Gli ornitorinchi leggono un libro di Ortese e propongono letteratura mediorientale
Che facciamo, lo diciamo?
Lo diciamo: quello di ieri potrebbe essere stato uno degli incontri del gruppo di lettura più belli di sempre.
È successo proprio quello che dovrebbe succedere, il motivo per cui ci troviamo a parlare di libri.
L’oggetto della discussione è stato L’iguana di Anna Maria Ortese, la nostra occasione per scoprire un’autrice italiana nota di nome, ma poco di fatto.
Le impressioni nel complesso erano abbastanza tiepide, nessunə entusiasta, moltə l’avevano proprio abbandonato: la prosa di Ortese è ostica, farraginosa, dissemina incisi come se piovesse, è faticoso seguire il filo. Per alcunə il motivo dell’abbandono è stata la noia, una storia poco interessante; altrə l’hanno finito ma non l’hanno capito, sono rimastə con troppi punti di domanda. Bella l’atmosfera fiabesca, sì, ma poi? Per non parlare del fastidioso ripetersi del vezzeggiativo iguanuccia. Insostenibile.
Ed è qui che si è compiuta la magia: commento dopo commento abbiamo sciolto la matassa insieme. I dubbi sui significati si sono risolti nelle interpretazioni prima dell’unə poi dell’altrə, abbiamo diradato la nebbia insieme, l’immagine che si intuiva sfuocata è apparsa più nitida, come se ognunə di noi avesse un pezzo del puzzle che abbiamo completato con l’unione delle forze. Così, dal mistero di una strana iguana-servetta in un’isola dell’Atlantico, è emersa in tutta la sua chiarezza la metafora sull’arroganza e la violenza del colonialismo, sull’oppressione di un sistema capitalista che non risparmia nessunə, sullo sciocco desiderio dell’uomo di imporsi sulla natura, sulla nostra impossibilità di comprendere a fondo l’altrə. La consapevolezza che sia impossibile vivere senza fare del male, che nessun sacrificio potrà estirpare, ma che non precluderà mai l’esistenza del Bene. È stata nominata la meraviglia dell’indifferenza, intesa come accettazione senza giudizio, disponibilità alla sorpresa.
Ortese dice che “scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere.” Se possiamo permetterci, è proprio quello che è successo ieri confrontandoci su ciò che lei ha scritto e noi abbiamo letto: è stato come tornare a casa.
Se vi sembra già tutto bellissimo avete ragione, ma non è finita qui. La scelta del titolo di letteratura mediorientale -di cui parleremo a dicembre- è stata altrettanto bella e più difficile che mai, e qui vanno i nostri complimenti a tuttə perché abbiamo stilato una lista di libri che ve la raccomando, una roba che sarebbe da organizzare un gruppo di lettura parallelo dedicato solo al Medio Oriente. Ve la lasciamo qui, sperando che ne attingerete a più riprese:
- A. Saadawi, Frankenstein a Baghdad, e/o (Iraq)
- B. Khandaqji, Una maschera color del cielo, e/o (Palestina)
- M. Mohebali, Non ti preoccupare, Ponte 33 (Iran)
- G. Kanafani, Ritorno a Haifa, Edizioni Lavoro (Palestina)
- A. Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi (Iran)
- H. Edip Adivar, La figlia di Istanbul, Ellliot (Turchia)
- S. Amiry, Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea, Mondadori (Palestina)
- A. Munif ‘Abd, All’est del Mediterraneo, Editoriale Jouvence (Giordania)
- N. Ebrahimi, Sedici parole, Keller (Iran)
Pur nella difficoltà di scansare questi, un vincitore c’è stato, e ne siamo più che felici: tra novembre e dicembre andremo in Egitto con Palazzo Yacoubian di ‘Ala Al-Aswani (Feltrinelli).
Qui invece alcuni titoli altrettanto validi, che non sono rientrati in lizza ma che vi proponiamo comunque:
- A. Kulin, L’ultimo treno per Istanbul, Newton Compton (Turchia)
- U. Manoori, Le bambine non esistono, Libreria Pienogiorno (Afghanistan)
- S. Avagyan, Libro senza nome, Utopia (Armenia)
- E. Shafak, L’isola degli alberi scomparsi, Rizzoli (Turchia)
- E. Nasrallah, Viaggio contro il tempo, Editoriale Jouvence (Libano)
- A. Van der Vliet Oloomi, Chiamatemi zebra, Keller (Iran)
Rileggo tutti questi titoli e mi emoziono. Grazie di cuore a tuttə, davvero.
Ci vediamo lunedì 18 novembre alle 19:00 per parlare del saggio Il gelso di Gerusalemme di Paola Caridi.








