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Tutti i libri di Edizioni Tlon, per loro stessa definizione, intendono trasmettere l’urgenza e il piacere di porsi domande; costruire ponti tra le idee e le azioni.

Ed è quello che fanno anche queste due interessantissime uscite fresche di stampa, che vi presenteremo in doppietta insieme agli autori Irene Doda e Gregorio Magini:

L’utopia dei miliardari. Analisi e critica del lungotermismo  
Se il mondo sta finendo, ci prenderemo l’universo: questa è una delle soluzioni proposte dal lungotermismo, una filosofia sempre più diffusa tra le élite dei miliardari. Il futuro è più importante del presente: perché cercare di risolvere la fame nel mondo se si può promettere di trasferire l’umanità su Marte tra duecentomila anni? Questo freddo calcolo costi-benefici proiettato in un futuro remoto fornisce un alibi ai potenti che, nascondendosi dietro la promessa messianica di salvare il genere umano, ignorano le questioni più immediate. Irene Doda esplora i fondamenti e le contraddizioni del lungotermismo, rivelando come esso miri più alla conservazione dei rapporti di potere che al miglioramento delle condizioni umane.

Mitologia del complottismo. Il Behemoth delle storie
L’analisi del complottismo come fenomeno contemporaneo tende a concentrarsi sui suoi usi politici ed effetti sociali, o sulle spiegazioni psicologiche e cognitive della sua diffusione, di solito con l’obiettivo ideale di un suo superamento. Passa spesso in secondo piano che questo fenomeno si manifesta come pratica di generazione e diffusione di “narrazioni complottistiche”. Questo saggio pone al centro la questione narrativa, inquadrandola in un più ampio contesto culturale di crisi dell’efficacia della narrazione. Gregorio Magini mostra che le narrazioni complottistiche sono uno dei casi più eclatanti di una generale disgregazione del sistema dei generi narrativi.

Vogliamo porci un po’ di domande insieme?
Il luogo è qui, insieme agli autor* e Francesco D’Isa, domenica 21 aprile alle 18.30.

“Lo scetticismo è una reazione comune quando un’importante innovazione tecnologica rivoluziona il modo di manipolare i simboli, in questo caso visivi. Se dovessi generalizzare, direi che si passa per tre fasi: la prima è quella della sorpresa, che potremmo chiamare fase del “wow”, quando la novità dello strumento è tale che ogni prodotto che crea sembra straordinario. La seconda è la reazione, la fase dell’ “oh no!”, ovvero la preoccupazione che il nuovo mezzo decreti la fine dell’arte. La terza e ultima è in qualche modo la sintesi delle prime due, la fase “ah ok”, in cui l’ampia diffusione della tecnica ne normalizza l’uso.”

Francesco D’Isa, di formazione filosofo e artista digitale, spiega così, in modo semplice ma molto concreto e immediato, il modo in cui sono state -e vengono tuttora- recepite le innovazioni tecnologiche in campo artistico. La più recente a finire nel mirino degli “oh no!” è l’intelligenza artificiale quando utilizzata per creare opere d’arte, che da molte persone, di conseguenza, non vengono neppure ritenute tali. Eppure, come potremmo rispondere ora a un Baudelaire che, ai suoi tempi, vedeva lo stesso pericolo nella macchina fotografica, che a suo dire avrebbe soppiantato la pittura senza mai poter creare della vera arte?

D’Isa si occupa di arte digitale dalle sue prime sperimentazioni giovanili con Photoshop 5.0, lui non si sbilancerebbe ma lo faremo noi nel dire che è uno dei massimi esperti del settore, e siamo ben liete di ospitare la presentazione del suo ultimo saggio al riguardo: La rivoluzione algoritmica delle immagini. Arte e intelligenza artificiale (Luca Sossella Editore)

Quale sarà l’impatto delle IA nell’arte? E per la nostra percezione? Le IA sono autori o strumenti? Francesco D’Isa propone un’analisi filosofica sulla rivoluzione algoritmica delle immagini. Attraverso esempi concreti e riflessioni teoriche, il libro invita a esplorare come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo i confini dell’espressione artistica e della proprietà intellettuale. Francesco D’Isa apre un dialogo sull’essenza dell’arte nell’era digitale. Ed evidenzia come molte delle nostre paure riguardo alle IA siano infondate. Le IA, lungi dall’esserci aliene, sono uno specchio in cui non ci piace rifletterci. Se vogliamo limitare i danni delle macchine, non dobbiamo renderle più umane, ma più disumane.

Per saperne di più: giovedì 02 maggio, qui, alle 19.00.