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Autore: Scott Spencer
Editore: Sellerio
Pagine: 624
Prezzo: 18,00€

Spiegavo fermamente al mondo come ciò che Jade e io avevamo trovato l’una nell’altro era più vero d’ogni altra realtà , più vero del tempo, più vero della morte; più vero, persino, di lei e di me.

C’è un tipo di amore che, se capita, proviamo una sola volta nella vita, ed è l’amore reciproco adolescenziale, quello dei sedici, diciassette, dei vent’anni.
È quando scopri l’amore passionale per la prima volta e lo scopri insieme all’altro, è la meraviglia condivisa, così intensa e totalizzante che sembra impossibile che anche solo un’altra persona nell’intero universo, dall’alba dei tempi, possa mai avere provato le stesse cose.

Stiamo ancora scoprendo chi siamo e chi vogliamo essere, ed ecco che ci investe quest’esplosione atomica di ormoni, sensazioni, di amore per cui non conta davvero più nulla se non l’altro e la luce che sprigioniamo quando siamo insieme. Come se noi stessi, uniti, fossimo una supernova che sprigiona calore ed energia.

Eravamo ambedue impossibili da distrarre, Le nostre coscienze, avendo trovato le loro perfette chiavi umane, si erano spalancate e accoglievano ogni cosa.

David e Jade si sono incontrati e amati per la prima volta a diciassette anni, ed è lui a raccontarci questo amore, un amore da cui è stato assorbito e che nessuna forza superiore, che sia la polizia, il manicomio, il tempo o Jade stessa, possono scalfire.
Un amore senza fine, per l’appunto.
Senza fine perché questi amori non finiscono. Cambiano, si trasformano, ci si perde, e il più delle volte è davvero meglio così.
Ma il ricordo di quella sensazione rimane e unisce, anche nella distanza e nel silenzio. Come qualcosa che ci è caduto dentro.

Ho letto questo libro completamente travolta: dal realismo, dalla poesia, dai ricordi. E pur avendo pianto dieci minuti di lacrime sull’ultima pagina, ho anche provato sollievo: per non avere più diciott’anni, per vivere ora degli amori altrettanto passionali ma più consapevoli, sani, in cui l’incontro è magia che si espande e non risucchia al suo interno.

Rifarei comunque tutto?
Certo.
Fino a quell’ultima pagina di lacrime e crescita, che è la pura essenza di tormento e catarsi insieme.

Ciò che provavo con Jade mi pareva l’inizio di qualcosa privo d’ogni noto confine, luoghi sconosciuti del corpo e dello spirito. […] Un viaggio nello spazio inesplorato. Non verso la Luna, verso Venere o Saturno, ma oltre, verso la curva più esterna dell’universo, al di là del capo del tempo.