Il Black History Month: la memoria come atto di resistenza
Febbraio è il mese in cui si celebra il Black History Month, ricorrenza particolarmente osservata negli Stati Uniti e in Canada (ma sempre più nel resto del mondo, fortunatamente) e dedicata all’importanza delle persone e degli eventi che hanno segnato la storia della diaspora africana, memoria che per secoli è stata repressa, taciuta e resa marginale. Le origini del Black History Month risalgono al 1926, quando lo storico afroamericano Carter G. Woodson istituì la Negro History Week per incoraggiare l’insegnamento della storia degli afroamericani nelle scuole pubbliche statunitensi, sottolineando l’urgenza di ridare un passato e garantire un futuro a ciò che la cultura etnocentrica e coloniale occidentale aveva sistematicamente escluso per secoli dagli spazi pubblici e dalla memoria collettiva. Solo decenni dopo, nel 1976, a seguito delle prime celebrazioni del Black History Month alla Kent State University nel 1970 e all’intensificarsi del fenomeno in tutto il paese, la ricorrenza venne ufficialmente riconosciuta dal governo statunitense.
Parlare di Black History Month oggi significa riconoscere che le strutture che permettono alle disuguaglianze razziali e alla violenza sistemica di sopravvivere sono le stesse che hanno ridotto in schiavitù centinaia di migliaia di persone durante la tratta atlantica degli schiavi fra il XVI e il XIX secolo. Movimenti come il Black Lives Matter all’inizio degli anni ‘20 del 2000, hanno riportato la memoria nello spazio pubblico, trasformando il ricordo in azione politica e rimarcando la necessità di una narrazione non arbitraria. Il Black History Month interroga anche Europa e Italia, le cui storie coloniali vengono troppo spesso lasciate ai margini del discorso pubblico o, peggio ancora, giustificate in maniera semplicistica e sbrigativa.
La storia dei popoli afrodiscendenti è una storia di colonialismo e imperialismo, di violenza, di lacerazioni e dispersioni, di schiavismo e segregazione razziale, di migrazioni forzate e coatte, di fratture che attraversano le generazioni: una storia che non si è mai davvero conclusa perché continua ad abitare i corpi e il linguaggio delle persone nere. A farsi carico nel tempo della responsabilità di far conoscere e diffondere la memoria della Blackness sono state le tante voci della letteratura afroamericana e della letteratura della diaspora africana, che attraverso la scrittura e le testimonianze hanno tentato di ricucire quello che la storia aveva deliberatamente strappato via.
Toni Morrison scriveva che la vera funzione della libertà fosse quella di liberare qualcun altro, per non lasciare ignorato e inascoltato l’eco del trauma nel nostro presente.
I 30 consigli di lettura che trovate qui sotto nascono dalla volontà di seguire questo insegnamento e dal desiderio di coltivare un’idea forse utopica, cui siamo solite aggrapparci e a cui vogliamo reggerci con forza soprattutto adesso che il nostro mondo sembra scivolare a tutta velocità verso una deriva priva di memoria ed empatia: la letteratura come atto di resistenza e liberazione per tutt*.
