Donne senza uomini

Autrice: Shahrnush Parsipur
Casa editrice: Tulemond
Pagine: 136
Prezzo: 16,50€

Cinque donne iraniane sono mosse da un impulso interiore che le porta a rifiutare l’immobilità delle situazioni a cui sono sempre state ancorate. I loro percorsi, inizialmente distanti tra loro, sono destinati a incrociarsi per la creazione di una libertà condivisa, possibile quanto irrealizzabile.
La condizione storico-sociale dell’Iran degli anni Cinquanta fa da sfondo a un romanzo in forte continuità con la poesia, con l’universalità del femminile e con l’immaginario dell’antica cultura persiana.

Donne senza uomini è un romanzo che si legge rapidamente ma – o forse proprio per questo – rimane a lungo impresso nella memoria. Rimangono impresse le immagini di una lingua poetica che affonda le radici nell’antica cultura persiana e che, attraverso il tempo e lo spazio, raggiunge il punto più profondo e vero dell’universale femminile.

I percorsi delle protagoniste creano un intreccio, un movimento continuo, interrotto e poi ripreso, verso un futuro che ognuna di loro immagina, ma di cui è incerto il realizzarsi: Mahdokht resterà ancorata o si sposterà, trasportata dal vento? Fa’ize sopravviverà alla vergogna? Munes reggerà il peso della conoscenza? Farrokhlaqa creerà uno spazio per la sua libertà? Zarrinkolah afferrerà mai il frutto della sua esistenza?

Le immagini e la poesia presenti nel romanzo si ritrovano anche nell’adattamento filmico di Shirin Neshat, che nel 2009 ha vinto il Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia. Come spesso accade il film e il libro prendono strade diverse: la pellicola mette in risalto la dimensione politica – sono infatti i giorni del Colpo di Stato del 1953 a Teheran – mentre nel testo viene privilegiata l’esplorazione dell’intimo e del privato delle cinque donne.

Shahrnush Parsipur, nata a Teheran nel 1946, si laurea in Sociologia nel 1973. Fin da giovane si dedica alla scrittura, pubblicando diversi romanzi e racconti nel periodo che precede la Rivoluzione del 1979. Tuttavia, è alla fine degli anni Ottanta che cattura l’attenzione dei circoli letterari iraniani. Incarcerata più volte a causa delle sue posizioni politiche e dei suoi scritti, si trasferisce negli Stati Uniti. Nel 1993, riceve il Premio Hellman-Hammett per il coraggio nella lotta contro la violazione dei diritti umani in Iran.

Ne abbiamo parlato insieme lunedì 17 novembre, QUI trovi il resoconto dell’incontro

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