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La tradizione vuole che il libro di maggio del gruppo di lettura sia uno dei migliori dell’anno, che mette più o meno d’accordo tuttə.

Una volta constatato l’esiguo numero di scrittorə portoghesi tradottə in italiano, la maggioranza ha voluto che vincesse un grande classico, uno dei maggiori scrittori della letteratura portoghese e mondiale, premio Nobel per la letteratura 1998, antiberlusconiano e da sempre difensore della causa palestinese, Josè Saramago riesce a far breccia in molti cuori per l’originalità e l’acume delle sue storie, che partendo da prospettive e scenari inusuali analizzano con grande accuratezza e profondità la società contemporanea e l’animo umano.

Con Le intermittenze della morte immagina il progressivo collasso di un Paese in cui, di punto in bianco, non muore più nessuno. Passando da ironia, satira, critica più evidente, fino a toni decisamente più emotivi e sentimentali, riesce a fare l’impensabile: farci empatizzare con la morte. La rivaluta, ce la rende umana, le restituisce dignità in un mondo in cui viene considerata il tabù da rigettare, pur essendo l’unica cosa che realmente governa e indirizza la vita.

Nonostante sia stato promosso almeno con la sufficienza all’unanimità, nessuno è realmente immune da critiche e scontenti:
Qualcunə non ha apprezzato l’evidente spaccatura in due del libro e avrebbe preferito uno sviluppo della prima parte. C’è chi ha definito il finale quasi banale, inconcludente.
A moltə è risultata ostica la tipica cifra stilistica dell’autore portoghese, che è solito avere un rapporto molto complicato con la punteggiatura: non è stato semplice entrarci in sintonia, ci sono volute svariate decine di pagine, e alcunə non sono riusciti a farci pace nemmeno alla fine.

Nell’insieme, però, non sono volate teste e non è stata espressa nessuna condanna, anzi, per qualcunə è nato un nuovo amore e c’è chi lo ha definito il miglior libro letto quest’anno con il gruppo (persona che avrà il prossimo giro offerto dalla casa, perché non sono di parte, no).

Dal Portogallo voliamo ora in Giappone per leggere Il fucile da caccia di Inoue Yasushi, per poi fare altri undicimila chilometri e volare a Città del Messico, dove è ambientato il mattone che ci accompagnerà per ben tre mesi durante tutta l’estate. Vincitore -per poco- in una lista con altre quindici proposte, è stato votato a maggioranza I detective selvaggi di Roberto Bolaño, con le sue 688 pagine.
Ringraziamo i quindici sfidanti per aver partecipato ed essersi difesi con onore, ovvero:

Vi aspettiamo lunedì 17 giugno per l’ultimo, sentitissimo appuntamento di questa stagione GOL 23/24.

Qual è il giusto equilibrio tra interpretazione personale e fatti documentati, quando si scrive un romanzo storico?
Ci si può immedesimare in un personaggio come Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, pur non avendo vissuto in Russia durante il regime di Stalin?
E quanto è legittimo usarlo come espediente per dare voce alle proprie idee sul rapporto tra arte e potere?
L’arte può davvero esimersi dall’essere politica?
[provocazione della libraia: c’è qualcosa che può esimersi dall’essere politica?]

Il rumore del tempo di Julian Barnes offre contemporaneamente un excursus nella vita del compositore russo Šostakovič e una considerazione generale sull’arte, sull’etica, sul rapporto tra opera, artista e contesto storico-politico. Per moltə è stato piacevole motivo di riflessione, altrə hanno avvertito la voce di Julian Barnes come troppo presente, sovrastante o in contrasto con quella del musicista; alcunə hanno apprezzato molto la struttura narrativa a paragrafi brevi, che ha facilitato i salti temporali e i flussi di pensiero, qualcunə l’ha trovata invece un ostacolo all’immedesimazione e al coinvolgimento emotivo, percependola come una scrittura forse troppo sterile e distaccata.

