Guida per morire con le piante medicinali
Autrice: Atieh Attarzadeh
Casa editrice: Alessandro Polidoro
Pagine: 203
Prezzo: 17,00€
Questa è una storia raccontata in prima persona da una ragazza che non vede.
Un incidente le ha tolto la vista quando era ancora bambina, e ora, da giovane adulta, ci conduce tra le mura della sua casa come può: tramite i suoni, i sapori, gli odori, il tatto, i ricordi.
Sentiamo il suono della voce di sua madre, che legge ad alta voce i libri della loro biblioteca, da Flaubert a Kafka ai manuali di Avicenna; il cigolio della sedia a dondolo su cui si riposa; il miagolio dei gatti che la terrorizzano. Ci parla dell’odore delle erbe con cui lavorano, che coltivano nella serra e fanno essiccare in cantina per poi creare composti medicinali di antica tradizione persiana. Tocchiamo le pareti della casa, impariamo la disposizione dei mobili, sfioriamo con lei i bordi dei libri che impara a memorizzare.
Ascoltiamo i consigli di una madre che le racconta la vita e il mondo esterno, perché lei possa immaginarlo e conquistarlo pur non vivendolo.
Ma cosa può succedere nella mente di una ragazza che è confinata da tutta la vita entro una piccola casa di Teheran, quando ciò che sta fuori riesce a far breccia al suo interno, anche solo per un momento? Quando ci manca la vista, come ci si accorge del tempo che passa, quanto può essere sottile la linea che separa il sonno dalla veglia, l’immaginazione dalla realtà?
Con Guida per morire con le piante medicinali Atieh Attarzadeh ci conduce in una storia sempre più oscura e disturbante, intrisa di letteratura e di riferimenti ad antiche tradizioni e filosofie persiane, lasciando lə lettorə confusə su cosa sia successo e stia succedendo realmente, quasi fossimo statə stregatə.
Quasi non ci fosse dato di vedere.
“Mamma dice che l’alchimia è un’arte, qualcosa di simile alla scrittura. Del resto, nel mondo reale è impossibile trasformare qualcosa di umile in oggetti di valore senza avere intrapreso prima un processo di trasformazione interna.”



