Le nostre mogli negli abissi

Autrice: Julia Armfield
Editore: Bompiani
Pagine: 240
Prezzo: 18,00€

Una mattina ho ascoltato involontariamente la conversazione di tre ragazze che chiacchieravano ad un tavolo, qua in libreria. Hanno una ventina d’anni, parlano di tutto fuorché di banalità. Una di loro dice che, se ne avesse la possibilità, piuttosto di esplorare lo spazio le piacerebbe scandagliare le profondità della terra, entrare nei vulcani, scendere negli oceani.

Come la capisco. Da brava scorpioncina quale sono, farei esattamente la stessa cosa. Colma di timore reverenziale verso quell’oscurità, con una paura che non ho dubbi si trasformerebbe in terrore, ma sceglierei anch’io di scendere.

A partire dal 1961, i voli nello spazio con equipaggio umano sono stati più di trecento, mentre le immersioni per raggiungere la Fossa delle Marianne si contano sulle dita di una mano. Stiamo toccando mete sempre più distanti nel nostro Sistema Solare, e non sappiamo quasi nulla della vita negli abissi. Saliamo sempre di più, ma non andiamo in profondità.
Questa è una metafora facile per molte cose, non trovate?

Ed è anche di metafore che si compone Le nostre mogli negli abissi di Julia Armfield (Bompiani), un romanzo horror, fantastico, disturbante, queer -difficile definirlo- che ci porta proprio in quei fondali sconosciuti, riconducendo a galla le paure con cui non vogliamo confrontarci.

Leah, biologa marina, si inabissa per una missione che invece di tre settimane durerà sei mesi. La moglie Miri al suo ritorno la attende a braccia aperte, ma si renderà subito conto che è successo qualcosa per cui Leah non sarà più la stessa.

È un libro inquietante, angosciante, degno dei migliori film di Cronenberg, eppure in ogni riga si respira amore.
Lo spiega bene la stessa Julia Armfield in un’intervista: «Horror e romanticismo derivano dallo stesso punto: la paura della morte. In fondo non trova che innamorarsi sia terrificante? Significa accettare di convivere con la paura di perdere la persona amata».

E l’amore vero va in profondità, non si accontenta della superficie. Esplora, pronto ad accettare le creature di cui neppure sospettava l’esistenza e ad accogliere le trasformazioni.
Non importa quanto faccia paura.