30 CONSIGLI DI LETTURA, PROPOSTI NON IN ORDINE ALFABETICO MA IN ORDINE CAUSALE E ANCHE UN PO’ SENTIMENTALE:
1. Narrazione della vita di Frederick Douglass, uno schiavo americano, scritta da lui stesso, Frederick Douglass, Marsilio Editore – Douglass, che era nato schiavo nel sud degli Stati Uniti, racconta la storia di come dopo anni di tentativi riuscì a fuggire e a conquistare la libertà. Alla violenza della schiavitù e all’immoralità della nazione che la legittima, Douglass oppone la scrittura come strumento di ribellione e come vera e propria dichiarazione di indipendenza. Nel 1872 fu il primo afroamericano ad essere candidato vicepresidente degli Stati Uniti;
2. Amatissima, Toni Morrison, Sperling & Kupfer – La storia di Sethe, indomabile donna nera all’epoca della guerra civile americana, che cerca di ricostruire la propria esistenza dopo essere fuggita dalla schiavitù, portando sulle spalle il peso di un segreto indicibile. Morrison dedica il libro ai “sessanta milioni e più”, riferimento agli Africani e ai loro discendenti che morirono durante il lungo periodo nel quale fu attivo il commercio atlantico degli schiavi;
3. Io so perché canta l’uccello in gabbia, Maya Angelou, Mondadori – Ha solo tre anni Maya quando, assieme al fratellino di poco più grande, dalla California viene spedita in Arkansas a vivere con la nonna e lo zio storpio perché i genitori si sono separati. Inizia da qui il racconto dei primi diciassette anni della sua vita: un classico della letteratura moderna sconvolgente e lirico allo stesso tempo, il primo bestseller scritto da una donna afroamericana, in cui l’irrefrenabile voglia di vivere si intreccia con il dolore di un’esistenza crudele, rivelando un’emotività potente e spesso contraddittoria;
4. Lei che mi ha liberata, Maya Angelou, Le Plurali – In questo commovente memoir, Maya Angelou racconta la sua vita attraverso la lente del suo rapporto con la madre, Vivian Baxter. Se Maya conduce una vita che sembrano cento (ragazza madre a 17 anni, cuoca, prostituta, ballerina, intellettuale e attivista per i diritti civili con Martin Luther King), la madre non è da meno. Cresciuta in un contesto violento, donna fuori dagli schemi, proprietaria di un casinò, Vivian è stata anche la prima donna nera ufficiale della Marina mercantile. Il racconto, che inizia con la ferita dell’abbandono di Maya alle cure della nonna, si evolve per raccontare una relazione tra madre e figlia basata su sorellanza, perdono e rispetto reciproco. Sullo sfondo, gli Stati Uniti del Ku klux klan, del proibizionismo e delle lotte per i diritti civili degli afroamericani;
5. La prossima volta il fuoco, James Baldwin, Fandango Libri – Considerato tra i testi più intensi di Baldwin, La prossima volta il fuoco affronta senza mediazioni la cosiddetta “questione nera” negli Stati Uniti attraverso una voce intima, lucida e profondamente umana. Unendo autobiografia e critica sociale, Baldwin analizza i rapporti interrazziali intrecciando amore, fede e famiglia, fino a smascherare le contraddizioni e l’ipocrisia del paese (gli Stati Uniti) che si proclama patria della libertà.
6. Contro il femminismo bianco, Rafia Zakaria, ADD Editore – Il femminismo è stato a lungo dominato da una prospettiva bianca e occidentale, che ha escluso molte donne dal racconto e dalla definizione dei propri bisogni. Rafia Zakaria propone un ripensamento radicale del femminismo, capace di includere le voci delle donne non bianche e di liberarsi da modelli di emancipazione imposti, offrendo una visione più ampia e giusta di libertà, equità e giustizia.
7. Le dannate del mare. Donne e frontiere nel mediterraneo, Camille Schmoll, Astarte – Per molto tempo le donne sono state assenti dal grande racconto della migrazione. Eppure sono molte quelle che lasciano le loro case e i loro affetti per intraprendere il lungo viaggio attraverso il deserto e il Mediterraneo. Basato su ricerche sul campo condotte ai confini dell’Europa, in Italia e a Malta, questo libro è un’inchiesta sulle tracce delle sopravvissute: nel restituire le molteplici sfaccettature dei loro percorsi e destini, declina al femminile la storia recente delle migrazioni nel Mediterraneo
8. Noi però gli abbiamo fatto le strade. Le colonie italiane tra bugie, razzismi e amnesie, Francesco Filippi, Bollati Boringhieri – Il colonialismo italiano, durato dal 1882 al 1960, è stato a lungo rimosso dalla memoria collettiva, a favore del mito autoassolutorio degli italiani “brava gente”. Il libro di Francesco Filippi ricostruisce questa storia dimenticata e le sue violenze, mostrando come propaganda, letteratura e cultura popolare abbiano contribuito a distorcerne la percezione, con l’obiettivo di fare i conti con il passato per comprendere meglio il presente.
9. Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, a cura di Igiaba Scego, effequ – Undici autrici afroitaliane raccontano di futuro, generazioni e radici. Un’antologia alla ricerca di una nuova lingua, di nuove idee, di prospettive forti, differenti e inesplorate che parte da dove viviamo, l’Italia, e guarda altrove, con straordinaria forza ed emozione. Un libro che vuole marcare un passo verso il domani, narrandolo, inventandolo, osservando il presente e il passato.
