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Autrice: Bea Lema
Editore: Minimum Fax
Pagine: 181
Prezzo: 20,00€

Ci sono tanti modi per raccontare una storia.
La si può narrare a voce o a gesti.
La si può scrivere, dipingere, cantare, recitare, fotografare, filmare.
Ognuno di questi mezzi toccherà corde diverse, darà spazio a sfumature e immaginari differenti, scaverà più o meno in profondità.

Bea Lema, questa storia, ha deciso di ricamarla.
Di illustrarla e di ricamarla.

Véra è ancora una bambina quando la madre Adela, cresciuta in una Spagna del Nord rurale, tradizionalista e ultracattolica, comincia a manifestare comportamenti ossessivi, a temere la presenza del diavolo, a restare sveglia per giorni, a controllare maniacalmente il figlio maggiore.
Il padre e il fratello di Véra si dimostrano da subito incapaci e poco propensi a risolvere la situazione, per cui il compito di accudire la madre e gestire quella che verrà diagnosticata come una malattia mentale, ricadrà solo sulle spalle della figlia minore.

Una delle cose che Adela ha cercato di insegnare subito a sua figlia è stata l’arte del cucito, il mestiere che le ha permesso in parte di emanciparsi, e a tratti di calmare i propri tormenti.
È quindi tramite la delicatezza del ricamo che l’autrice ci avvicina a una storia così intensa e potenzialmente dolorosa, con splendide tavole realmente ricamate che si alternano a illustrazioni colorate e vivaci, a pennarello, dai contorni leggeri, fino ad arrivare alle cuciture nere fatte a macchina, stilizzate, spigolose, che ci raccontano l’infanzia di Adela.
Quella che potrebbe essere una lettura angosciosa e straziante, diventa invece un modo per parlare del tabù delle malattie mentali e della condizione della donna con estrema sensibilità, grazia e riguardo.

Bea Lema con “Corpus Christi” arriva in punta di piedi, sussurra anche quando ci parla dei diavoli all’inferno, bussa piano: lascia a noi decidere se (e quanto) farla entrare.