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Ricominciamo? : la Stagione del Capricorno
(22 dicembre – 21 gennaio)

Ciao persone. State per leggere l’ultimo articolo della rubrica astroautor*, e per finire in bellezza questo viaggio tra i grandi nomi della letteratura e le loro stelle manca solo il segno del Capricorno. Non è un caso che il Sole entri nel segno che rappresenta l’archetipo del padre proprio a ridosso dell’inizio del nuovo anno: la Terra del Capricorno ha qui una struttura solida, necessita di poche parole e tanti fatti. Lecito dunque sentirsi un po’ scocciat* e avere voglia di rimboccarsi le maniche per cambiare il corso delle cose. Immaginate questo Sole che entra in Capricorno come un grande falò purificatore e propiziatore: preparate i calici e i buoni propositi, e dite addio a tutto ciò che più non vi appartiene né rappresenta.

Chi meglio di John Ronald Reul Tolkien, che con la sua opera ha segnato un’epoca nella letteratura fantastica, poteva rappresentare lo spirito creatore del Capricorno? Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit, e Il Silmarillion hanno dato vita a un mondo immaginario di una ricchezza e coerenza straordinarie, creando una mitologia e un’epica moderna. Nato a Bloemfontein, Sudafrica, il 3 gennaio 1892, filologo e professore di lingua e letteratura anglosassone presso l’Università di Oxford, fin da bambino mostrò una grande passione per le lingue straniere e per le fiabe e le leggende antiche. Sua madre gli trasmise l’amore per il latino, il greco e il gotico, e lui imparò da solo altre lingue come il finlandese, il norreno, il gallico. Inventò la lingua delle fate e il Quenya e il Sindarinle, le lingue elfiche parlate in quel meraviglioso universo che è la Terra di Mezzo. Tolkien sosteneva che le lingue fossero legate alla cultura e alla storia dei popoli che le parlavano, e che avessero una bellezza e una potenza proprie. Per questo, egli pensò le sue lingue in modo rigoroso e scientifico, basandosi su principi fonetici, morfologici, sintattici e semantici, legandole alla musica e alla poesia e donando loro una funzione magica e simbolica.

La Terra di Mezzo, il mondo immaginario concepito da Tolkien, è molto più di un semplice sfondo per le sue storie. È un luogo in cui si intrecciano le vicende di elfi, nani, uomini e hobbit, ciascuno con le proprie culture, linguaggi e leggende, dove l’eterna lotta tra il bene e il male la fa da padrone. Questa dicotomia si manifesta attraverso la figura dell’Unico Anello ne Il Signore degli Anelli, simbolo di potere e corruzione, che mette alla prova anche i più nobili dei personaggi. Frodo, lo hobbit prescelto per portare a termine il compito di distruggere l’anello, incarna la fragilità dell’animo umano di fronte alla tentazione.

Testimone attento della sua epoca, oppositore della rivoluzione industriale e del progresso tecnologico, amante della campagna inglese, dei suoi paesaggi verdi e delle antiche tradizioni rurali, Tolkien traspose la sua critica al progresso incontrollato nelle sue opere: la distruzione della Terra di Mezzo da parte di Sauron per creare armi ed eserciti ne è un esempio. Dopo il ritiro dall’insegnamento, Tolkien si dedicò alla stesura del Silmarillion, il suo principale corpus mitologico. L’opera sarà pubblicata postuma nel 1977 dal figlio Christopher, ma accompagnerà, se così si può dire, il contrappasso terreno dello scrittore: sulle tombe dei coniugi Tolkien sono incisi i nomi di Beren e Lúthien, i due amanti protagonisti dell’omonimo racconto del Silmarillion.

Figura letteraria spesso oscurata dall’enorme fama del suo compagno di vita e di battaglie Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir è da ritenersi una delle più autorevoli scrittrici dell’esistenzialismo francese. Con uno stile sobrio e accurato, de Beauvoir diede vita a un ricco corpus di opere in cui non si limitò ad affrontare tematiche etiche e politiche, ma aprì la strada a un nuovo genere letterario, definito “romanzo metafisico” dalla scrittrice stessa.  Afflitta da una perenne angoscia esistenziale, analizzò mirabilmente la tragica crisi dell’uomo contemporaneo e le conseguenze che ne derivano all’interno della società.

Nata il 9 gennaio 1908 a Parigi, dopo aver studiato all’Istituto Désir e alla Sorbona, de Beauvoir divenne un’allieva brillante, e ottenne nel 1929 l’agrégation in filosofia. Nel 1929 conobbe Jean-Paul Sartre, con il quale instaurò un legame intellettuale e affettivo profondo, caratterizzato da una grande libertà e reciprocità. Sebbene entrambi avessero relazioni extraconiugali, la loro unione si basava sul rispetto e sulla stima reciproca, che li portò a non sposarsi mai e a vivere in spazi separati, ma vicini. Insieme a Sartre farà parte del gruppo di Resistenza “Socialismo e Libertà“. Ma solo per un breve periodo di tempo: pur condividendo le idee socialiste, de Beauvoir non si lascerà mai imprigionare da un qualsivoglia partito o movimento politico, né esiterà a prendere le distanze dalle derive autoritarie del comunismo che cozzavano con i suoi ideali di libertà e di giustizia.

La sua opera più celebre, Il secondo sesso, pubblicata nel 1949, spezzò la continuità tra il primo movimento femminista e la sua contemporaneità. Attraverso un’analisi critica della condizione femminile, de Beauvoir smontò l’idea che la conquista dei diritti civili, come il suffragio universale, avesse portato a una vera emancipazione delle donne. L’uguaglianza giuridica non bastava a garantire rapporti paritari tra uomini e donne, poiché le discriminazioni verso queste ultime erano profondamente radicate nel contesto culturale, relegandole a una condizione di subordinazione: per questo sono sempre state considerate il secondo sesso. Il saggio generò un grande scalpore e venne addirittura inserito nell’Indice dei libri proibiti in Francia, dando vita a una nuova visione del femminismo e voce alla lotta per i diritti delle donne.

Nel corso degli anni ’70, de Beauvoir si impegnò attivamente in molte cause, tra cui quella per la legalizzazione dell’aborto. Nel 1971 redasse il Manifesto delle 343 puttane, firmato da 343 fra intellettuali, attrici, e donne comuni che si autodenunciavano per avere fatto ricorso all’aborto, pratica che all’epoca veniva punita con la detenzione da 3 mesi a 6 anni per chiunque ne avesse fatto ricorso o li avesse praticati. Lo fece attraverso una prospettiva filosofica esistenzialista sostenendo che ogni individuo, uomo e donna in quanto coscienza, è sostanzialmente libero. Nel 1980, la morte del suo compagno di vita la spinse a raccontare gli ultimi anni del celebre filosofo in La cerimonia degli addii. «La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo».

Buona stagione del Capricorno stelline, e che la forza del rinnovamento sia con voi.

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