Gli ornitorinchi leggono Tulemond

Con l’incontro di lunedì 17 novembre abbiamo ufficialmente inaugurato il nostro percorso alla scoperta di una selezione di case editrici indipendenti, che stiamo capendo differenziarsi dalle grandi catene in modo sostanziale: per la selezione, la cura, la missione che le guida.

Abbiamo voluto cominciare con Tulemond, una piccolissima casa editrice di San Marino che ha scelto di recuperare un lavoro iniziato tanti anni fa da Aiep Editore e finito in un magazzino dove rischiava di essere dimenticato. Con un catalogo di soli sette titoli – per ora – hanno ridato alle stampe alcuni libri della vecchia collana Melting Pot con l’intento di dare pari dignità alle letterature di tutto il mondo, proponendole nella loro pluralità, senza pregiudizi e senza filtri orientalisti o gerarchici. Da questo catalogo abbiamo scelto di leggere Donne senza uomini di Shahrnush Parsipur, romanzo del 1989 di una delle autrici più importanti della letteratura iraniana contemporanea.

Libriccino di appena 130 pagine intriso di poesia e realismo magico, si legge in due ore ma avremmo potuto parlarne per molto più tempo. Quello che è emerso all’istante è che ci siamo sentitə tuttə in difetto per non avere gli strumenti per cogliere tutte le sfumature del linguaggio, i riferimenti culturali, la pronuncia corretta dei nomi. Ogni pagina, ogni riga parlavano di un mondo che non eravamo in grado di cogliere appieno, e lo abbiamo ammesso con dispiacere e rammarico per la nostra ignoranza.

Nell’insieme è piaciuto quasi a tuttə (quasi, ora vengo a subito a te, Lidia), ad alcunə moltissimo mentre per altrə è stato un tiepido sni.
I commenti meno esaltati sono stati di chi è rimastə sconfortatə dall’apparente pessimismo che non offre soluzioni se non nel realismo magico, da chi quel realismo magico non lo apprezza a priori, di chi semplicemente si aspettava altro.
Altrə, invece, lo hanno amato molto perché ne hanno apprezzato le immagini poetiche, le descrizioni fantastiche, il simbolismo così potente che vede nei giardini, negli alberi, nel ritorno alla natura la possibilità di un nuovo inizio, di un allontanamento dalla società che ci ingabbia in dinamiche patriarcali, di una conseguente ricostruzione individuale, qualsiasi sia la forma che desideriamo. Anche la prospettiva di una liberazione femminile che deriva dalla conoscenza del proprio corpo e della propria sessualità è stata vista come potente e come condizione universale, che ci vede tutte molto più unite e simili anche a distanza di decenni e di chilometri.

C’è chi lo ha trovato molto crudo e disturbante a tratti, quasi pauroso nella sua brutalità molto asciutta, chi lo avrebbe voluto molto più lungo per poter approfondire la storia di ogni protagonista, e chi invece ha apprezzato solo il primo capitolo, così bello che gli altri non hanno retto il confronto e hanno penalizzato tutto il libro (rieccomi a te: ciao Lidia).

Di certo su una cosa siamo statə tuttə concordi: sulle grosse lacune della prefazione. Non solo non accompagna verso una comprensione più approfondita del testo (cosa che una buona prefazione dovrebbe fare), non solo racconta in poche righe il libro intero rivelando finali e punti salienti (cosa che nessuna prefazione dovrebbe fare), ma riporta pure informazioni errate che travisano il punto di vista dell’autrice, e questo nonostante sia stata scritta dalla traduttrice stessa.
Questo a nostro avviso è davvero imperdonabile e denota quanto, in una ricerca di autenticità che vuole ampliare gli orizzonti, sia fondamentale includere nel discorso persone che da quegli orizzonti provengono e che li possono restituire con veridicità e fedeltà.

A questo proposito vi lasciamo anche qui l’intervento preziosissimo di due ragazze iraniane che hanno partecipato al gruppo e che ci hanno rivelato il significato dei nomi presenti nel libro, nomi che Parsipur non ha scelto a caso e che aggiungono una sfumatura ulteriore al destino delle cinque donne:

Mahdokht: figlia (dokhtar) della luna (mah), considerando che luna ha spesso un valore spirituale

Munes – colei che conforta, compagna, confidente. Una persona di cui fidarsi

Fa’ize – vincitrice, colei che ha successo

Farrokhlaqa – donna benedetta/ fortunata; è un nome “vecchio” che non si usa praticamente più, molto altolocato e aristocratico

Zarrinkolah – dal cappello d’oro, dorata. Zarrin vuol dire dorata, brillante; kolah è il cappello

—

Ora abbandoniamo l’Iran ma certo non la questione femminista e la decostruzione del sistema lanciandoci sull’unico saggio che leggeremo con GOL:
per effequ affronteremo insieme Per una rivoluzione degli affetti di Brigitte Vasallo. Ne parliamo insieme lunedì 15 dicembre, sempre qui alle 19:00.

L’avvenire è dei curiosi di professione

Vieni a trovarci:
Firenze – via di Camaldoli, 10r
a due passi da Piazza Tasso
Mappa ›

lunedì: 10:00-13:00 / 15:30-19:30
martedì: 10:00-13:00 / 15:30-19:30
mercoledì: chiuso
giovedì: mattina chiuso / 15:30-19:30
venerdì: 10:00-13:00 / 15:30-19:30
sabato: 10:00-13:00 / 15:30-19:30
domenica: 11:00-19:00

Chiamaci:
+39 055 3872722

Scrivici:
info@librerialornitorinco.it

Seguici:
Facebook ›  Instagram ›

L’ornitorinco di Lilith Gianelle  |  Via di Camaldoli, 10r – 50124 – Firenze  |  P.I. 07139240480  |  CF: GNLLTH89S54C957H  |  pec: ornitorinco@legalmail.it  |  Codice univoco: M5UXCR1