10. Memorie della piantagione. Episodi di razzismo quotidiano, Grada Kilomba, Capovolte – In Memorie della piantagione Grada Kilomba racconta il razzismo come esperienza traumatica e quotidiana, soprattutto per le donne nere, mostrando come il passato coloniale continui a irrompere nel presente. Attraverso scrittura, memoria e narrazione del sé, l’autrice trasforma il racconto personale in un atto di decolonizzazione, resistenza e possibilità di futuro.
11. Donne, razza e classe, Angela Davis, Edizioni Alegre – Pubblicato nel 1981, questo libro di Angela Davis è un testo fondamentale del femminismo contemporaneo perché introduce un’analisi intrecciata di genere, razza e classe. Attraverso una rilettura storica della schiavitù e delle lotte delle donne nere, Davis mette in luce resistenze, contraddizioni e limiti del femminismo bianco, affermando che ogni progetto di liberazione deve riconoscere la pluralità delle esperienze e dei bisogni per essere davvero universale.
12. La bellezza delle cose fragili, Taiye Selasi, Einaudi – Il romanzo racconta la morte di Kweku Sai, chirurgo ghanese emigrato negli Stati Uniti, e attraverso di essa ricostruisce la storia di una famiglia segnata da migrazione, sogni spezzati e silenzi. Tra Ghana e Stati Uniti, il libro esplora legami familiari, identità e ferite invisibili, mostrando come ciò che appare fragile possa resistere alla Storia e al tempo.
13. Queste terre selvagge oltre lo steccato, Bayo Akomolafe, Exòrma – Strutturato come una serie di lettere a una figlia di tre anni, il libro riflette sulla possibilità di “trovare casa” su una Terra viva e su ciò che lasciamo alle generazioni future. Attraverso l’esperienza della genitorialità, l’autore nigeriano intreccia crisi ambientale, decolonizzazione, identità e appartenenza, proponendo nuovi modi di pensare l’essere umano e l’abitare le fratture di un mondo segnato dall’accumulo e dalla crisi globale.
14. Le mie fiabe africane, Nelson Mandela, Feltrinelli – In questo testo, Nelson Mandela esprime il desiderio che la voce dei cantastorie africani non si spenga mai e raccoglie le fiabe più antiche e belle del continente, arricchite anche da storie nuove, con protagonisti animali simbolici come la lepre, lo sciacallo, la iena, il leone e il serpente, simboli di virtù e paure.
15. Fortunatamente nera. Il risveglio di una mente colonizzata, Nogaye Ndiaye, HarperCollins – Nogaye Ndiaye, nata in Italia da genitori senegalesi, ha vissuto a lungo sentendosi in bilico tra due mondi, affrontando pregiudizi e rifiuto legati alla sua identità. Dopo un percorso di crescita personale, che include letture, incontri e due viaggi in Senegal, ha superato il razzismo interiorizzato, ritrovando la propria identità. Ora attivista, nel suo libro combina memoir e divulgazione, invitando a riflettere sulle zone d’ombra del razzismo e sulla necessità di un dialogo aperto in Italia.
16. Scrivere oltre la razza, bell hooks, Il Saggiatore – bell hooks affronta il dibattito sul razzismo offrendo una prospettiva radicale per eliminare le barriere socioculturali legate a colore, classe e genere, anche all’interno del femminismo. Sostiene che l’ideologia suprematista bianca è ancora molto presente e influisce su tutti, trasmettendosi nelle comunità attraverso differenze economiche, sociali e di genere. Attraverso esempi storici di leader come Malcolm X e Martin Luther King, hooks analizza i problemi strutturali legati a questa ideologia, ma sottolinea che ogni barriera può essere superata. La soluzione proposta è l’amore, inteso come principio rivoluzionario capace di eliminare il dominio e favorire pratiche di ascolto, condivisione e partecipazione nella diversità, che possono trasformare radicalmente la vita quotidiana.
17. Sulla riva del mare, Abdulrazak Gurnah, La Nave di Teseo – Lo scrittore tanzaniano Abdulrazak Gurnah, Premio Nobel per la letteratura nel 2021, ci racconta le vicende di Saleh Omar, un mercante di mobili di Zanzibar di 65 anni che chiede asilo in Inghilterra. All’arrivo a Londra, presenta un visto non valido, rilasciato da un suo parente e nemico, Rajab Shaaban Mahmud. Per fingere di non capire l’inglese, Saleh si affida a un interprete, Latif Mahmud, figlio di Rajab, che è un rifugiato come lui. Latif ha interrotto ogni legame con la sua famiglia negli anni ’60, vivendo in Inghilterra con la nostalgia della sua terra. Ora, in una cittadina inglese sul mare, Saleh e Latif si trovano faccia a faccia, entrambi rifugiati con origini e destini intrecciati.
