Gli ornitorinchi leggono letteratura britannica e votano un graphic novel

Poteva un libriccino di appena 90 pagine destare una delle discussioni più lunghe del nostro gruppo di lettura? Ha potuto.

A dispetto della brevità (che molte persone hanno accusato, chi in maniera più risentita, chi per il semplice desiderio di prolungare il piacere), Claire Keegan ha dimostrato di essere una scrittrice d’eccellenza, condensando nel suo Piccole cose da nulla la parabola dell’uomo buono, la storia della società irlandese del Novecento, il dilemma universale della lotta di classe e una critica tagliente alla Chiesa cristiana. Tutto in un unico racconto lungo, in cui non sembra accadere quasi nulla, in un tempo ovattato e sospeso alla vigilia del Natale 1985.
Quasi nulla. Solo piccole cose.

Bill Furlong è un uomo semplice, buono – per quel che hanno ritenuto alcun* forse troppo, che si affaccia per caso e solo di sfuggita alla terribile realtà delle Magdalene Laundries, istituti gestiti dalla Chiesa in cui per due secoli sono state rinchiuse e torturate migliaia di donne (per prostituzione, perché abusate, orfane, rimaste incinta fuori dal matrimonio, per sfortuna), costrette a lavorare gratuitamente, spesso fino alla morte. Ma questi istituti non vengono neppure nominati, sono informazioni che possiamo recuperare ora a latere, vogliamo che siano il centro del racconto ma il vero fulcro, a detta della stessa autrice, è solo questo: è la storia di un uomo che sceglie di fare la cosa giusta.

È il racconto di un uomo che deve capire come allineare le sue azioni ai suoi valori, in una realtà che spesso rende questa decisione molto difficile. Aiutare gli altri è qualcosa che possiamo permetterci? Ha senso essere vivi, se non ci aiutiamo l’uno con l’altro? Quali saranno le conseguenze di questa scelta? Sono conseguenze che ricadranno anche su chi abbiamo vicino? Chi detiene realmente il potere su queste conseguenze?

Con uno stile narrativo impeccabile, molto sensoriale, preciso, oseremmo dire perfetto, in cui non c’è un singolo aggettivo fuori posto, in cui ogni parola è scelta con estrema cura, Claire Keegan è riuscita a porci tutte queste domande, a fotografare quello che potrebbe sembrare solo un piccolo spaccato di realtà, e invece contiene ogni cosa.

Nella varietà del mondo che ci piace e che auspichiamo, ci sono state anche un paio di voci fuori dal coro, che hanno decretato il libro troppo breve, inutile, facilmente dimenticabile, hanno ritenuto il protagonista troppo piatto e poco credibile nel suo non avere difetti, avrebbero voluto che l’autrice si addentrasse molto di più nella storia di questi istituti e delle ragazze al loro interno. Crediamo però che una delle lezioni più importanti ce l’abbia lasciata l’intervento del nostro irlandese di fiducia, che tanto aveva premuto perché leggessimo questo libro (e che ora ringraziamo, di cuore): questo è un libro fatto di dettagli, di immagini, che non è stato scritto per forza per noi. Quello che noi non abbiamo capito, colto, o che non sappiamo, non vale ad esempio per un pubblico irlandese, che nel nome di un quotidiano ha potuto intuire una direzione politica, o nel gesto di non prendere la comunione un atto di protesta molto più concreto di quel che possiamo immaginare.

Quanta realtà, quanti strati di profondità ci possono essere, in piccole cose da nulla.

(E quanto riusciamo a tirare fuori, in un paio d’ore di gruppo di lettura, vorremmo aggiungere)

Detto ciò, è seguita la presentazione delle proposte – con annessa votazione – per il graphic novel di cui parleremo insieme a marzo. Una lista che ha compreso talenti emergenti, grandi classici e testi più impegnati, per vedere infine assegnata la vittoria con un solo punticino di scarto sul secondo a Transformer di Nicoz Balboa. Se volete comunque attingere ad una preziosissima lista di suggerimenti per approfondire il mondo del romanzo grafico, ecco tutti i libri che sono stati in lizza:

Tra gli extra, ovvero consigli arrivati fuori tempo massimo:

Ci vediamo lunedì 17 febbraio per parlare di Donna con libro, l’autobiografia di Bianca Pitzorno, e per lasciarci sorprendere come sempre.

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