Il giardiniere e la morte

Autore: Georgi Gospodinov
Editore: Voland
Pagine: 208
Prezzo: 19,00€
“Il giardino era l’altra sua vita possibile, la voce e tutto ciò che veniva taciuto. Parlava attraverso di lui e le sue parole erano mele, ciliegie, grossi pomodori rossi. La prima cosa che faceva quando arrivavo da lui era portarmi a vedere il giardino. Che ogni volta era diverso”.
Ho sempre avuto difficoltà nel ricordare le persone che non ci sono più, poi ho scoperto il segreto alla base di ogni nuovo incontro: mi basta immaginarle nel loro posto preferito, a fare quello che amavano fare, e d’improvviso eccole tutte qua, nelle loro mille vite e in tutti quei corpi che hanno abitato e che sono mutati col passare degli anni.
Ed è un po’ anche quello che fa Georgi Gospodinov ne Il giardiniere e la morte (Voland) ritraendo il padre nelle sue innumerevoli versioni, dando una sorta di valore universale alla potenza della memoria.
Il giardiniere e la morte è un’opera ibrida e profondamente intima, un libro che si fa fatica a incasellare in un genere preciso: è un’emergenza letteraria dedicata a suo padre, un diario di memoria e di perdita che va a braccetto con la Bulgaria intera, povera e dignitosa, un’elegia che riflette sulla vita, sulla morte e sui modi in cui possiamo continuare a vivere con chi ci ha lasciato.
Georgi Gospodinov ci accompagna nel suo viaggio attraverso il lutto e la memoria, ma con una prospettiva inusuale: quella di una perdita che non si traduce in disperazione, bensì in una delicata, profonda e dolce malinconia per la vita che se ne va. L’autore si libera di quel mutismo tipicamente bulgaro nei confronti del personale e nutre il racconto di ricordi d’infanzia – “avevo il papà più alto” – , di storie condivise da Din’o intorno alla tavola nei giorni di festa, di note scritte su un quadernetto, vademecum prezioso sul come prendersi cura del giardino, che diventano metafora di cura per la vita stessa.
Quel giardino che a primavera si farà di nuovo padre, perché la botanica lo sa come morire e rinascere in bellezza, senza in realtà morire affatto.

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