18. Un bambino nero, Camara Laye, Tulemond – Apparso per la prima volta in Francia negli anni Cinquanta al tempo delle prime pubblicazioni degli scrittori della Négritude, il libro critica implicitamente il colonialismo attraverso il racconto della giovinezza dell’autore e la descrizione del ricordo dell’affetto familiare, del senso di appartenenza e delle tradizioni della Guinea.
19. La casa dei Turner, Angela Flournoy, Keller Editore – Ambientato nella Detroit del 2008, il romanzo segue Cha-Cha Turner e i suoi fratelli alle prese con il destino della casa di famiglia, simbolo di quattro generazioni e di una storia segnata da migrazione, lotte razziali e trasformazioni urbane. Tra presente e flashback, la vicenda intreccia memorie, conflitti familiari e “spettri” interiori, trasformando la casa e la città in protagoniste di un racconto corale su identità, appartenenza e legami di sangue.
20. Ne*ri con le pistole, Robert F. Williams, Progetto Me-Ti – Robert F. Williams è stato una figura chiave del movimento di liberazione nera negli Stati Uniti e un pioniere della teoria dell’autodifesa armata in chiave antirazzista e di classe, influenzando anche il Black Panther Party. In Ne*ri con le pistole racconta la sua esperienza nella NAACP, la lotta contro il Ku Klux Klan a Monroe, l’esilio e la resistenza delle comunità nere, offrendo una testimonianza diretta delle battaglie contro segregazione e razzismo negli anni Cinquanta.
21. Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, Rachele Borghi, Meltemi – Uscire dal colonialismo richiede non solo di decostruire i saperi dominanti, ma anche di agire per trasformare il mondo mettendo in discussione i paradigmi esistenti. Partendo dalla propria esperienza, Rachele Borghi critica l’idea di un sapere “scientifico” universale imposto dall’Occidente e invita l’accademia a rinunciare al suo privilegio di produrre il discorso dominante, aprendo a forme di conoscenza non subordinate.
22. Vite ribelli, bellissimi esperimenti, Saidiya Hartman, minimum fax – Saidiya Hartman ricostruisce le esistenze delle giovani donne nere cancellate dagli archivi ufficiali USA dopo la fine della schiavitù, dando voce a storie di amore, resistenza e disobbedienza, in un racconto corale che riporta al centro chi era stato ridotto al silenzio.
23. Che razza di libro!, Jason Mott, NN Editore – Un famoso scrittore americano, durante il tour promozionale del suo nuovo libro, è seguito da un misterioso Ragazzino nero che solo lui sembra riuscire a vedere. Il bambino racconta di essere stato educato all’invisibilità per difendersi dalla violenza del mondo. Convinto che sia un’allucinazione dovuta alla sua malattia, lo scrittore si rende poco a poco conto che questa presenza lo costringe a confrontarsi con il proprio passato, con una verità rimossa e con la brutalità della realtà.
24. Discorso sul colonialismo. Seguito dal «Discorso sulla negritudine», Aimé Césaire, Ombre Corte – Pubblicato nel 1950 e poi ristampato nel 1955, in questo saggio Césaire denuncia con forza il colonialismo come sistema di dominio economico, culturale e razzista. Il testo ha influenzato profondamente le lotte anticoloniali in Africa, Asia e Caraibi, così come i movimenti radicali degli anni Sessanta e Settanta in America Latina e negli Stati Uniti, dal movimento per i diritti civili al Black Power. Criticando l’umanesimo europeo e la sua concezione esclusiva e razzista dell’uomo, l’opera pone le basi della futura “teoria del discorso coloniale”.