In ogni caso, nessunə è rimastə totalmente indifferente: siamo statə portatə a domandarci quanto di quel rumore sia ancora presente e influisca sulla nostra realtà, e quanto ne siamo consapevolə o meno. Nella media: un buon sette abbondante. Tendente al sette e mezzo, via.

Chiuso il capitolo russo, ci dedichiamo alla letteratura portoghese con la morte in sciopero di Saramago e il suo Le intermittenze della morte, di cui parleremo insieme lunedì 20 maggio.

Ultimo libro di questa stagione GOL – Gli ornitorinchi leggono (ebbene sì, siamo davvero giuntə all’ultimo libro, sigh) sarà invece un titolo di letteratura asiatica, giapponese nello specifico, e dalle premesse sembra sarà una lettura conciliante: Il fucile da caccia, di Inoue Yasushi (ed. Adelphi).
Questa la lista degli altri libri proposti, se mai voleste attingerne per allungare la lista desideri o la pila sul comodino:

Autore: Josè Saramago
Editore: Feltrinelli
Pagine: 224
Prezzo: 11,00€

Un Paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della Chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono molti e complessi. Intanto la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all’impegno di rinnovamento dell’umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene.
Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona…

Una grande creazione fantastica, nella migliore vena del grande premio Nobel portoghese.

Lunedì 19 febbraio, sesto incontro del nostro gruppo di lettura per questa stagione GOL 23/24.

Dovevamo leggere un diario o una raccolta di corrispondenze, e il libro che aveva destato il maggior interesse vincendo la votazione era stato Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana. Com’era inevitabile che fosse, è stata una lettura che pochə di noi hanno affrontato per intero: perché troppo straziante, per evitare di incappare nel senso di assuefazione o risultare anestetizzatə dalla ripetitività di certe parole, di certi concetti, tutti uguali eppure ciascuno degno di essere letto tutte le volte necessarie con lo stesso identico spirito e con lo stesso rispetto.

Pur essendo tuttə mossə dagli stessi sentimenti, è stato interessante notare come ci abbiano colpito aspetti diversi e come ne siano nate riflessioni -e quindi spunti di confronto- differenti. Ci siamo chiestə quanto quel sentimento di patriottismo che ha contraddistinto i partigiani sarebbe presente anche in noi ora, in una situazione simile; ci siamo chiestə cosa scriveremmo noi, se anche le nostre lettere sarebbero così simili l’una all’altra perché il conflitto ci unisce nelle parole e negli ideali, o se forse siamo tuttə più individualistə; ci siamo domandatə quanto questa memoria stia andando perduta e quanto sia possibile invece preservarla. Perché molti dei nostri nonni la guerra l’hanno vissuta e ce l’hanno raccontata, ma per le nuove generazioni questo non vale più.
Come si porta avanti, allora, questa memoria?

In una delle lettere, Umberto Ricci di anni 22 – impiccato il 25 agosto del 1944, chiede ai familiari di scrivere sulla sua lapide “Qui soltanto il mio corpo, non l’anima ma l’idea vive”.
Non sappiamo come si porti avanti una memoria che già in noi è solo racconto di generazioni passate, ma quell’idea di libertà – che deve riguardare tuttə – è quella che mai dovremmo dimenticare né dare per scontata.

Con questo nuovo, preziosissimo oggetto nelle nostre librerie, ci accingiamo a leggere Cenere di Grazia Deledda come titolo di letteratura italiana, al quale seguirà un romanzo storico che ha vinto sugli altri con un singolo voto di differenza, rivelatosi però decisivo: Il rumore del tempo di Julian Barnes (ed. Einaudi). Gli facciamo le nostre congratulazioni, pur salutando con grande deferenza tutti gli altri candidati che si sono battuti con valore:

Ci vediamo per parlare di Grazia Deledda lunedì 18 marzo alle 18.00 (sì avete letto bene) perché il nostro consueto appuntamento sarà preceduto da un ospite d’eccezione: sarà con noi Gerardo Masuccio, editor di Utopia, per parlare di tutta la loro opera di riedizione di Grazia Deledda. È qualcuno che merita di essere ascoltato, ve lo garantiamo.

