The dark side of the moon: la Stagione dello Scorpione
(23 novembre – 21 novembre)
In un verso della poesia Autonomia, Wislawa Szymborska scriveva:
Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Mai parole furono più giuste per sintetizzare l’essenza della stagione dello Scorpione: la dimensione di attesa e malinconia dell’autunno, le foglie che abbandonano gli alberi e si fanno molle concime per il terreno, la pioggia incessante che lava via gli ultimi frammenti dell’estate. È una morte apparente quella della natura, che si sveste del superfluo e lascia meditare le radici in vista della prossima trasformazione primaverile: la vita continua nel sottosuolo. Lo Scorpione, governato da Plutone, è signore di ciò che occulto e segreto, di ciò che muta e si trasforma, della magia e dell’esoterismo, della libido più profonda, dell’insondabile inconscio, delle pulsioni segrete e incontrollabili.
Dopo questa presentazione, in molti scapperebbero a gambe levate: come si può non temere chi detiene il sapere del non conosciuto? Se avrete la volontà e la pazienza di riconnettervi col vostro io interiore e smettere di essere profondi come una pozzanghera, lo Scorpione vi sussurrerà un segreto all’orecchio. Quale? Vi dirà che l’oscurità è in realtà un laboratorio di vita: è lì che si preparano le promesse del mutamento e di una consapevolezza più alta.
Astrid Lindgren, nata il 14 novembre 1907 a Vimmerby, tranquilla cittadina della Svezia meridionale, ha fatto innamorare generazioni di bambini dei personaggi nati dalla sua fervida fantasia.
Pippi Calzelunghe, protagonista dell’omonimo romanzo più famoso di Lindgren, dotata di una forza prodigiosa, bambina anticonformista, ribelle e indipendente, è stata per quasi quarant’anni una delle poche eroine femminili non stereotipate. Ha due amici speciali – i fratelli Tommy e Annika – e vive da sola in una villa diroccata con due compagni impareggiabili: la scimmietta Signor Nilsson e il cavallo a pois Zietto. Agli occhi delle persone comuni Pippi appare come una povera orfanella che indossa delle scarpe più grandi di cinque numeri, ma noi sappiamo che la sua casa è un’oasi di felicità e di libertà per tutti i bambini come lei e che ha un papà amorevole, pirata buono nei Mari dei Caraibi.
Il primo volume di Pippi Calzelunghe uscì nel 1948 tra mille difficoltà: il mercato dell’editoria non era pronto a presentare al suo pubblico un libro in cui si parlava di una bambina forte e autonoma che non aveva bisogno di nessuno, capace di autodeterminarsi e di controllarsi. Pippi Calzelunghe è infatti la metafora delle potenzialità che i bambini riescono a far emergere anche nei momenti più difficili, ci insegna a vedere la realtà sotto aspetti nuovi, con uno sguardo laterale che ci permette di cogliere prospettive sconosciute. Quando nel 1978 Astrid Lindgren riceve il prestigioso premio degli editori tedeschi Friedenspreis des Deutschen Buchhandels, nel suo discorso di ringraziamento si schiera contro le punizioni corporali inflitte ai bambini, segno di una società oppressiva e conservatrice. Le sue parole non restano inascoltate: l’anno successivo in Svezia le punizioni corporali inflitte ai bambini saranno considerate un crimine.
La scrittrice non vinse mai il Nobel ma nella sua città di origine esiste un parco di 140 mila metri quadri in cui più di 100 attori rappresentano i personaggi di Pippi, di Emil e degli altri protagonisti dei libri di Lindgren. Non c’è alcuna tecnologia nel parco, ma ogni giorno circa settemila visitatori visitano Villa Villacolle, vanno in vacanza sull’Isola dei Gabbiani, viaggiano con Rasmus il Vagabondo e infilano la testa nella zuppiera di Emil.
Nato a Mondovi, nell’Algeria francese, il 7 novembre 1913, Albert Camus è stato il secondo scrittore più giovane della storia a essere insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Per Camus, scrivere rappresentava un riflesso della libertà propria, non subordinata a nient’altro, una libertà che andava oltre i confini della filosofia e della politica, alla ricerca di uno spazio intimo non castrato da un universo indifferente.
Nel 1942 pubblica Lo straniero per la casa editrice francese Gallimard. Il romanzo, che fa parte del Ciclo dell’assurdo (in cui si trovano anche il saggio Il mito di Sisifo e le opere teatrali Caligola e Il malinteso), è narrato in prima persona da Patrice Meursault. Meursault è “straniero” rispetto al mondo che lo circonda e alla società borghese di cui non abbraccia né i valori né la morale. La radicale percezione dell’assurdità dell’esistenza umana e l’alienazione sociale fanno di Meursault un antieroe che attraversa l’esistenza passivamente ma con una paradossale sincerità, che si traduce in lui nella totale assenza di emozioni. Il non senso della vita, per Meursault, non è però un fatto individuale ma una legge che, implacabilmente, coinvolge ogni essere umano, che, in tal senso, è già “condannato” in vita.
Dal senso di sfida nei confronti dell’oscurità, dei totalitarismi del Novecento, della filosofia che ha generato le Guerre Mondiali, nasce invece la seconda fase della riflessione filosofica e artistica di Albert Camus, il Ciclo della rivolta. In La peste (1947), la prefettura francese di Orano, sulla costa algerina, viene colpita dall’epidemia, rappresentazione del Male. C’è chi cerca di fuggire dal cordone sanitario che ha isolato Orano, chi si chiude in casa e chi vuole andare avanti con la vita di tutti i giorni. La risposta alla crisi può essere solo quella del darsi una mano: siamo umani e non siamo soli di fronte all’indifferenza dell’universo.
Camus teorizza una nuova filosofia basata sull’idea dell’uomo che si ribella all’assurdo, senza sostituirsi a Dio né sottomettendo la comunità a derive totalitarie. Lui, che si definiva un cultore dell’assurdo, uscì di scena allo stesso modo: mentre si trovava in macchina, seduto sul sedile del passeggero, col suo editore alla guida, scoppiò uno pneumatico e l’auto andò a schiantarsi contro un albero. Si dice che, qualche giorno prima del suo decesso, Camus avesse detto ai suoi amici che non ci sarebbe stata fine più assurda di quella di morire in un incidente d’auto. Ma la morte, lo sappiamo, ascolta tutto e si prende gioco dei mortali.
Volevo lasciarvi con una chiusa più felice? No, assolutamente no, il Sole è in Scorpione e c’è tanto su cui meditare: l’assurdità della vita è un mare sconosciuto ancora da navigare.
Buona Scorpio season: restate in ascolto, ma non troppo cauti.

