Autrice: Sara Ahmed
Casa editrice: Sara Ahmed
Pagine: 408
Prezzo: 22,00€

Denunciare è un atto intimo e pericoloso. Che si tratti di segnalare il razzismo sul lavoro o le molestie sessuali all’università, presentare una denuncia a un’istituzione può significare esporsi, essere isolate, trasformarsi in un problema, mentre l’ingiustizia originaria resta.

Cosa succede quando una persona dice NO, segnala un abuso, rifiuta di stare zitta? In questo saggio, che è insieme analisi politica e chiamata all’azione, Sara Ahmed esamina con precisione feroce l’anatomia di una denuncia – le istituzioni creano ambienti ostili, stigmatizzano chi parla – e traccia un percorso per imparare ad ascoltare le lamentele con “orecchie femministe”, cercando di affrontare le radici profonde della disuguaglianza.

Attraverso testimonianze ed esperienze diverse, Ahmed ci mostra con lucidità e forza i modi in cui le istituzioni esercitano il loro potere, ma soprattutto che denunciare non è un atto individuale: è una maniera per costruire solidarietà, creare legami e immaginare ambienti migliori, insieme.

Autrice: Laura Chivite
Casa editrice: La Nuova Frontiera
Pagine: 192
Prezzo: 17,50

Dopo anni di silenzio, la protagonista di questa storia incontra per caso la zia Lidia in un bar di Madrid. Riaffiorano così i ricordi dei due anni trascorsi insieme e di un legame intensissimo, nato quando, adolescente inquieta e insofferente alla propria famiglia, aveva scelto di andare a vivere con lei nel suo appartamento di Pamplona, scoprendo un modo totalmente nuovo di abitare il mondo.
Lidia è una donna eccentrica, irresistibile, affetta da quella che lei stessa chiama “telecinesi malinconica”, un superpotere che la porta a spostare gli oggetti con la mente ogni volta che è sopraffatta da una tristezza profonda. È circondata da una famiglia di personaggi memorabili: la madre Refugio – nonna della narratrice –, la cui demenza senile si manifesta in insulti senza filtri; la sorella con cui non si parla da anni; i quattro fratelli e le amiche di sempre. E poi ci sono le capre. Lidia ha inventato un gioco narrativo – le avventure dell’insolente capra Juana – in cui le capre diventano specchio ironico e tenerissimo della confusione, del desiderio e della fame di vita che accompagnano ogni passaggio verso l’età adulta.

La rivolta delle capre è un romanzo magnetico sul disincanto, sui miti che cadono e sui legami familiari che resistono nonostante tutto.

Autrice: Nora Ephron
Casa editrice: SUR
Pagine: 277
Prezzo: 20,00€

Per la prima volta in italiano, un libro di culto sul femminismo: ironico, pungente – e ancora attualissimo.

A cinquant’anni dalla sua pubblicazione negli Stati Uniti, dove fu un best seller, arriva per la prima volta in Italia questa formidabile raccolta di saggi di Nora Ephron – giornalista, romanziera e sceneggiatrice fra le più brillanti del suo tempo – che si legge come un vivacissimo ritratto in presa diretta del movimento femminista americano degli anni Settanta.

Crazy Salad nasce nel pieno della cosiddetta «seconda ondata» del femminismo, in un’epoca segnata da dibattiti accesi su diritti civili, libertà sessuale, lavoro femminile e rappresentazione delle donne nei media, e contiene articoli scritti da Ephron per Esquire, New York e Rolling Stone: riviste in cui si è affermata per lo sguardo ironico, personale e intelligentemente critico sulla società.

Che racconti le sedute dei gruppi di autocoscienza femministi o analizzi le campagne di marketing dei deodoranti intimi, che scriva reportage dalla convention del Partito Democratico o da una gara di cucina, che renda omaggio alla sua eroina Dorothy Parker o recensisca Gola profonda, Ephron alterna autobiografia, giornalismo e osservazione culturale, affrontando temi come identità femminile, cultura pop, costume, politica e relazioni. Il risultato è un libro ancora sorprendentemente attuale, capace di parlare al presente con leggerezza e profondità insieme.

Autrice: Claudia Durastanti
Casa editrice: La nave di Teseo
Pagine: 192
Prezzo: 16,00€

Piero della Francesca, le scarpe di Amy Winehouse, la letteratura femminile sotto il fascismo, Cesare Pavese, Lolita e una casa in provincia di Messina.

Nella prima raccolta di saggi di Claudia Durastanti, tutte queste storie hanno un colore in comune: il rosa. Colore femminile e violento assieme, il rosa diventa il principio di una ricerca che anima l’autrice come un’archeologa del presente. Perché se è vero che la narrativa può partire da alcune esperienze del vissuto, è altrettanto vero che la saggistica offre alla vita uno spazio di riflessione che può farsi immaginazione.