Martedì mattina, il terzo martedì del mese.
Vuol dire solo una cosa, che ieri c’è stato l’incontro del nostro gruppo di lettura e noi viaggiamo ancora altissime, perché il senso di pienezza, bellezza e gratitudine che ci dà trovarci in così tant* ogni volta per confrontarci, condividere, discutere, ridere, scegliere, votare, consigliarci, ascoltarci, mica ve lo sappiamo spiegare bene.

Ieri abbiamo parlato del Castello dei destini incrociati di Italo Calvino, il libro che ha diviso maggiormente le libraie, che si sono fatte così portavoce estrema di due opinioni contrastanti:
una lo ha trovato respingente, inconcludente, a tratti fastidioso, lamentando il poco interesse dell’autore verso la maggior parte dei lettor*, che si sono ritrovati impossibilitat* a seguirlo o ad accettare un patto narrativo che non ha previsto stretta di mano alcuna. Un gioco letterario (e non un esercizio di stile, come è stato giustamente fatto notare da chi ne sa) rimasto in superficie e atto solo a soddisfare l’ossessione di Calvino stesso (senza per altro riuscirci, a detta dell’autore e manco nostra).
L’altra libraia, di contro, è riuscita addirittura a commuoversi in alcuni capitoli, ritrovando citazioni di una letteratura rinascimentale molto amata, che ha aggiunto livelli di complessità e simbologie nuove ad alcune storie già note. È stata molto apprezzata l’ambientazione e la capacità di Calvino di svelare, tramite l’iconografia dei tarocchi, gli archetipi che sottostanno a molte grandi opere letterarie, dimostrando quindi davvero l’intrecciarsi di vite e destini, letterari e non.

Per concludere in diplomazia: sicuramente non il libro migliore di Calvino, forse apprezzabile maggiormente da chi ha studiato letteratura e riesce a cogliere anche i riferimenti più velati, capace di riscattarsi all’unanimità nel capitolo “Anch’io dico la mia”, che ha messo d’accordo tutt* per la sua indiscutibile bellezza, rivelando il Calvino che tanto amiamo e che, quindi, resterà comunque nostro amico. Senza rancore.

Finiti gli scontri e deposta l’ascia, felici della democrazia degli ornitorinchi che ci consente di esprimere opinioni diverse senza censura, abbiamo proposto a turno un titolo di letteratura nordamericana per decretare il libro che leggeremo a partire dal 20 novembre.
Molti grandi nomi, alcuni meno noti, inaspettatamente tanti libri di racconti, ma, alla fine, il vincitore è risultato Kent Haruf con Le nostre anime di notte, battendo per soli due voti un’agguerrita Shirley Jackson con La meridiana.

Questa la lista completa dei concorrenti in gara:

  • Un amore senza fine, Scott Spencer (Adelphi)
  • Quello che ho amato, Siri Hustvedt (Einaudi)
  • Trash, Dorothy Allison (minimum fax)
  • Trilogia di New York, Paul Auster (Einaudi)
  • Le nostre anime di notte, Kent Haruf (NN Editore)
  • North American Lake Monsters, Nathan Ballingrud (Edizioni Hypnos)
  • L’impostore, Zadie Smith (Mondadori)
  • La meridiana, Shirley Jackson (Adelphi)
  • La strada, Cormac McCarthy (Einaudi)
  • Il delta di Venere, Anais Nin (Bompiani)
  • Un brav’uomo è difficile da trovare, Flannery O’Connor (minimum fax)
  • Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood (Ponte alle Grazie)
  • Alce nero parla, John G. Neihardt (Adelphi)
  • Il cielo è dei violenti, Flannery O’Connor (minimum fax)
  • Cani selvaggi, Helen Humphreys (Playground)

E ora, vai di funghetti con L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake, il saggio di cui parleremo insieme al prossimo incontro.
Ci si vede lunedì 20 novembre amicie.

