Gli ornitorinchi leggono Emma
Come da tradizione, il primo libro dell’anno del nostro gruppo di lettura vuole omaggiare un autore o un’autrice a scelta delle libraie. Trattandosi di un anniversario importante, che vede un’Inghilterra in festa già da inizio anno, abbiamo deciso anche noi di celebrare Jane Austen, che quest’anno a dicembre avrebbe compiuto la bellezza di 250 anni.
Tra i pochi preziosi romanzi che ha pubblicato, vi abbiamo chiesto di votarne uno, e la scelta è inaspettatamente ricaduta su Emma, il suo libro che esce leggermente dal coro (nonché uno dei più lunghi). E com’è andata questa lettura, che per alcunə è stato un primissimo approccio all’autrice?
Ecco.
Ehm – ehm.
Non benissimo.
Ma neppure malissimo, sia messo agli atti.
Diciamo che ci sono stati meno feriti del previsto, se pensate che anche tra le più accanite Janeites c’è stato un leggero scontento.
Le lamentele principali avevano a che fare con la noia, la lunghezza del libro, l’inconsistenza della trama (praticamente assente), la frivolezza delle questioni discusse, il classismo insopportabile.
Per quasi tuttə è stato difficile vincere il tedio e appassionarsi alla storia – che in audiolibro sembra sia stata più affrontabile.
MA (sì, c’è un ma – perché chi partecipa sa bene che pochissime discussioni del gruppo si sono risolte senza obiezioni). A prescindere dai gusti personali, per cui rispettiamo chiaramente tuttə coloro che hanno sofferto leggendolo, sono state fatte considerazioni fondamentali:
prima di tutto che Jane Austen scrive divinamente, con dialoghi magistrali che perfettamente si addicono a ciascun personaggio, e su questo nessuna opposizione è ammissibile. In secondo luogo, non dobbiamo dimenticare che la chiave di lettura di ogni suo romanzo è l’ironia; soffermarsi al chiacchiericcio e alle storielle di paese vuol dire non cogliere la critica sociale, la descrizione fine e accurata di un mondo borghese (a cui Austen stessa apparteneva) di cui pochi altri sapevano scrivere con altrettanta attenzione, sovrapponendo così tanti possibili strati di interpretazione. E, come giustamente ha fatto notare qualcunə, quelle che abbiamo considerato senza indugio come frivole e superficiali, non potrebbero essere le stesse dinamiche che troviamo oggi in molte situazioni di provincia? O nei libri di Sally Rooney? La complessità di un personaggio come quello di Emma, che da viziata eppur brillante com’è sempre stata scopre di dover mettere un freno ai suoi viaggi mentali e ai suoi tentativi di manipolazione a causa delle innumerevoli figuracce che sta collezionando, non potrebbe essere traslabile su ciascunə di noi, se pensiamo alle fantasie in cui ci siamo crogiolati durante l’adolescenza, ai malintesi, a cose che abbiamo detto quando avremmo dovuto tacere?
Non è forse all’avanguardia una Jane Austen che descrive come gli uomini non sappiano gestire l’intelligenza femminile?
Ed infine, come ci ricorda la traduttrice Anna Luisa Zazo nella prefazione all’edizione Mondadori: siamo sicure che questo sia un romanzo rosa con il lieto fine? È quello che la scrittrice si augurava davvero per Emma, o forse è come doveva finire, perché è ciò che la società richiede?
È con tutte queste domande che abbiamo alimentato la discussione, che dal campo di battaglia che si prefiggeva di essere si è trasformata in una riunione pacifica in cui abbiamo bevuto il tè e conversato senza offenderci, in perfetto stile inglese.
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Messi da parte minestrine e calesse-landò, comincia ora ufficialmente il percorso del nostro gruppo di lettura tra le piccole e medie case editrici indipendenti:
Questo mese è dedicato alla scoperta di Tulemond, che ci porterà in Iran con Donne senza uomini di Shahrnush Parsipur. Ne parliamo insieme lunedì 17 novembre, sempre qui alle 19:00



