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Autrice: Sara Mesa
Editore: La Nuova Frontiera
Pagine: 224
Prezzo: 17,50€

Famiglia.
Una tra le parole più potenti e controverse che conosca per la quantità di significati, concetti, sensazioni in grado di evocare.

Famiglia.
Quella di sangue, quella che crei, quella che scegli, quella che ti sceglie, quella che cambi, quella che ti respinge, quella che ti accoglie, quella che vorresti.

La famiglia, nella sua immagine ideale, è un insieme di persone unite da un legame di parentela o affettivo che si amano, rispettano, sostengono a vicenda. È simbolo di casa, rifugio, sicurezza. È il luogo del ritorno.
Data questa rappresentazione agognata e astratta, come si può pensare che una semplice condivisione di patrimonio genetico possa garantire tutto questo? La famiglia, infatti, nella sua accezione più concreta e immediata di nucleo familiare in cui nasciamo, è anche fucina di traumi, malesseri, dinamiche tossiche e malsane – un saluto affettuoso a tutte le psicologhe che ci stanno leggendo – proprio a causa di questa contraddizione, per la quale ci viene insegnato che l’amore e l’accettazione di cui sopra dovrebbero essere innati, dovuti.

La famiglia è anche il nuovo romanzo di Sara Mesa, e di famiglia in questo libro c’è così poco e al contempo così tanto che scoprirlo può fare paura.
Per Damiàn la famiglia è il Progetto, il fine ultimo che trascende le persone perché mira al progresso sociale. E per fondare una famiglia serve che nasca un figlio. Con più figli, più legami di sangue, più famiglia.
Quello che Damiàn non considera, ma che Sara Mesa sa bene, è che la famiglia è composta da individui, e il sangue non può nulla contro le nostre debolezze, fragilità, diversità che ci rendono unici e, molto banalmente, umani.

È infatti di individui splendidamente delineati che si compone questo libro, montato su una struttura narrativa che ci svela i dettagli come stanze di una casa che vediamo evolvere nel tempo, scoprendo a ogni capitolo nuove scale, che conducono a soffitte sempre più alte o cantine sempre più buie di cui nemmeno sospettavamo l’esistenza, mentre quella che cerchiamo è solo la porta d’uscita, da chiuderci alle spalle velocemente tirando un sospiro di sollievo e libertà.
Tanto le chiavi di casa ci scorrono nelle vene.