Gli ornitorinchi leggono letteratura spagnola e votano un classico
Avete presente le estenuanti parafrasi delle poesie con cui ci hanno torturato a scuola per anni? Non so voi, ma qui ci siamo spesso chieste se tutti quei sottintesi, rimandi, livelli di significato stratificati non fossero qualcosa di nostra immaginazione e costruzione, più che una reale intenzione celata del poeta.
Qualcosa di molto simile è successo ieri sera, quando con il gruppo di lettura abbiamo parlato di Uomini nudi di Alicia Gimenez-Bartelett, il cui unico pregio è quello di essere scorrevole. Il romanzo delle occasioni mancate, superficiale sebbene prometta di mettersi nudo, con personaggi irritanti e stereotipati – che non sarebbe un problema, se solo l’autrice ne esplorasse la psicologia con più cura. Al contrario non troviamo evoluzione, non c’è profondità, morale non pervenuta.
Eppure, sarà che leggere insieme in questi anni ci ha reso lettorə migliorə o che siamo magnanimə e tendiamo a riabilitarə tuttə, ma abbiamo trovato degli spunti di riflessione interessanti pure qui: più che essere il libro degli uomini nudi è il libro degli uomini soli, delle relazioni vuote e di convenienza, in cui il vero obiettivo dei personaggi è mantenere il controllo (o riappropriarsene) e far valere il proprio concetto di dignità personale, che risulta essere inconciliabilmente diverso di caso in caso. Con sorpresa ci siamo trovatə a constatare come il personaggio dichiaratamente più violento sia anche il più genuino, reale, il solo che, venendo dai veri bassifondi della società, si è riscattato a suo modo, traendo profitto dalle alte sfere, l’unico ad aver mostrato gesti di generosità incondizionata. Imperdonabile e insopportabile, invece, il secondo personaggio maschile: il letterato all’apparenza innocuo e pacato che cela in tasca le cartucce della violenza patriarcale pronte a sparare alla prima occasione, alla prima umiliazione percepita, simbolo per eccellenza dell’uomo tossico che sembrava così perbene e salutava sempre.
Ok, bene. Ma ora che siamo arrivatə in fondo, cosa ci resta?
Perché tutto questo è il risultato di un grande lavoro di analisi e riflessione collettiva che non è riuscito a risolvere il dubbio: l’autrice ne è consapevole, voleva trasmetterci qualcosa o abbiamo scavato bene noi?
Chiediamolo alla giuria che le ha conferito il premio Planeta, perché noi davvero non ne veniamo a capo.
Dovremmo però risollevarci da questa disfatta con l’ultimo libro che leggeremo in questa stagione di ornitorinchi lettori, che il fato ha voluto fosse un classico e, in quanto tale, garanzia d’eccellenza. La lista di proposte ci ha reso la scelta più difficile che mai:
- L’incubo di Hill House di Shirley Jackson
- Medea di Christa Wolf
- Una questione privata di Beppe Fenoglio
- L’età dell’innocenza di Edith Wharton
- La campana di vetro di Sylvia Plath
- La morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj
- La nausea di Jean Paul Sartre
- I racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol’
- Le braci di Sandor Marai
- Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos
- Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar
La votazione ha visto molteplici testa a testa, la tensione è stata alta fino all’ultimo secondo dello spoglio, ma alla fine l’ha spuntata il buon Fenoglio per un misero voticino: il libro che leggeremo a giugno sarà Una questione privata.
Lo sappiamo, ultimo libro suona male, ma per fortuna abbiamo ancora un appuntamento intermedio: prima di dedicarci a Beppe Fenoglio ci aspetta infatti un viaggio in treno con Benjamin Stevenson, per cui ci vediamo il 19 maggio, sempre alle 19:00, per parlare insieme del giallo Tutti su questo treno sono sospetti.