Dopo le sue incursioni nell’autofiction e nel romanzo di genere, con Falsi amici Claudia Durastanti porta la sua scrittura intima e analitica nel territorio del saggio narrativo, per indagare argomenti e ispirazioni solo apparentemente eclettici. Il rosa di Falsi amici è un filtro cromatico dalla dolcezza ingannevole, il senso profondo di un manifesto che interroga l’attualità, la politica e il corpo, ma è anche un’avventura del pensiero, in cui l’autrice riflette sul proprio ruolo intellettuale, sul rapporto col maschile e sulla maternità, attraverso una felice apertura all’imprevisto e all’imprevedibilità. Nella scrittura come nella vita.

Autrice: Grazia Deledda
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 516
Prezzo: 14,00€

Una giovane donna uccide il suo amante per gelosia: si apre così questa raccolta di cinquantadue novelle selezionate fra le oltre trecento che Grazia Deledda scrisse nel corso della vita. Episodi angosciosi, crudeli e perturbanti dialogano con l’emotività e la psicologia di donne comuni che cercano spazio in una realtà maschile. Contadini e pastori convivono con filatrici, donne ritratte nella vita domestica e personaggi immaginari, talvolta grotteschi, tratti dalla memoria e dagli archetipi isolani. Ci sono storie di magie e miracoli, episodi soprannaturali abitati dalle janas, le fate del folklore. Gli animali – il cinghiale, la martora, la cerbiatta – rivelano sentimenti che uomini e donne non riescono a esprimere. E poi i paesaggi: la Sardegna della memoria e i luoghi della maturità, il Po, l’Adriatico, Roma. Ne nasce un universo poetico che unisce memoria personale, tradizione e contemporaneità.

“Scriverò sempre male” confida l’autrice nuorese ad Antonio Scano. Eppure, quella lingua imparata sui libri ha dato vita a una delle opere narrative più vaste e originali del Novecento italiano.

Autore: Vincenzo Latronico
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 248
Prezzo: 19,50€

Due trentenni si incontrano, si innamorano, e in quello slancio decidono di inseguire un sogno: cambiare vita, lasciare la città per trasferirsi in un villaggio di campagna. La loro ricerca li porta in Francia, poi sulle coste del mar Baltico, dove ristruttureranno una splendida casa in rovina e insieme le loro vite. O almeno ci proveranno, gettando il cuore oltre l’ostacolo con l’ottimismo e l’energia di un amore appena nato. Ma questa storia ha un’altra versione: due trentenni si sentono alla deriva, in città troppo care, facendo lavori per cui non provano piú la passione di un tempo. Sono in cerca di una via d’uscita e la trovano l’uno nell’altra, e in una fantasia campestre nata dalle ore passate sui social e sui siti di annunci immobiliari, a vagheggiare casolari in pietra e campi di grano. Piú che un sogno, inseguono una follia a due; e ciò che li aspetta – mezze truffe, ripensamenti improvvisi e imprevisti prevedibilissimi – è anche una parabola graffiante sul fatto che chi getta il cuore oltre l’ostacolo deve essere certo di avere buona mira.
Una splendida rovina racconta entrambe queste storie, ma anche la nostra impossibilità di distinguere fra le due. Stiamo inseguendo davvero un sogno o si tratta di una chimera? Stiamo correndo verso qualcosa o ne stiamo scappando?

Con una scrittura vibratile ed esatta, magnetica, Vincenzo Latronico scandaglia le speranze, le disillusioni e la voglia di fuga che da sempre accompagnano l’ingresso nell’età adulta. Col passare del tempo, quell’idea di futuro diventerà sempre piú una chimera. La domanda è se lo fosse dall’inizio, e se provarci valesse comunque la pena.

Autor*: Raffaella Ulgheri
Casa editrice: effequ
Pagine: 296
Prezzo: 18,00€

Finalista al Premio Calvino, un romanzo corale e perturbante sul potere del giudizio

Nel 1968, in un paese dell’entroterra sardo, la morte improvvisa del sindaco rompe un equilibrio che sembrava immobile. Poco dopo scompare anche il vicesindaco, e i commissari inviati dalla prefettura finiscono a loro volta dentro un disegno oscuro. A indagare allora arriva il pubblico ministero del Tribunale di Sassari, ma prove, testimonianze e supposizioni sembrano contraddirsi di continuo. Intorno all’indagine ufficiale si muove un’altra verità, fatta di silenzi, rapporti di potere, rancori familiari, tensioni separatiste e giudizi che il paese formula prima ancora della legge. In una Sardegna concreta eppure oscura, divisa tra Stato e comunità, case e istituzioni, paura e desiderio di autonomia, prende forma un giallo corale in cui il reale si incrina appena, e la colpa diventa la lingua segreta di un’intera comunità.

