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Tutt* su per aria: la Stagione dell’Aquario
(21 gennaio – 19 febbraio)

Il 20 gennaio, alle 15:00 circa, il Sole è entrato in Aquario. Qualche ora dopo, precisamente il 21 gennaio alle 02:00 di mattina, anche Plutone ha fatto il suo ingresso in Aquario, e ci resterà per i prossimi 20 anni. Significa un sacco di roba che non spetta a noi raccontare – pensate solo che l’ultima volta Plutone in Aquario spiccava nel cielo della Rivoluzione Francese – ma ci è sembrato il momento migliore per inaugurare Astroautor*, la nuova rubrica in cui andremo a scoprire i segni zodiacali attraverso alcuni scrittori e scrittrici nati sotto la loro aura.

Sono in moltə a collocare l’Aquario tra i segni di Acqua, forse per colpa dell’iconografia tradizionale che lo vuole raffigurato come un giovane dispensatore d’acqua, una specie di custode dell’elemento. Ma il ragazzo non si limita a preservare la fonte della vita, fa un passo in più: la eleva, la porta nell’elemento Aria, attribuendole una qualche forma di misticità. È in effetti questa spinta verso ciò che va oltre l’evidenza e il facilmente comprensibile che caratterizza l’Aquario, accompagnata da una considerazione tutta sua del tempo: il futuro inizia nel momento in cui puoi farlo tuo; ieri, oggi e domani sono solo costrutti della società in cui viviamo. Non solo: il futuro è comunitario, di obbligata condivisione con il prossimo.

Non è un caso, dunque, che Olga Tokarczuk sia del segno dell’Aquario. Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2018, nelle opere di Tokarczuk le radici non sono mai stabilmente piantate in terra, fluttuano invece in continuo movimento, e il passato diventa il punto d’inizio per una nuova narrazione, per riconoscersi e divenire. I protagonisti dei suoi libri sono molteplici, ognuno con la propria storia e con il proprio destino, bizzarre carte dei tarocchi pescate dal mazzo all’inizio di ogni giornata.

Nel romanzo che l’ha resa famosa agli occhi della critica internazionale, Nella quiete del tempo, troviamo le storie degli abitanti di Prawiek, un villaggio situato al centro dell’universo e protetto da quattro arcangeli. Le loro vicissitudini sono scandite dalle preghiere, dalle visite al mulino, dalle nascite e dalle morti. Alcuni personaggi hanno dei tratti mistici e surreali, come l’Uomo Cattivo, rimasto solo così a lungo da aver dimenticato la sua natura umana, altri riportano tratti storici, come Genowefa, la mugnaia che assiste alla persecuzione degli ebrei senza poter fare nulla. Una favola in cui i personaggi si affannano, amano, perdono tutto e cercano costantemente Dio.

Cambiano i personaggi, ma non la sostanza: in Casa di giorno, casa di notte, Tokarczuk ci porta a Nowa Ruda, un territorio che negli anni è appartenuto alla Germania, alla Polonia e all’ex Cecoslovacchia. Gli abitanti sono polacchi che alla fine della guerra hanno occupato le case abbandonate dai tedeschi. Con l’aiuto di Marta, sua misteriosa vicina, la narratrice cerca di ricostruire la storia di persone e cose, intuendo che l’unico modo per risalire alle radici di una comunità è quello di conoscere chi ne fa parte.

E le peculiarità di chi vive in un determinato posto vengono analizzate anche in Guida il tuo carro sulle ossa dei morti: Janina Duszejko, la protagonista del romanzo, è appassionata di animali e di astrologia. Trascorre il suo tempo a fare la carta natale a chiunque incontri e cerca di opporsi alle battute di caccia organizzate nel paese. Quando cominciano a verificarsi morti misteriose, Janina sostiene che gli autori siano gli animali selvatici, stufi di sottostare alle regole e alle angherie degli uomini. Un invito a riconoscere la responsabilità umana sulla natura.

Molto spesso però la conoscenza della natura umana si lega alla complessità del vivere in prima persona la rosa delle emozioni: l’incomunicabilità, l’ansia, la distinzione tra sogno e realtà, i pregiudizi e gli stereotipi che limitano l’identità delle donne sono tematiche che si ritrovano nelle opere di Virginia Woolf. Altra Aquario, vissuta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Woolf non c’è lo stesso tentativo di mistificare la realtà di Tokarczuk, bensì una forte volontà di catturare e descrivere la complessità delle esperienze umane, e di trasformare le parole in immagini vivide.

