Gli ornitorinchi leggono letteratura italiana e consigliano letteratura portoghese

È raro nel 2024 trovare così tante persone riunite intorno alla figura di Grazia Deledda. Eppure è successo, e se è successo è anche merito di Gerardo Masuccio e di Utopia Editore, che ne sta pian piano ripubblicando l’opera completa. Un merito che non sta nella mera operazione di riedizione, ma, come ha dimostrato anche ieri, nel riconoscere e diffondere con grande sensibilità quella che è grande letteratura, la letteratura che trascende il tempo e lo spazio, quella che ci rende tuttə ugualə. La prova sta nello stupore con cui abbiamo tuttə accolto questa autrice Premio Nobel con cui nessunə di noi si era realmente confrontatə prima, se non costrettə durante gli studi; uno stupore positivo per una scrittura che è stata capace di coinvolgerci, catturarci, emozionarci, a tratti anche annoiarci ma senza mai mollare davvero la presa.

Nessun commento negativo, quindi: per qualcunə Cenere è stato addirittura il libro più bello affrontato quest’anno con il gruppo di lettura, qualcunə altro forse non si espone a questi livelli, ma facciamo tuttə fronte comune nel fastidio che ci ha suscitato Ananìa (che a tratti diventa rabbia, per poi trasformarsi in sconsolata comprensione), nella catarsi di un finale inaspettato, nel ringraziare all’unanimità l’evoluzione di una società che ora ci permette di fare psicoterapia. Pur essendo stato scritto oltre un secolo fa, è sorprendente e commovente constatare con quanta precisione la Deledda abbia descritto la sindrome dell’abbandono, i sentimenti che ne conseguono, l’ineluttabilità dei sentimenti che ci legano alle persone che sono state care, a prescindere dal male che possono averci fatto. Il tutto sullo sfondo di una Sardegna dei primi del Novecento, rurale, sporca, fitta di personaggi così grotteschi da provocare compassione e simpatia, tra brughiere e paesaggi evocativi degni della nostra amata Emily Brontë (quel nostra è un plurale maiestatis per cui non accettiamo obiezioni).

Per qualcunə è stato amore, per altrə forse meno, ma nell’insieme abbiamo scoperto in Grazia Deledda un’insospettabile amica e in Utopia la riconferma della cura e della qualità di ogni loro edizione.

Le prossime tappe di GOL – Gli ornitorinchi leggono ci porteranno prima in Russia, con Il rumore del tempo di Julian Barnes (di cui parleremo lunedì 15 aprile) e a seguire in Portogallo, scontrandoci con la difficoltà di trovare autori e autrici tradotte in italiano. Prima di ragguagliarvi sul titolo vincitore, ci lanciamo quindi in un appello sentito: case editrici di tutta Italia, per favore, portateci un po’ di letteratura portoghese [nello specifico ripubblicate “Le nuove lettere portoghesi” delle Tre Marie, di grazia! – ndr].

Siamo comunque felici che abbia vinto un grande classico, uno degli autori più grandi che abbia mai toccato non solo il suolo portoghese ma della Terra tutta: Josè Saramago, di cui leggeremo Le intermittenze della morte. Nonostante siano pochi i titoli tradotti, la lista delle proposte contendenti è una lista di tutto rispetto da cui vi invitiamo a prendere spunto: