marx, definendola una “sinagoga socialista”, vi colse il nocciolo dell’auto-emancipazione delle classi lavoratrici che troverà un primo compimento nella Comune di Parigi.

Quest’esperienza associativa degli albori del movimento operaio si misurò in termini originali con il tema della libertà, cosa che invece le grandi rivoluzioni socialiste non si sono poste in termini adeguati. Recuperare questa tradizione offre soluzioni all’attuale crisi della politica, attraverso la centralità della partecipazione dei soggetti in carne e ossa. Permettendo di immaginare il futuro dell’idea di rivoluzione e una nuova concezione del socialismo.

Autrice: Eliza Barry Callahan
Casa editrice: Cantoni
Pagine: 168
Prezzo: 25,00€

Una mattina Eliza Barry Callahan si sveglia con un fastidioso e persistente fischio all’orecchio destro, da quel momento inizia per lei un calvario di un anno. Una perdita dell’udito improvvisa e senza una causa scatenante, un terremoto che sconvolge la sua vita.

Trent’anni, un lavoro nel mondo dell’audiovisivo, con specializzazione proprio nel reparto sonoro e un monolocale a New York che divide con il suo cane. Questa la situazione esistenziale che viene sconvolta dalla graduale perdita di suono di tutto ciò che la circonda, imprigionandola nei suoi pensieri.

Una prima persona singolare nitida e potente che costruisce un immaginario identitario attraverso le parole e la loro graduale assenza.

I viaggi, gli incontri e soprattutto le persone intorno a lei diventano i veri protagonisti, in un esordio alla scrittura che ha portato la critica internazionale a paragonare Callahan alla Rachel Cusk della trilogia di Resoconto. Una nuova grande voce della letteratura statunitense per la prima volta tradotta in italiano.

Autrice: Sheila Armstrong
Casa editrice: SUR
Pagine: 217
Prezzo: 18,00€

Un paesino affacciato sull’oceano, la misteriosa morte di uno sconosciuto. Un romanzo delicato e potente sui fili che ci legano oltre i confini geografici.

All’alba di un mattino d’estate, fra gli scogli e le dune di una piccola baia della costa occidentale dell’Irlanda, viene ritrovato il corpo senza vita di un uomo. Non mostra segni di violenza, non ha addosso i documenti. Chi è, e cosa ci fa lì?

In queste pagine seguiamo le storie delle persone che in diversi modi, più o meno casuali, hanno attraversato o sfiorato la vita dello sconosciuto, e su cui la sua morte si riverbera; un viaggio che comincia fra gli abitanti del paesino affacciato sulla baia, ma prosegue, attraverso gli oceani, collegando esistenze lontanissime fra loro. Quelle di poliziotti, preti, netturbini e marinai, pescatori e artiste, operai subacquei, migranti, proprietari di bar: persone che non si sono mai allontanate da quel remoto angolo di mondo, o che vi sono imprevedibilmente finite.

Sheila Armstrong ha scritto un romanzo dal respiro vasto e lirico ma al tempo stesso attento ai piccoli dettagli del quotidiano, capace di raccontare le sfumature dei sentimenti quanto le reti dell’economia globale; un’indagine su una morte misteriosa diventa una suggestiva sinfonia sulle mille strade che può percorrere la vita umana.

Autrice: Mariana Enriquez
Casa editrice: Marsilio
Pagine: 272
Prezzo: 18,00€

Nella Buenos Aires sordida e vibrante degli anni Novanta, tre adolescenti si incontrano: Facundo, un giovane bellissimo che è diventato ricco prostituendosi e vive con un gatto nero di nome Lord Byron; Narval, un ragazzo perseguitato da esseri oscuri e allucinazioni macabre; Carolina, una ragazza instabile che abita un quotidiano fatto di droga e autodistruzione.

Scritto da Mariana Enriquez quando aveva diciannove anni, Il peggio arriva dopo è diventato un libro di culto. Leggerlo oggi significa non solo accedere alle origini della prosa potente e perturbante di Enriquez, ritrovando molti dei temi che daranno forma al suo universo letterario, ma anche scoprire un’opera di incredibile modernità: un romanzo di vampiri senza i vampiri, un romanzo gotico senza castelli infestati, una ballata sulfurea in cui gli echi dei poeti del male si mescolano a una colonna sonora rock. Soprattutto, una tenebrosa e affascinante storia di ragazzi ritratti come angeli caduti. Una storia che intreccia morte e incanto, disperazione e desiderio.

Autore: José Donoso
Casa editrice: Gramma Feltrinelli
Pagine: 672
Prezzo: 25,00€

Pubblicato per la prima volta nel 1970, L’osceno uccello della notte di José Donoso è unanimemente considerato uno dei libri fondamentali della letteratura occidentale, l’opera che, allontanandosi dal realismo magico, ha contribuito, secondo Vargas Llosa, “in modo decisivo alla modernizzazione della tradizione latinoamericana”. Apparso in Italia nel 1973, nel trentesimo della morte di Donoso, viene riproposto in una nuova traduzione che ne restituisce appieno la forza immaginativa e la maestria della lingua.