Possono delle libraie rimanere senza parole, loro che nelle parole ci stanno immerse e ne hanno fatto il proprio mestiere?
Può succedere. È raro, ma può succedere.
È quello che è successo ad esempio ieri sera, quando per il primo incontro del nostro gruppo di lettura vi siete presentat* quasi in sessanta. Proviamo incredulità, gioia, commozione, gratitudine, ma soprattutto un entusiasmo irrefrenabile per tutto quello che verrà.

Ci sembra poi un segno del destino che senza parole siano anche i protagonisti del primo libro che leggeremo insieme, colui che tra tutti i libri di Calvino si è aggiudicato la maggioranza dopo una battaglia all’ultimo sangue contro Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore, sconfitti per un solo misero voto da -che tuonino le fanfare- Il castello dei destini incrociati:
è la storia di un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, ha perso la parola e si ritrova in un castello. L’unico mezzo che hanno per comunicare è un mazzo di tarocchi.

E potevamo noi, prese dalla foga di questa nuova stagione, non aggiungerci subito un bonus?
Ecco perché domenica 15 ottobre, nel centenario della nascita di Italo Calvino, alle 18.30 abbiamo organizzato con Cecilia Lattari un laboratorio di tarocchi proprio a partire dal Castello dei destini incrociati (prego, non c’è di ché, hype alle stelle – ma di questo parleremo più avanti).

Secondo punto sulla scaletta della serata è stata la votazione del secondo libro che leggeremo:
spesso bistrattato e accantonato dai tempi delle scuole, il caro saggio è un genere complesso, che deve trovare quel giusto equilibrio tra una prosa scorrevole (se poetica ancora meglio), e dei contenuti specifici, accattivanti, illuminanti. Questo equilibrio sembra averlo trovato quello che è stato il libro più votato, nonché il nostro saggio più venduto da quando abbiamo aperto: L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi, di Merlin Sheldrake (ed. Marsilio).

Un libro sui funghi, ma veramente? Sì, un libro sui funghi.
Sui funghi, ma anche su di noi, sul mondo, su come siamo più piccoli di quel che crediamo, ma anche molto meno soli.
Se già lo conoscete, potrete confermarne la meraviglia.
Se non lo conoscete, vi chiediamo di fidarvi e lasciarvi sorprendere.

Questa la preziosissima lista con tutti i titoli proposti:

  • La ricerca della felicità di Jiddu Krishnamurti
  • Diario di scuola di Daniel Pennac
  • Il secondo sesso di Simone de Beauvoir
  • L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi di Merlin Sheldrake
  • Il dio che danza di Paolo Pecere
  • Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia
  • Il mito della bellezza di Naomi Wolf
  • Homo Deus di Yuval Noah Harari
  • Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne di Jude Ellison Sady Doyle
  • Questione di genere: il femminismo e la sovversione dell’identità di Judith Butler
  • Davanti al dolore degli altri di Susan Sontag
  • La resistenza delle donne di Benedetta Tobagi
  • La società senza dolore di Byung-chul Han
  • Tutto sull’amore di Bell Hooks
  • Per una rivoluzione degli affetti di Beatrice Vasallo

Possiamo dirlo?
Ua-U.
Che lista.
Che incontri che si prospettano.
Che incontenibile felicità.

 

P.S. Abbiamo anche pescato a caso tutti i generi e i temi che scandiranno i mesi a venire. Per scoprirli, andate a vedere il calendario! Ah, ha deciso la sorte, quindi se ci sono lamentele indirizzatele a lei.

