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Autrice: Claire Dederer
Editore: Altrecose
Pagine: 320
Prezzo: 20,00€

Distinguere o non distinguere le vite dalle opere: il tormento dei fan

Mostri è un libro sul “tormento dei fan” di fronte alla distinzione tra opere artistiche e comportamenti degli artisti. Ovvero sull’attualissima questione del diverso giudizio che possiamo avere da una parte sulle creazioni letterarie o artistiche e dall’altra sui loro autori e autrici: e sulla convivenza e sulle contraddizioni tra questi giudizi, con casi più noti e meno noti (Roman Polanski, su tutti), più recenti o più antichi, e con attenzioni ai più attuali dibattiti sul metoo e sulla cancel culture.

Mostri è il primo libro pubblicato da Altrecose, la casa editrice creata dal Post insieme a Iperborea dedicata alla conoscenza della realtà e a opere di “non fiction”.

Autore: José Henrique Bortoluci
Editore: Iperborea
Pagine: 192
Prezzo: 18,00€

«Tanto lavoro e pochi soldi, non c’era tempo per disfare nessuna tela: in questa storia non ci sono Ulissi né Penelopi.» Una madre sarta che resta a casa con i figli, un padre camionista che deve lasciarli per settimane. È la famiglia di José Henrique Bortoluci, Telemaco brasiliano che si confronta con il padre Didi, viaggiatore di mestiere, per capirne il mondo e sciogliere l’enigma di un uomo che gli è sempre sfuggito. Tra i due le distanze sembrano incolmabili, quella tra un pensionato dopo settant’anni di duro lavoro e un giovane che insegna all’università – primo della famiglia che ha potuto studiare – ma anche tra il Brasile degli anni Settanta, una terra selvaggia che la giunta militare vuole colonizzare, e quello di oggi, un paese ferito. Del mondo di Didi restano solo le storie: le fughe dai banditi e dalla polizia per salvare carico e compenso nell’«inferno verde» dell’Amazzonia, le traversate dei fiumi su guadi improvvisati, gli sterrati del cerrado dove il camion può essere inghiottito da un formicaio, i viaggi notturni in cui bisogna guardarsi dall’arrivo degli ufo. Insieme a lui, i suoi colleghi della strada, cachaça in mano e pelle scottata, che il lavoro logorante ha reso ingranaggi inconsapevoli nella macchina dello sviluppo brasiliano, pedine di un capitalismo predatorio che abbatte le foreste e spoglia i territori e che diventa metafora del cancro, la malattia diagnosticata di recente a Didi.

Sulle strade di mio padre è una testimonianza toccante e delicata di amore filiale, un’indagine rigorosa sulle vene aperte del più importante paese dell’America Latina attraverso la storia avventurosa di un uomo comune che lascia al figlio un paese sconvolto e una vita migliore.

Ci siamo! Arriva la seconda tappa di Book Rave, il festival collaborativo diffuso che mira a fare rumore in ognidove. Otto case editrici in collaborazione, otto libri proposti per ciascuna tappa, centinaia di librerie che partecipano in tutta Italia tramite gruppi di lettura, presentazioni, eventi, incontri, discussioni, e un canale telegram con contenuti dedicati che unisce tuttə lə bookravers: https://t.me/b00krave

Il trimestre di lancio era stato dedicato al tema dei CORPI, e potete recuperarlo qui.

Dal 15 marzo al 15 giugno, invece, parleremo di RADICI. Radici che sono memoria, ricerca, famiglia, identità. Nelle radici c’è qualcosa da salvare, preservare, curare. E poi c’è qualcosa da distruggere, allontanare, cambiare. Nelle radici c’è la nostalgia di un futuro da costruire, e la tensione verso ciò che saremo.

C’è chi le radici le cerca, chi vuole reciderle, chi dalle proprie si sente protettə e chi al contrario si sente soffocatə e costrettə, chi vorrebbe piantarne di nuove, chi cerca di allungarle in orizzontale e chi in profondità. E voi come vi sentite?

Parliamone insieme e facciamo rumore, prendendo spunto da questi otto libri proposti:

Qui in libreria troverete un corner dedicato con tutti e otto i libri, gadget esclusivi e tutte le informazioni di cui avete bisogno.
Il punto di partenza è dato, il percorso lo creeremo insieme.

Autrice: Ia Genberg
Editore: iperborea
Pagine: 160
Prezzo: 17,00€

Una donna di mezza età e senza nome è costretta a letto dalla febbre, in uno stato di «oziosa dissoluzione» in cui vede il tempo appiattirsi in una specie di eternità, il confine tra lei e il mondo assottigliarsi e la coscienza fermarsi con insolita lucidità sui frammenti di passato che hanno fatto di lei la persona che è oggi. Così si lascia andare alla rievocazione delle figure fondamentali della sua vita e ora perdute, perché «l’io, o meglio, il cosiddetto “io”, non è altro che questo: ciò che resta delle persone a cui ci siamo stretti». Sullo sfondo di una Stoccolma degli anni Novanta, tra feste e progetti abbandonati, abbuffate di letture e tentativi di scrittura, rievoca Johanna, l’ex fidanzata che sembrava non l’avrebbe mai lasciata perché non lasciava mai niente a metà. Con Niki, invece, una ragazza capace di ribaltare l’amore assoluto in odio assoluto da un giorno all’altro, l’amicizia è da subito destinata a una fine amara. E finirà anche l’amore con Alejandro, che come un uragano arriva e se ne va lasciando una scia tangibile e duratura. Culmine dolente della rievocazione è una donna che la protagonista ha avuto accanto per tutta la vita: la fragile Birgitte, che porta in sé un angoscioso segreto da decifrare.

In quattro ritratti dalle pennellate delicate e precise, e senza rinunciare a un sottile umorismo che strappa qua e là il velo di nostalgia, Ia Genberg solleva domande sulla natura delle relazioni e su come raccontiamo la nostra vita, ricordandoci che le persone care non scompaiono mai davvero, perché ci compongono. Anche quando di loro restano solo i dettagli: un gesto, una canzone, una speranza tradita, una dedica d’amore lasciata in un libro.

Autrice: Rachel Aviv
Editore: Iperborea
Pagine: 288
Prezzo: 19,00€

Rachel Aviv ha solo sei anni quando viene ricoverata con una diagnosi di anoressia. Passano poche settimane e, da un giorno all’altro, ricomincia a mangiare. A differenza delle compagne di reparto già adolescenti – fra cui Hava, tanto brillante quanto tormentata, e così simile a Rachel da sembrarne la sorella – l’anoressia non diventa una «carriera». E se non fosse andata così «bene»? Se il desiderio di emulazione verso quelle ragazze dannate e affascinanti avesse lasciato una traccia più profonda dentro di lei?

Qui inizia Stranieri a noi stessi, il racconto di cinque vite parallele, cinque persone le cui diagnosi psichiatriche hanno finito per impossessarsi delle loro identità: Bapu, venerata come una santa negli ashram dell’India e bisognosa di cure mentali per la sua famiglia; Naomi, incarcerata dopo un tragico episodio di psicosi e alla ricerca disperata del perdono dei propri figli; Ray, medico caduto in disgrazia che ha dedicato la vita a vendicarsi dei suoi analisti; Laura, promettente studentessa di Harvard che dopo anni di terapie e diciannove psicofarmaci diversi non sa più chi è senza medicine. E Hava, che a ogni nuovo diario si impegna a trovare la forza per superare l’anoressia, ma si sentirà fino alla fine una «straniera a se stessa».

Grazie ad anni di studio, interviste e scambi con i protagonisti di questo libro, la pluripremiata giornalista del New Yorker Rachel Aviv scrive un’indagine accorata sui limiti delle nostre conoscenze intorno alla mente umana e sul bisogno che abbiamo di raccontarci e farci raccontare dagli altri nel tentativo di conoscerci. Perché niente come una storia ha il potere di cambiare – nel bene, nel male – la nostra identità e quindi la nostra vita.

Autore: Jan Brokken
Editore: Iperborea
Pagine: 256
Prezzo: 17,50€

Jan Brokken dedica un libro alla storia di sua madre Olga e al suo lungo soggiorno nelle Indie Orientali olandesi a partire dal 1935.

È il 1935 quando Olga, poco più che ventenne, arriva in Indonesia, allora colonia olandese. Insieme al marito Han trascorre dieci anni tra Giava e Sulawesi e torna nei Paesi Bassi solo dopo la Seconda guerra mondiale, con due figli al seguito. Nel 1949 darà alla luce lo scrittore Jan Brokken. Gli anni della madre a Giava sono sempre rimasti avvolti nel silenzio, ma la storia torna a incuriosirlo quando, ormai adulto, un mattino di tarda estate rimane folgorato da una sonata per pianoforte ascoltata alla radio, I giardini di Buitenzorg, dalla Suite di Giava di Leopol’d Godovskij. Buitenzorg, oggi Bogor: la città in cui Olga ha vissuto, nei cui giardini ha passeggiato accompagnata dal fruscio delle palme. Chi era Olga prima di diventare sua madre? E chi era Godovskij?

Grazie alle lettere ereditate dalla zia, Jan Brokken ricostruisce la storia intima di una donna curiosa e infaticabile, che ha imparato la lingua makassar e insegnato alle giavanesi a usare la macchina per cucire, ha conosciuto il dolore della perdita di un figlio ed è sopravvissuta alla prigionia in un campo giapponese. E accanto alla vita di Olga scopre quella di Godovskij, «anima baltica» che dalla Lituania viaggia per l’Europa e l’America impressionando con il suo talento di virtuoso del pianoforte, per poi innamorarsi dell’Indonesia.

Nell’intrico di culture e fedi dell’arcipelago asiatico, tra i ritmi delle danze di Borobudur e i suoni del gamelan, Jan Brokken disvela le storie di scrittori e compositori, da Hella Haasse a Paul Seelig, che hanno guardato al mondo intorno a loro senza l’avidità predatoria del colonizzatore, ma con la curiosità e l’apertura del viaggiatore. Proprio come Olga.

aa.vv.
Editore: Il post/Iperborea
Pagine: 320
Prezzo: 19,00€

Voltiamo decisamente pagina è il settimo numero di COSE Spiegate bene, la rivista di carta del Post realizzata in collaborazione con Iperborea.

Molte cose stanno cambiando nel giornalismo, nei giornali, e anche nei lettori: è un periodo intenso e critico per l’informazione italiana e mondiale, presa in mezzo tra un ruolo che non è mai stato così prezioso per il funzionamento e la crescita delle democrazie e un inizio di secolo che ne ha scompigliato la sostenibilità economica.

Capire come «leggerli» davvero i giornali, su quali regole e meccanismi si basino le scelte e le decisioni di chi li fa, è prezioso per comprendere quello che ci succede intorno e come viene raccontato. Come si finanziano i giornali? Chi sono le persone che li fanno? Che lingua parlano? Come si diventa «giornalisti»? Cosa sta succedendo ai più famosi quotidiani italiani e stranieri? Come si legge un’intervista? Come si misurano le copie vendute? Cosa dobbiamo pensare quando su un giornale vediamo un testo fra virgolette? E perché l’ira è l’emozione più usata nei titoli? Si può restare sulla superficie dei fatti raccontati, oppure diventare lettori più accorti e informati sull’affascinante e centrale mondo delle news e di chi le produce.

Con testi di Annalena Benini, Michela Murgia, Mario Tedeschini Lalli, Carlo Verdelli e della redazione del Post.

Autore: Patrik Svensson
Editore: Iperborea
Pagine: 224
Prezzo: 18,00€

Tra avventurieri e capodogli, esploratori e fossili millenari, L’uomo con lo scandaglio è una grande ode al mare e alle sue meraviglie, da uno degli scrittori-naturalisti più apprezzati di sempre.

Il mare è un mistero. Ne abbiamo tracciato i confini, scandagliato le profondità, ma rimane l’ultima frontiera, che forse non attraverseremo mai. Narratore con Linneo nell’animo, instancabile indagatore del mondo naturale, Patrik Svensson ha raccolto in questo libro multiforme – romanzo d’avventura, memoir, indagine scientifica – storie di personaggi celebri e individui dimenticati che si sono consacrati al mito del mare, dai naviganti polinesiani che attraversarono in canoa l’Oceano Pacifico a Piccard e Walsh, che per primi osservarono il paesaggio alieno della fossa delle Marianne.

La storia del mare è una storia di curiosità umana – come quella di Robert Dick, il fornaio-naturalista che nel 1863 trovò su una spiaggia scozzese un fossile vecchio di 385 milioni di anni e rivoluzionò la teoria evolutiva – e di bellezza, come ci insegna Rachel Carson, che al mare dedicò pagine memorabili e che grazie al mare conobbe l’amore di una vita. Ma è anche una storia di soprusi, come testimonia l’ultimo viaggio di Magellano, quello in cui rimase ucciso, qui narrato dalla prospettiva di Enrique, il suo schiavo malese e forse il primo uomo a circumnavigare davvero il globo.

Dalle antiche leggende di calamari giganti all’epopea dei capodogli immortalati in Moby Dick, passando per l’allarme ecologico a cui oggi nessuno può sottrarsi, L’uomo con lo scandaglio è un racconto sulle grandi domande della natura, quelle a cui nei secoli la nostra irrequietezza è riuscita a rispondere e quelle che la nostra filosofia non potrà mai sognare.

Autrice: Niviaq Korneliussen
Editore: Iperborea
Pagine: 320
Prezzo: 18,50€

Vive a Nuuk, la capitale della Groenlandia, è giovane e ribelle, ha una ragazza che la ama e un futuro che l’attende in Danimarca, dove sta per iniziare l’università. Eppure si sente troppo grossa, troppo scura, troppo diversa dai compagni di studio, e mentre tutti a casa credono che stia spiccando il volo verso la desiderata libertà, lei sprofonda in un disagio che in realtà ha sempre avvertito, un senso di inadeguatezza e vertiginosa solitudine, un bisogno bruciante di amore unito a una paura di deludere e di donarsi con cui finisce per far male agli altri quanto a se stessa. Un malessere che da bambina la portava a nascondersi sul Monte Corvo, nella tana di uno «spirito della montagna», e che prende il sopravvento quando un lutto la conduce nella natura maestosa della Groenlandia orientale, fino a una valle di fiori di plastica, piena di croci anonime e dimenticate. Così finiscono i tanti giovani inuit che ogni anno si tolgono la vita, nel silenzio del sistema e delle loro stesse famiglie – un tabù di cui nessuno vuole parlare.

Come forse avrete visto in giro, succede che due realtà, che già individualmente creano cose bellissime, si siano messe insieme perché possiate godere della bellezza in potenza.
Vuol dire che se comprate due titoli Iperborea, tra tuuuuutti i titoli iperborea (narrativa, infanzia, Cose spiegate bene, The Passenger, L’integrale), potete aggiudicarvi uno dei poster realizzati per l’occasione da Ciao Discoteca Italiana.

Ora. Già iperborea è una delle case editrici che amiamo di più e che fa un lavoro di diffusione e divulgazione accurato e meraviglioso (a partire dalla new entry dell’Integrale, rivista di pane e cultura che avevamo già la fortuna di conoscere). Se ci aggiungiamo poi la grafica di Ciao Discoteca Italiana allora CIAO proprio (scusate, questa era doverosa).
È proprio una di quelle occasioni che a perderle poi lo sappiamo che vi mangereste le mani.

Quindi: fatevi avanti, e se siete indecis* saremo felicissime di consigliarvi la combo più adatta. Oppure vi affidate al caso. Tanto qui qualsiasi cosa pigliate cascate bene.