È la storia di don Jerónimo de Azcoitía, gentiluomo cileno che ha vissuto in gioventù a Parigi, è stato candidato conservatore al parlamento, ha sposato la bella, adorabile Inés, con la quale ha condiviso la difficoltà ad avere figli e poi la sventura della tanto attesa venuta al mondo del primogenito: un bambino nato con una deformità mostruosa.

Subito dopo il parto, Inés provvede a uscire di scena. Va a Roma e poi in un sanatorio svizzero. Don Jerónimo de Azcoitía decide allora di proteggere e sottrarre Boy, il figlio, alla derisione e alla crudeltà altrui, costruendo per lui un mondo separato all’interno della Rinconada, la tenuta di famiglia, in cui la “mostruosità” sia la norma anziché l’eccezione. Affida così al suo segretario Humberto il compito di popolare quel mondo di creature altrettanto mostruose, di modo che Boy sappia che non esiste altro mondo che non sia quello in cui lui vive, e altre fattezze che non siano quelle sue e delle creature che lo circondano. I confini e i recinti, tuttavia, si sa, prima o poi crollano o non resistono alla tentazione di essere oltrepassati. E così accade al mondo creato da don Jerónimo de Azcoitía e custodito da Humberto, detto il Mudito.

Raccontato attraverso voci che si trasformano e si moltiplicano, in una costante sovrapposizione di realtà e immaginazione, L’osceno uccello della notte è una delle più potenti opere della letteratura del Novecento in cui il tema del rapporto tra il potere e l’identità, tra il limite e la trasgressione, tra la norma e l’eccezione trova uno dei suoi più riusciti esiti letterari.

Autrice: Helen Garner
Casa editrice: nottetempo
Pagine: 312
Prezzo: 20,00€

Australia, 2005. È la sera della Festa del Papà e Robert Farquharson sta riportando i tre figli a casa dell’ex moglie Cindy quando l’auto esce di strada finendo dentro un laghetto artificiale. Farquharson sopravvive all’incidente, ma i bambini – di dieci, sette e due anni – annegano. A fargli perdere il controllo del volante è stato un accesso di tosse, sostiene l’uomo, eppure i sospetti non mancano. Si è trattato di una tragica disgrazia o di un terribile atto di vendetta dopo un matrimonio fallito? Il processo che ne segue catturerà le attenzioni ossessive di tutto il paese: una macabra sfilata di testimoni, dai famigliari delle vittime allo stesso imputato, ognuno costretto a rivivere l’impensabile per un pubblico di milioni di persone.

In Dove abita il dolore, Helen Garner ricostruisce la storia sconvolgente di questo caso mediatico, dallo schianto al verdetto finale. Un prisma di prospettive diverse, compresa la sua in quanto membro dell’uditorio, tramite cui fotografa il rigore ma anche la spettacolarizzazione del sistema giudiziario australiano. Ne emerge un ritratto ricco e complesso: quello di un uomo e della sua vita spezzata, di una comunità devastata dalla tragedia, e del lungo e tortuoso cammino verso la parola “fine”.

Garner, grande romanziera ma anche giornalista formidabile, rielabora qui la lezione di maestri come Truman Capote e Janet Malcolm, con un’onestà che non si traduce mai in disprezzo dei suoi soggetti imperfetti.

Autrice: Caitríona Lally
Casa editrice: Safarà
Pagine: 304
Prezzo: 21,00€

L’eccentrica fiaba della Dublino contemporanea vincitrice del Rooney Prize for Literature

Vivian, orfana e disoccupata, vive a Dublino Nord, nella casa della prozia Maud recentemente scomparsa, e affronta la vita con audacia e con un’intelligenza acuta e singolare, che si tratti di mangiare esclusivamente cibo blu, augurare buon Natale ad aprile o pubblicare un annuncio per cercare un’amica di nome Penelope. Tuttavia, malgrado il suo fascino eroico e la sua innegabile logica, il mondo non sembra sintonizzato sulle sue frequenze. Ogni tentativo di stabilire un legame sembra infatti votato all’incomprensione e Vivian è certa di conoscere il perché: lei è una changeling, una creatura magica figlia del Piccolo Popolo. Per rimettere a posto le cose, tutto quello che deve fare è trovare il portale che la riporterà nel mondo incantato a cui appartiene di diritto. Ma l’impresa non si rivelerà semplice, e Vivian trascinerà le lettrici e i lettori in un viaggio alla ricerca di quei «luoghi intangibili» che separano i nostri mondi.

Una fiaba moderna densa di riferimenti letterari, folklore irlandese e umanità: un’ode all’immaginazione e all’alterità che alberga irriducibile in ognuno di noi.

L’avvenire è dei curiosi di professione

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