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Autrice: Fiammetta Palpati
Editore: Laurana
Pagine: 376
Prezzo: 19,00€

Per aiutarsi reciprocamente tre donne di mezz’età decidono di ritirarsi in una casa di paese con le rispettive anziane madri, bisognose di assistenza. La convivenza, sulla carta, è un incastro perfetto: cosa c’è di meglio della rusticità dei bei tempi andati per dividere spese, pensieri, incombenze, e magari risanare quel legame intimo tra madre e figlia, di accudimento e amore, che al momento è invertito? Ma il nido si mostra assai presto per quello che è: un covo di immaturità, risentimento, egocentrismo e disperazione che sfocia in un tragicomico delirio collettivo: la casa si rivolta contro le inquiline e il loro desiderio, soffocandole tra immondizie, un cane infido e l’odore nauseabondo di una papera guasta. La situazione precipita quando arriva nella casa, teoricamente come badante, una suora fasulla e inferma, che si piazza in poltrona e pretende d’essere servita e riverita. Lo scompiglio che ne segue getta le protagoniste nello sconforto totale finché, come in ogni dramma che si rispetti, esse saranno costrette a smascherarsi, e a dichiararsi orfane bianche.

Dicembre è tempo di classifiche!

Un po’ falsate perché a Natale mancano ancora due settimane e potreste ancora ribaltarla, ma se cercate dei suggerimenti su dei bei romanzi da leggere o da regalare, questa è la classifica dei cinque libri di narrativa di cui quest’anno abbiamo venduto più copie in assoluto:

5️⃣ In quinta posizione, nonostante sia uscito a fine agosto, scala baldanzoso i gradini della classifica annuale “Povere creature!” di Alasdair Gray (Safarà), un Frankenstein al femminile che è un omaggio al potere immaginifico della letteratura e molto molto di più.

4️⃣ Al quarto posto troviamo un premio Nobel, l’ammaliante Olga Tokarczuc con “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” (Bompiani), che vi ha fatto innamorare con il suo mix di femminismo, antispecismo, astrologia, anarchia e poesia romantica inglese. E dici poco.

3️⃣ Sale sul podio per la medaglia di bronzo una riconferma dallo scorso anno: Fleur Jaeggy con “I beati anni del castigo” (Adelphi), sempre una garanzia per la sua prosa sensibile, delicata, attenta, capace, per cui potrebbe scrivere la lista della spesa e la ameremmo ugualmente.

2️⃣ Secondo in classifica troviamo trionfante “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes (Mondadori), una scrittrice ingiustamente dimenticata e giustamente riscoperta e ripubblicata, capace di narrare le relazioni umane e familiari come pochi altri. Leggete Alba e vi farete un regalo.

1️⃣ Infine, incontrastato sulla vetta del podio, con uno scarto non recuperabile anche se vi doveste impegnare molto, troviamo il libro che vi ha sorpreso come non succedeva da tempo, la letteratura che salva e purifica, quello che tra cinquant’anni sarà considerato un classico: “Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi (Laurana). Che ve lo diciamo a fa’

(Precisiamo per correttezza -anche se non ce l’ha chiesto nessuno e d’altronde chi verrà mai a controllare potremmo anche essercela inventata ma noi ci sentiamo la coscienza pulita- che da questa classifica sono esclusi i libri del gruppo di lettura, quindi sono tutti titoli che avete comprato e amato di vostra sponte o per nostra opera di convincimento)

Autore: Gian Marco Griffi
Editore: Laurana
Pagine: 816
Prezzo: 22,00€

 

Chivasso è sulla strada per l’Islanda?

 

Metto le mani avanti: qualsiasi cosa io possa provare a scrivere su Ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi non riuscirà a rendergli giustizia.
È uno di quei libri per cui ringrazi la vita che esista la letteratura.

Sì, se non si era capito, il livello del mio entusiasmo è strabordante. Perché erano anni che non mi imbattevo in qualcosa di così completo, contemporaneo ma con la potenza del classico, con quella prosa ricca, desueta, ricercata, che sembrava esaurita con il secolo scorso.

Piemonte, 1944. La Repubblica Sociale Italiana è nata da qualche mese, e a Cesco Magetti, soldato della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria, viene ordinato di redigere una mappa delle ferrovie del Messico. Tempo a disposizione: una settimana.

Lo sfondo è quello della Seconda Guerra Mondiale: ci sono i nazisti, i disertori, i fascisti, i partigiani, ma ci sono anche un cartografo poeta samoano che vive nel Monferrato, un becchino trombettista che costruiva binari in Sudamerica, c’è Eva Braun, che costringe Hitler a giurare sui suoi baffi, c’è una circense che ha il corpo completamente tatuato, davanti con la vita che ha vissuto e dietro con quella che avrebbe voluto vivere, ci sono i poeti frenatori avanguardisti, Tina Modotti e Jorge Luis Borges.
C’è Steno, che si arruola con i partigiani per sposare la donna che ama in una terra che sia libera.
C’è Tilde, che pensa valga la pena vivere e morire solo per i vichinghi, e che fotografa l’effimero e l’irrisorio.

O, se volete, è tutto soltanto la storia di un terribile mal di denti.

“Essere lirici e ironici è la sola cosa che ci protegge dalla disperazione assoluta” dice Tilde.
Esattamente come questo libro: Ferrovie del Messico è lirico e ironico, e se nel 2022 esiste qualcuno che sa scrivere così, vuol dire che forse, almeno per il momento, c’è ancora salvezza.
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Il Messico sta con noi o contro di noi?
Che?
Il Messico, Dalmasso. La nazione. Sta con noi o contro di noi?
Mi guardò con occhi accesi e quasi compassionevoli.
Contro, disse. Contro. Con noi non sta più nessuno, Magetti. Chi vuoi che ci stia, con noi? Non lo vedi come siamo sistemati? Nemmanco noi stiamo con noi.

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