25. Nevrosi, Tsitsi Dangarembga, Pidgin – Tambudzai, una ragazza cresciuta in un villaggio rurale della Rhodesia (l’attuale Zimbabwe), sogna di emanciparsi attraverso l’istruzione. Dopo la morte del fratello Nhamo, lo zio Babamukuru le permette di studiare al suo posto in una missione cristiana, offrendole nuove opportunità e migliori condizioni di vita. Mentre porta sulle spalle le aspettative della famiglia, Tambu insegue il sogno di un futuro diverso, ma il confronto con la realtà della missione e con la cugina Nyasha, più critica verso colonialismo e patriarcato, la porta a mettere in discussione il senso reale di quella presunta emancipazione.
26. La libertà è una lotta costante, Angela Davis, Ponte alle Grazie – Il volume raccoglie tre interviste e vari interventi tenuti da Angela Davis tra il 2013 e il 2015, in cui l’attivista propone un’analisi politica fondata sull’intersezionalità di razza, classe, genere, sessualità, disabilità e nazionalità. Davis invita a collegare lotte e contesti apparentemente diversi – dalla Palestina alla violenza della polizia negli Stati Uniti, dal sistema carcerario all’istruzione e al potere delle multinazionali della “sicurezza” – sottolineando la necessità di solidarietà tra i movimenti. Mette inoltre in luce le continuità storiche tra schiavitù e carcere e tra le diverse fasi dei movimenti abolizionisti, criticando i limiti della sola lotta per i diritti civili e ribadendo l’urgenza di rivendicare diritti sociali fondamentali come istruzione, salute, lavoro e casa per una reale giustizia sociale.
27. Bere caffè da un’altra parte, ZZ Packer, Racconti Edizioni – Raccolta di racconti che attraversa l’esperienza afroamericana, a partire dagli anni della segregazione fino alle generazioni successive. Dalla giovane Doris, nera, seduta in un locale “whites only” all’alba degli anni Sessanta, alle storie di personaggi marginali e inquieti, l’autrice intreccia vite segnate da razzismo, desiderio, colpa e sopravvivenza. Attraverso episodi quotidiani e prospettive diverse, Packer mostra come la Storia viva nelle esperienze individuali e come fare i conti con il passato sia necessario per immaginare un futuro.
28. Il colore viola, Alice Walker, SUR – La storia di due sorelle, Celie e Nettie, in fuga da un padre violento e da un passato di abusi. Mentre Celie, privata dei suoi figli, si ricostruisce a fatica una vita con un matrimonio combinato e una nuova famiglia caotica e bizzarra, di Nettie si perdono le tracce. Ma l’incontro con Shug Avery, la misteriosa cantante di blues di cui suo marito è innamorato da sempre, permetterà a Celie di fare una scoperta, e i legami di sangue torneranno a riannodarsi attraverso gli anni e i continenti. Al suo primo apparire, nel 1982, Il colore viola conquistò il pubblico e la critica americani per il candore con cui affrontava temi come il razzismo, la violenza di genere, la sessualità femminile, vincendo l’anno successivo il Premio Pulitzer. Riletto oggi, questo romanzo epistolare sorprende ancora per la freschezza linguistica e l’invenzione narrativa, e per la disinvoltura con cui riesce a immergere una semplice saga familiare nei contorni drammatici della Storia e in quelli magici del mito.
29. Legami di sangue, Octavia E. Butler, SUR – È il 1976, l’anno del bicentenario dell’indipendenza americana. Dana e Kevin sono una coppia mista – lei nera, lui bianco – che guarda con fiducia al proprio futuro nella tollerante e progressista California. Ma un giorno, mentre stanno sistemando i libri nella loro nuova casa, Dana si ritrova inspiegabilmente catapultata nel passato, nella piantagione schiavista dove vivevano i suoi antenati. Da quel momento il suo destino si intreccerà con quello di Rufus, il ragazzino dai capelli rossi figlio del proprietario della piantagione, e di Alice, una bambina nera nata libera in un mondo che fa di tutto per negarle quella stessa libertà.
30. Elogio del margine – Scrivere al buio, bell hooks, Tamu – Nei saggi di Elogio del margine, scopriamo i luoghi in cui si è svolta e si svolge la resistenza delle donne afroamericane, a partire dalla casa, scudo di protezione dalla violenza razzista. In Scrivere al buio, dialogo critico e intimo con Maria Nadotti, bell hooks mette il suo pensiero alla prova di argomenti ordinari, affermando che il pensiero femminista debba parlare alle donne di condizione meno agiata, riconoscendo la storia delle donne afroamericane.



