Gli ornitorinchi leggono un epistolario e consigliano un romanzo storico

Lunedì 19 febbraio, sesto incontro del nostro gruppo di lettura per questa stagione GOL 23/24.

Dovevamo leggere un diario o una raccolta di corrispondenze, e il libro che aveva destato il maggior interesse vincendo la votazione era stato Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Com’era inevitabile che fosse, è stata una lettura che pochə di noi hanno affrontato per intero: perché troppo straziante, per evitare di incappare nel senso di assuefazione o risultare anestetizzatə dalla ripetitività di certe parole, di certi concetti, tutti uguali eppure ciascuno degno di essere letto tutte le volte necessarie con lo stesso identico spirito e con lo stesso rispetto.

Pur essendo tuttə mossə dagli stessi sentimenti, è stato interessante notare come ci abbiano colpito aspetti diversi e come ne siano nate riflessioni -e quindi spunti di confronto- differenti. Ci siamo chiestə quanto quel sentimento di patriottismo che ha contraddistinto i partigiani sarebbe presente anche in noi ora, in una situazione simile; ci siamo chiestə cosa scriveremmo noi, se anche le nostre lettere sarebbero così simili l’una all’altra perché il conflitto ci unisce nelle parole e negli ideali, o se forse siamo tuttə più individualistə; ci siamo domandatə quanto questa memoria stia andando perduta e quanto sia possibile invece preservarla. Perché molti dei nostri nonni la guerra l’hanno vissuta e ce l’hanno raccontata, ma per le nuove generazioni questo non vale più.
Come si porta avanti, allora, questa memoria?

In una delle lettere, Umberto Ricci di anni 22 – impiccato il 25 agosto del 1944, chiede ai familiari di scrivere sulla sua lapide “Qui soltanto il mio corpo, non l’anima ma l’idea vive”.
Non sappiamo come si porti avanti una memoria che già in noi è solo racconto di generazioni passate, ma quell’idea di libertà – che deve riguardare tuttə – è quella che mai dovremmo dimenticare né dare per scontata.

Con questo nuovo, preziosissimo oggetto nelle nostre librerie, ci accingiamo a leggere Cenere di Grazia Deledda come titolo di letteratura italiana, al quale seguirà un romanzo storico che ha vinto sugli altri con un singolo voto di differenza, rivelatosi però decisivo: Il rumore del tempo di Julian Barnes (ed. Einaudi). Gli facciamo le nostre congratulazioni, pur salutando con grande deferenza tutti gli altri candidati che si sono battuti con valore:

Ci vediamo per parlare di Grazia Deledda lunedì 18 marzo alle 18.00 (sì avete letto bene) perché il nostro consueto appuntamento sarà preceduto da un ospite d’eccezione: sarà con noi Gerardo Masuccio, editor di Utopia, per parlare di tutta la loro opera di riedizione di Grazia Deledda. È qualcuno che merita di essere ascoltato, ve lo garantiamo.