Tag Archivio per: einaudi

Autrice: Chimamanda Ngozi Adichie
Editore: Einaudi
Pagine: 64
Prezzo: 12,00€

In questo periodo di campagna elettorale, in cui sentiamo parole usate a sproposito, significati completamente travisati, alcuni dei diritti umani più basilari rimessi in discussione, in cui ci troviamo a difendere nuovamente ciò che negli ultimi decenni era stato conquistato con sangue, fatica e dolore, perché a quanto pare c’è chi pensa che quel sangue, quella fatica e quel dolore non valgano nulla o non siano stati abbastanza, forse è necessario ripartire dalle basi.

Ad esempio:

“Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Se vediamo di continuo una cosa, diventa normale.”

“[…] la cosa peggiore che facciamo ai maschi – spingendoli a credere di dover essere duri – è che li rendiamo estremamente fragili. Più un uomo si stente costretto a essere un duro e più la sua autostima sarà fragile. E poi facciamo un torto ben più grave alle femmine, perché insegniamo loro a prendersi cura dell’ego fragile dei maschi.”

“Il problema del genere è che prescrive come dovremmo essere essere invece di riconoscere come siamo. Immaginate quanto saremmo più felici, quanto ci sentiremmo più liberi di essere chi siamo veramente, senza il peso delle aspettative legate al genere.”

“Quando, tanti anni fa, cercai la parola sul vocabolario, trovai questa definizione: Femminista: una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi.”
E non è proprio questo che dovremmo essere tutti? Dico io.

Mi raccomando: pensate, leggete, consigliate e, per diana, il 25 settembre votate responsabilmente.

Autrice: Chandra Candiani
Editore: Einaudi
Pagine: 128
Prezzo: 14,00€

Da piccola Chandra Candiani faceva un gioco: vedere quante piú cose insignificanti ci fossero in una stanza, sul tram, in una via e accoglierle tutte in uno sguardo, sorridendogli. Si trattava di oggetti, animali, bambini senza niente di speciale, considerati dagli altri insignificanti. Cosí Candiani, divenuta grande, ha deciso di invitarli nelle sue fiabe e li ha lasciati parlare. Soprattutto ha dato una storia a chi di solito una storia non ce l’ha. Una bambina talmente innamorata di un fiume da desiderare soltanto di corrergli accanto fino al mare. Un usignolo malinconico che nessuno vuole, perché nessuno vuole conoscere la tristezza del cuore. Una rosa che non credeva piú nel vento, ma che proprio grazie al vento riesce a risorgere. Una musica felice scesa sulla terra per un bambino troppo strano. Una pattumiera che racconta ai suoi ospiti, nòccioli di frutta, cartacce, lische di pesce, quanto la loro vita sia stata importante.

È la solitudine il filo rosso che lega insieme queste quindici storie, eppure in ciascun personaggio echeggia fortissimo il desiderio vivido di essere parte del tutto, di costruire un legame seppure sottile con gli altri, di gridare in silenzio la fame d’amore che li attraversa. Un amore semplice, intrecciato ai piccoli dettagli, alla minimalità dell’esistenza, ai suoni che popolano le campagne, le città; un amore per una vita minima che chiede timidamente di essere vista, ascoltata, osservata nella sua linfa intima.

Autore: Raphael Bob-Waksberg
Editore: Einaudi
Pagine: 280
Prezzo: 19,50€

I miei due centesimi su Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata di Rapahel Bob-Waksberg:

Partiamo dal titolo.
Con un titolo così hai già fatto il botto. Potresti averci scritto anche la lista della spesa, sai che la gente lo comprerà a scatola chiusa. Già me lo vedo, il communication manager della tua casa editrice inchinarsi a te dicendo: oh, grande genio del marketing, ti cedo il mio posto, che io non me lo merito. Chiedi e ti sarà dato.

Ora continuiamo con l’autore.
Rapahel Bob-Waksberg (che nella mia testa è Bob Raphael-Waksberg) è l’autore della fortunatissima serie BoJack Horseman (e anche di Undone, che in comune con BoJack ha solo il fatto di essere animata, per il resto potete immaginarvela come la fusione delle serie Dark e Fleabag. Sembra assurdo, ma così è).
BoJack Horseman si può invece definire come la riuscitissima unione di cinismo, demenzialità e pillole di saggezza sulla vita e sulla morte sbattute in faccia senza preavviso. Perle ai porci che rimangono infilate in gola. Prima ci ridi su, poi non ci dormi la notte.
E anche qui, diabolico mostro della pubblicità, ti sei assicurato un’altra fetta di lettori: quelli che non comprano il libro per il titolo, lo comprano perché sono fan di BoJack e sanno chi sei.

Con queste premesse, la vetta della classifica è raggiunta prima ancora che la gente riesca a togliergli il cellophan e sfogliarlo. Non ti devi più preoccupare di niente, i numeri e i soldoni sono già in tasca.
Potevi fregartene Bob/Rapahel. Poteva rimanere solo una perfetta operazione commerciale, invece hai voluto strafare. A quel gran pezzo di titolo segue una serie di racconti che, ogni due-tre pagine, mentre ancora stai ridendo per un caprone non sgozzato o per i moscerini della frutta, ti piazza quella frase che ti trafigge anima e costato. Non ha pietà di noi, Rapahel/Bob. È un libro che ti offre dolcissime caramelle al veleno, una dietro l’altra, e alla fine non sai se è più forte lo shock da zucchero o la morte che senti dentro.

Le persone si dividono in due tipi, pensava: quelle che non vuoi toccare perché hai paura che si spezzino e quelle che non vuoi toccare perché hai paura che ti spezzino

Autrice: Maura Gancitano
Editore: Einaudi
Pagine: 184
Prezzo: 14,00€

La bellezza oggi è qualcosa di ben preciso a cui adeguarsi: un certo modo di vestire, di mangiare, di parlare, di camminare. Non si tratta di una questione puramente estetica, ma di una tecnica politica di esercizio del potere. In altre parole, di una gabbia dorata in cui non ci rendiamo conto di essere rinchiusi.

L’idea che la bellezza sia qualcosa di oggettivo e naturale è una superstizione moderna. Infatti non è mai esistita un’epoca in cui non convivessero estetiche e sensibilità diverse. Il culto della bellezza è diventato una prigione solo di recente: quando le coercizioni materiali verso le donne hanno iniziato ad allentarsi, il canone estetico nei confronti del loro aspetto è diventato rigido e asfissiante, spingendole alla ricerca di una perfezione irraggiungibile. Qui sta il punto: l’idea di bellezza ha subito con la società borghese uno spostamento di significato, da enigma a modello standardizzato che colonizza il tempo e i pensieri delle donne, facendole spesso sentire inadeguate. Il risultato è che viviamo in un tempo in cui le persone potrebbero essere finalmente libere, ma in cui, al contrario, ha valore e dignità solo ciò che risponde a determinati parametri. Ripensare la bellezza al di là dell’indottrinamento e del consumo significa coglierla come percorso di fioritura personale, lontano da qualunque tipo di condizionamento esterno.

In questo libro Maura Gancitano racconta la storia di un mito antico quanto il mondo e ci fa vedere come le scoperte della filosofia, dell’antropologia, della psicologia sociale e della scienza dei dati possano distruggere un’illusione che ci impedisce ancora di ascoltare e seguire i nostri autentici desideri e di vivere liberamente i nostri corpi.