Ebbene sì, abbiamo già un indizio su quale sarà il primo libro della prossima stagione del nostro gruppo di lettura GOL – Gli ornitorinchi leggono!
Nel centenario della sua nascita vogliamo omaggiare uno dei più grandi scrittori del nostro Paese, colui che si è guadagnato meritatamente un posto nell’Olimpo della letteratura: Italo Calvino.

Nella settimana dal 28 agosto al 01 settembre raccoglieremo via telegram, mail, instagram, di persona, per telefono, con piccioni viaggiatori o altri ambasciatori di sorta il vostro titolo prescelto tra tutta la bibliografia di Calvino. Quale libro avrà ottenuto più voti, e quindi il primo libro della stagione GOL 23/24, sarà rivelato il 18 settembre durante il primo incontro del gruppo di lettura.

Inizio col botto, dunque, come GOL richiede.

Vi aspettiamo, ornitorinchi vecchi e nuovi!

 

Bibliografia* di Calvino da cui prendere spunto:

Romanzi

  • Il sentiero dei nidi di ragno, 1947
  • Il visconte dimezzato, 1952
  • Il barone rampante, 1957
  • La speculazione edilizia, 1958
  • Il cavaliere inesistente, 1959
  • La giornata d’uno scrutatore, 1963
  • Marcovaldo, 1963
  • Le città invisibili, 1972
  • Il castello dei destini incrociati, 1973
  • Se una notte d’inverno un viaggiatore, 1979
  • Palomar, 1983

Raccolte di racconti

  • Ultimo viene il corvo, 1949
  • L’entrata in guerra, 1954
  • Fiabe italiane, 1956
  • I racconti, 1958
  • La nuvola di smog e La formica argentina, 1965
  • Le cosmicomiche, 1965
  • Ti con zero, 1967
  • La memoria del mondo, 1968
  • Gli amori difficili, 1970
  • Tutte le cosmicomiche, 1984
  • Sotto il sole giaguaro, 1986
  • Il teatro dei ventagli, 2023

Saggi

  • Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino con una scelta del poema, 1970
  • Una pietra sopra, 1980
  • Collezione di sabbia, 1984
  • Lezioni americane, 1988
  • Sulla fiaba, 1988
  • La strada di San Giovanni, 1990
  • Perché leggere i classici, 1991
  • Prima che tu dica «Pronto», 1993
  • Eremita a Parigi, 1994
  • Mondo scritto e mondo non scritto, 2002
  • Il libro dei risvolti, 2003
  • Un ottimista in America, 1959-1960, 2014
  • Dalla favola al romanzo. La letteratura raccontata da Italo Calvino, 2021
  • Guardare. Disegno, cinema, fotografia, arte, paesaggio, visioni e collezioni, 2023

*ci teniamo a specificare che non si tratta della bibliografia completa, ma di quella attualmente (più o meno facilmente) reperibile

Gli ornitorinchi leggono BONUS EDITION!
I nostri ornitorinchi lettori, a quanto pare, non sanno stare senza confrontarsi e condividere almeno una lettura per un’intera estate. Ecco perché è nata spontaneamente la proposta di un libro bonus, questa volta da annoverare tra i mattoni (solo per il peso fisico, non intellettuale), per cui chi lo vorrà potrà cimentarsi nella lettura di Rayuela di Cortázar, uno di quei titoli da leggere almeno una volta nella vita (e se ci sono degli amici a farlo con noi, ancora meglio).

 

Autore: Julio Cortázar
Editore: Einaudi
Pagine: 648
Prezzo: 17,00€

«Contro-romanzo», «cronaca di una follia», «il buco nero di un enorme imbuto», «un grido di allerta», «una specie di bomba atomica», «un appello al disordine necessario»: con queste e altre espressioni venne salutato al suo apparire, nel 1963, Rayuela, uno dei capolavori del Novecento che ha cambiato la storia del romanzo e la vita delle persone che lo hanno letto.