Nel suo capolavoro La signora Dalloway, Woolf descrive una semplice giornata nell’arco della vita di Clarissa, e in un solo giorno riesce a racchiudere l’intera esistenza della stessa. Tramite la tecnica del flusso di coscienza, che Woolf utilizza per controllare i pensieri del personaggio seguendo comunque un filo logico, la scrittrice ci porta tra le vette e gli abissi della protagonista, servendosi dei moments of being, istantanee di esistenza che racchiudono momenti passati, presenti e futuri. Anche qui, la concezione del tempo è assolutamente relativa.

In Al Faro, ispirato dal ricordo delle vacanze trascorse con la famiglia in Cornovaglia, Woolf ci pone di fronte a un quesito: come possiamo sopravvivere all’amarezza della vita? Mrs. Ramsay riesce a farlo solo contrapponendo il suo tempo intimo e interiore alla concezione dello scorrere del tempo fisico. Il faro rappresenta la promessa di una gita mancata, il punto fermo, l’elemento che non muta attorno al quale ruotano le vite dei protagonisti, che torneranno al faro 10 anni dopo, ormai cambiati, appesantiti dalla vita e quasi irriconoscibili rispetto alla loro versione passata.

Eppure, quell’esigenza di trovare un tempo interiore dei personaggi descritti da Woolf si è sempre scontrata con i suoi personali fantasmi, con la paura della solitudine, la depressione, l’incapacità di sostenere la disperazione che la tormentava. Woolf decise di mettere fine alla sua vita lasciandosi annegare nel fiume Ouse in un giorno di inizio primavera, non prima di averci lasciato la sua personalissima considerazione sul significato della vita, in una delle sue pagine più metafisiche:

La vita non è una serie di lampioncini disposti simmetricamente; la vita è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci racchiude dall’alba della coscienza fino alla fine.

Buona stagione dell’Aquario!

Autrice: Olga Tokarczuk
Editore: Bompiani
Pagine: 960
Prezzo: 29,00€

Jakub Frank è un giovane ebreo di origini oscure che da un villaggio polacco parte alla volta di un mondo che vuole cambiare. Il mondo sta già cambiando, in verità: siamo alla metà del Settecento e nuove idee sconcertanti e attraenti guadagnano terreno tra salotti e accademie. Jakub invece lavora con la gente, tra la gente: viaggia per l’Impero ottomano e quello asburgico, seduce con la parola e la persona, si offre, anima e corpo, come nuovo messia, sfolgorante di verità, eccentrico, irresistibile. I suoi seguaci farebbero – e alla fine faranno – qualunque cosa per lui: cambiano nome, casa, religione, identità. E lui da capo naturale diventa un tiranno sottile, suadente e imperioso, manipolatore. Creerà la sua corte e diventerà amico dell’Imperatrice, conoscerà la gloria, la prigionia, il lusso, la malattia, l’esaltazione, lo sconforto, senza mai negarsi niente, senza mai fare un passo indietro, trascinando con sé e con la sua famiglia il popolo di innocenti e reietti, fedeli e opportunisti che si è scelto e che spinto da ragioni diverse resta con lui fino alla fine.

La parabola di un uomo eccezionale – Jakub Frank è veramente esistito – disegnata con minuzia contro uno scenario mobile, una commedia-tragedia corale in cui gli individui hanno tutti il loro momento alla ribalta. In quest’opera straordinaria, frutto di anni di studi, scavi e scoperte, Olga Tokarczuk rivisita i temi che da sempre le sono cari – i vagabondaggi, i confini e il loro senso, la storia grande e le storie piccole – con l’immaginazione, gli scarti sorprendenti e la capacità di indagine dell’animo umano che sono i suoi tratti di grande scrittrice.
Un romanzo epico in cui smarrirsi e ritrovarsi, un viaggio nel tempo e fuori dal tempo, come quello di Yente, la vecchia che incontriamo nelle prime pagine e che aleggia – letteralmente – su tutta la storia, testimoniando ogni cosa dal luogo di presenza assente in cui si trova. Come lei, anche noi lettori siamo investiti del potere di vedere tutto, ascoltare tutti. E vorremmo che questo omaggio immenso al valore della parola e del racconto non avesse fine.