Autor*: Moira Millán
Casa editrice: Tangerin
Pagine: 168
Prezzo: 15,00€

Dai saperi collettivi dei mapuche e dei popoli nativi del Sudamerica nasce la riflessione di Moira Millán sugli strumenti mortiferi di capitalismo, colonialismo, patriarcato e specismo, insieme causa di estrattivismo, militarizzazione dei territori, uccisioni, criminalizzazione del dissenso e spoliazione. È il terricidio, categoria da lei coniata dietro cui non vi è la mera descrizione del tragico esistente ma l’analisi di un progetto storico, radicato nel colonialismo da cui il capitalismo trae origine, che colpisce i luoghi e le popolazioni, gli animali e la vegetazione che li abitano.
Il terricidio è genocidio: annientamento di popoli; ecocidio: devastazione dell’ambiente; epistemicidio: azzeramento di culture, lingue e forme comunitarie; femminicidio: asservimento del corpo delle donne a relazioni di potere. A essere artefice del terricidio è solo una parte dell’umanità: la minoranza che violentemente accentra su di sé il potere politico ed economico per spogliare terre e comunità sfruttandole a scopo di profitto.

Vi si oppongono i popoli tellurici, radicati nella terra, coi loro saperi ancestrali e le lotte per recuperare i territori sottratti da governi complici e potenze straniere a vantaggio delle multinazionali occidentali che ne depredano le risorse lasciando devastazione, miseria e inquinamento. Che praticano forme di organizzazione della vita opposte a quelle espropriative, con cui difendono l’acqua e la terra, in simbiosi con piante e animali, preservando l’umanità e le sue tradizioni immateriali.

Per organizzarsi in difesa della Terra e i suoi abitanti è necessario dare un nome alla guerra contro il pianeta e recuperare la visione alternativa del mondo dei popoli tellurici, rivendicandone la potenza politica, lottando per porre fine al terricidio.

Autor*: Rodolphe Christin
Casa editrice: elèuthera
Pagine: 144
Prezzo: 15,00€

È ancora possibile dirci viaggiatori? Lo sarà mai più in futuro? O l’efficienza della mobilità contemporanea, l’onnipresenza della comunicazione, la capillarità del mercato globale ci hanno definitivamente trasformati in turisti, ovvero clienti e consumatori di quest’enorme industria che ci vende la bellezza del mondo?

Se si è passati in poco tempo dall’uso del mondo all’usura del mondo, è perché la massificazione del desiderio turistico, camuffata da libertà di movimento, è avvenuta all’interno di una logica industriale che ha distrutto la dimensione simbolica del viaggio, trasformandolo in una «fuga d’evasione» da fare in tempi e luoghi deputati, e soprattutto passando sempre alla cassa.

Ponendosi al servizio del consumo mondiale, il turismo è diventato, insieme alla televisione, agli antidepressivi e al calcio, uno dei più potenti anestetici che la società contemporanea elargisce ai suoi logorati cittadini, immersi in una ipermobilità che dà la misura della loro insoddisfazione. Eppure, nonostante la standardizzazione dei desideri e il saccheggio ambientale, il turismo mantiene intatto il suo potere incantatore. Forse perché il turista, lontano dal suo territorio originario, che ormai non conosce più, nutre la confusa speranza di trovare altrove ciò che gli manca a casa: una vita conviviale in un territorio ancora carico di senso. Senza accorgersi però che con la sua stessa presenza distrugge ciò che è venuto a cercare.

Autor*: Luca Celada
Casa editrice:
Pagine: 80
Prezzo: 12,00€

Il deserto americano fa parte del nostro immaginario, grazie a film e narrazioni letterarie, ma in realtà è un dispositivo politico prima ancora che un paesaggio: spazio di conquista, di sfruttamento e di rimozione. Non è mai stato vuoto e non lo è tuttora. È abitato da corpi spesso marginalizzati, da vite sospese e segnato da una lunga storia di guerra sociale.

Luca Celada attraversa questi territori dove confini arbitrari sono diventati infrastrutture di controllo come il famoso muro tra Messico e Stati Uniti: una barriera d’acciaio che costringe i campesinos messicani a viaggi estenuanti e attese infinite per passare ogni giorno la frontiera e lavorare in campi statunitensi dai quali possono vedere la propria casa.

Se un tempo questi territori hanno scatenato la corsa all’oro, oggi, nel deserto, il vero conflitto si basa sull’acqua: privatizzata e resa strumento di potere.

Aridoamerica segue questa frattura, su una linea di confine che continua a produrre paura, clandestinità e morte, in luoghi attraversati da carovane patriottiche, costellati da città prefabbricate e accampamenti di migranti. In questa terra di passaggio ogni attraversamento è un atto politico.

L’avvenire è dei curiosi di professione

Vieni a trovarci:
Firenze – via di Camaldoli, 10r
a due passi da Piazza Tasso
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