In una Parigi popolata da affittacamere xenofobe, intellettuali male in arnese, pianiste patetiche, scrittori distratti, facili vittime di incidenti stradali, l’eterno studente argentino Horacio Oliveira si muove attraverso la città e l’esistenza come attraverso le caselle del «gioco del mondo». Un percorso dalla terra al cielo, da Parigi a una Buenos Aires grottesca alla ricerca del Centro, della vera vita e soprattutto di Lucía, «la Maga», inconsapevole depositaria di ogni mistero e pienezza, l’unica che non dimentica che, in fondo, «per arrivare al Cielo servono solo un sassolino e la punta di una scarpa».

Nell’ultimo incontro abbiamo parlato del libro che per la prima volta ha davvero messo d’accordo tutt*, e non avrebbe potuto essere altrimenti: Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani è un capolavoro di grafica, delicatezza, introspezione, sublime capacità di parlare di traumi, dinamiche e relazioni familiari, analisi e accettazione.
Non importa quanto la storia narrata sia personale, il grande dono dell’autrice è quello di raccontarla in un modo per cui ognuno ci trova qualcosa di suo, e, di conseguenza, un balsamo per lenire le proprie ferite. È difficile parlare di Mor senza commuoversi, senza parlare di sé, senza lasciarsi toccare, ogni commento diventa per forza di cose un racconto personale.
Per questo quello che continuiamo e continueremo sempre a consigliare è di leggerlo, e di regalarlo, perché è un libro che cura l’anima.

Ora però, dopo quest’ultimo appuntamento, è successo davvero. È finita la prima stagione di GOL – Gli ornitorinchi leggono, il nostro gruppo di lettura nato a settembre dello scorso anno.
E quindi ci sentiamo di tirare un po’ di somme:

Nove mesi insieme, nove libri letti per un totale di 2118 pagine.
Ben 126 libri consigliati.
Una media di trenta partecipanti a serata, con oltre 120 iscritt* al gruppo telegram.
Il libro preferito: Mor. Storia per le mie madri di Sara Garagnani
Il libro più divisivo: Gita al faro di Virginia Woolf
Il libro che ha quasi rotto delle amicizie: Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata di Raphael Bob-Waksberg
Il libro più inaspettato: Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov
La discussione più interessante: L’università di Rebibbia di Goliarda Sapienza
Bottiglie di prosecco stappate e birre spillate: numero indefinito.
Cioccolatini artigianali mangiati: numero ancora più indefinito.
Quello che non avremmo mai pensato: che un gruppo di lettura potesse arrivare a unirsi e diventare famiglia come un gruppo di teatro. Che non è per nulla scontato, perché il teatro è anima, corpo e relazione con l’altro, mentre la lettura è intima, individuale, per natura si rivolge verso l’interno, e non il contrario. Ma qui è successo l’insospettabile; forse è il destino che ci ha fatti trovare, forse sono queste mura che negli anni hanno accolto macellai, briganti e calzolai ad avere qualcosa di magico, ma non ci importa molto del perché o per come. L’importante è che sia successo e che l’incantesimo si ripeta ad ogni nuovo incontro, che per noi si rivela la prova provata che la letteratura, ma soprattutto la condivisione genera bellezza e rende il mondo un posto migliore. O almeno, il nostro di sicuro.

Grazie a tutt* voi che lo avete reso possibile, che ci avete sorpreso come non avevamo neppure sperato, e che ci arricchite ogni volta con i vostri pensieri.
Ci vediamo il 18 settembre, con chi tornerà e con chi vorrà aggiungersi (sì, ci mancate già e l’attesa sarà lunga).

