Autrice: Almudena Sánchez
Editore: Alessandro Polidoro
Pagine: 211
Prezzo: 16,00€

Non vi consiglio questo libro.
Se tutto sommato state bene, se quando vi alzate la mattina siete propositivə, se la sera andate a dormire soddisfattə, se il domani è un pensiero felice, e io spero che sia così, non leggetelo.

Se invece convivete con una tristezza dentro che è difficile da spiegare, qui potreste trovare qualcosa di voi.
Parlo di quella tristezza che non ha luogo, viene da lontano ma l’origine non è data; è così tanto che cammina che ha segnato un solco, letto perfetto per un torrente di lacrime in piena, che scorre costante, pur sotto la maschera della calma. Una maschera pesante da portare, imposta da una società e un’educazione che ci vogliono forti e felici. Il contrario, per loro, è solo sintomo di arrendevolezza e poca determinazione.

Se oltre a questo amate la letteratura; se i libri a volte vi hanno salvato, non curato ma salvato; se ci avete trovato non sollievo o consolazione, ma qualcosa che ha preso quella tristezza per mano, l’ha abbracciata e le ha dimostrato che la vede, che non la ignora; se tra le pagine avete trovato una possibile idea di convivenza, un motivo, allora leggete questo libro.

Infine, se pensate anche voi che Virginia Woolf sia “una delle menti più splendide e neurologicamente vivide che abbiano mai sbadigliato sulla faccia della Terra Umana”, è decisamente un libro che dovreste leggere.

Almudena Sánchez, in Farmaco, scrive della sua depressione. Scrive come gesto di salvezza e presa di coscienza, ed è lì che possiamo trovare qualcosa di quell’abbraccio e di quell’idea di convivenza di cui sopra.

Il motivo per alzarsi.

“Era ora che la fragilità venisse ribaltata. Addio al macho e al sacrificio femminile perpetuo. Che la morbidezza, il passo falso, lo strappo delicato appaiano nei libri. […] Che Sisifo respiri, che si rilassi, che il masso lo schiacci e possa riposare. Che ci sia pace. È giusto per l’umanità che l’inciampo trionfi. Che venga nominato, che si senta, che vibri. Gettiamo nell’inceneritore la moda dell’autoaiuto e piangiamo, piangiamo, scoperchiamo il vaso della desolazione.”

Se sentite che queste parole vi toccano, prima vi abbraccio, poi vi consiglio Almudena Sánchez.