Prima di salutarci, vi lasciamo la lista di libri che i nostri ornitorinchi lettori consigliano a tutt* per quest’estate.
Se vorrete prendere spunto, aspettiamo i vostri commenti sul nostro canale telegram: https://t.me/gli_ornitorinchi_leggono

  • Tutto quello che non ricordo, Jonas Hassen Khemiri (Iperborea) – Paola
  • L’estate che sciolse ogni cosa, Tiffany McDaniel (Atlantide) – Bianca
  • In fuga, Alice Munro (Einaudi) – Livia G.
  • Discorso dell’ombra e dello stemma, Giorgio Manganelli (Adelphi) – Roberto
  • Le pianure, Federico Falco (Sur) – Livia F.
  • Le correzioni, di Jonathan Franzen (Einaudi) – Clara
  • Giorni felici, di Zuzu (Coconino) – Martina
  • Non è un lavoro per ragazze, di Sakuraba Kazuki (E/O) – Ante
  • Una vita come tante, di Hanya Yanagihara (Sellerio) – Silvia e Paolo
  • Gli amori difficili, di Italo Calvino (Massimo)
  • La simmetria dei desideri, di Eshkol Nevo (Neri Pozza)
  • Le sette morti di Evelyn Hardcastle, di Stuart Turton (Neri Pozza) – Matteo
  • Ogni passione spenta, di Vita Sackville-West (Il Saggiatore) – Lorenzo
  • Il guardiano notturno, di Louise Erdrich (Feltrinelli) – Maria L.
  • Tre ciotole, di Michela Murgia (Mondadori) – Simona
  • Pomodori verdi fritti al Caffé di Whistle Stop, di Fannie Flagg (Rizzoli) – Maria S.
  • I miei stupidi intenti, di Bernardo Zannoni (Sellerio)
  • Grottesco, di Patricl McGrath (Adelphi)
  • Bonjour tristesse, di Françoise Sagan (Tea) – Giuditta
  • Dolores Claiborne, di Stephen King (Sperling & Kupfer) – Lilith

Penultimo appuntamento di questa stagione del gruppo di lettura = due ore di discussione piena piena.
Due ore di discussione su un libro che, per di più, ha messo d’accordo praticamente tutte e tutti, alias: L’Università di Rebibbia.
Ma Goliarda Sapienza fa quest’effetto, c’è poco da dire.

Centotrentotto pagine che molti di noi hanno sottovalutato, illudendosi che la brevità del libro corrispondesse ad una lettura veloce, esauribile in poche sere. Ma, cari i miei piccoli lettori, non se la scrittura è quella sapiente della nostra amata Goliarda. E questo non perché sia una prosa ostica o respingente, tutt’altro: lo stile è così poetico, armonioso e denso di immagini, che risulta difficile non soffermarsi a leggere e rileggere ogni riga per essere sicuri di non perdere neanche una goccia della bellezza che trasuda.

Quello che lo rende così speciale, poi, è che tutta questa meraviglia è contenuta in un libro che parla di carcere.
Ad alcuni, pur constatando l’ineccepibilità della scrittura, questo accostamento è risultato stridente, a tratti supponente. Pure all’epoca la sua visione del carcere è stata tacciata di eccessivo romanticismo e idealizzazione, con tutti questi personaggi a tratti fiabeschi e questi dialoghi quasi surreali. Anche la classe sociale da cui proviene Goliarda Sapienza ha un peso, una classe agiata e privilegiata che non si può nascondere e che ha reso la sua esperienza carceraria inevitabilmente differente rispetto a chi viene dalla strada.

Ma tutto questo l’autrice non l’ha mai negato: è una scrittrice, la romanticizzazione e le licenze poetiche che (forse) si è concessa derivano dal fatto che si tratta di un romanzo, non di un saggio antropologico. È anche ben cosciente del proprio status sociale, non lo nega e anzi, lo dichiara più volte nel testo, proprio per riflettere sulle differenze e sui problemi che pervadono la nostra società. Tutto questo mantenendo uno sguardo onesto, sensibile, e profondamente umano, da cui dovremmo solo imparare.

Responso: leggete Goliarda e godetene tutti.

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