Tag Archivio per: narrativa

Autrice: Agustina Bazterrica
Editore: Eris Edizioni
Pagine: 288
Prezzo: 16,00 €

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana.
Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.

Autore: José Henrique Bortoluci
Editore: Iperborea
Pagine: 192
Prezzo: 18,00€

«Tanto lavoro e pochi soldi, non c’era tempo per disfare nessuna tela: in questa storia non ci sono Ulissi né Penelopi.» Una madre sarta che resta a casa con i figli, un padre camionista che deve lasciarli per settimane. È la famiglia di José Henrique Bortoluci, Telemaco brasiliano che si confronta con il padre Didi, viaggiatore di mestiere, per capirne il mondo e sciogliere l’enigma di un uomo che gli è sempre sfuggito. Tra i due le distanze sembrano incolmabili, quella tra un pensionato dopo settant’anni di duro lavoro e un giovane che insegna all’università – primo della famiglia che ha potuto studiare – ma anche tra il Brasile degli anni Settanta, una terra selvaggia che la giunta militare vuole colonizzare, e quello di oggi, un paese ferito. Del mondo di Didi restano solo le storie: le fughe dai banditi e dalla polizia per salvare carico e compenso nell’«inferno verde» dell’Amazzonia, le traversate dei fiumi su guadi improvvisati, gli sterrati del cerrado dove il camion può essere inghiottito da un formicaio, i viaggi notturni in cui bisogna guardarsi dall’arrivo degli ufo. Insieme a lui, i suoi colleghi della strada, cachaça in mano e pelle scottata, che il lavoro logorante ha reso ingranaggi inconsapevoli nella macchina dello sviluppo brasiliano, pedine di un capitalismo predatorio che abbatte le foreste e spoglia i territori e che diventa metafora del cancro, la malattia diagnosticata di recente a Didi.

Sulle strade di mio padre è una testimonianza toccante e delicata di amore filiale, un’indagine rigorosa sulle vene aperte del più importante paese dell’America Latina attraverso la storia avventurosa di un uomo comune che lascia al figlio un paese sconvolto e una vita migliore.

Autrice: Jacqueline Harpman
Editore: Blackie Edizioni
Pagine: 176
Prezzo: 18,90€

In un bunker sotterraneo, trentanove donne sono tenute in isolamento in una cella. Sorvegliate da violente guardie, non hanno alcuna memoria di come sono arrivate lì, nessuna nozione del tempo, solo un vago ricordo delle loro vite precedenti. Mentre il ronzio della luce elettrica fonde il giorno con la notte e gli anni passano, una ragazza – la quarantesima prigioniera – siede sola ed emarginata in un angolo. Questa misteriosa ragazza che non ha conosciuto gli uomini sarà la chiave per la fuga e la sopravvivenza delle altre nel mondo desolato che le attende in superficie.

Autore: Pier Paolo Di Mino
Editore: Laurana
Pagine: 680
Prezzo: 22,00€

Che cosa sappiamo della realtà? La realtà dell’esperienza ci è nota: conosciamo fatti, eventi, cause, luoghi, individui. Ma nel cuore dell’esperienza è nascosta una trama simbolica: la realtà reale.
Nell’Ottocento, mentre grazie alla rivoluzione industriale la tecnica si affermava come lo strumento principe per la conoscenza e il dominio del mondo, i romanzieri – da Balzac a Flaubert – tentarono di rappresentare scientificamente la realtà dell’esperienza; ma nel passaggio al Novecento ci si accorse che il realismo non riusciva a soddisfare il bisogno di senso, che l’esperienza risultava frammentata e dispersa, che la realtà reale sfuggiva alla presa. Joyce, Proust, Döblin, Mann, Broch, Musil, Hesse, Canetti e altri tentarono un romanzo nuovo, vorace, spirituale, strabordante dalle forme canoniche.

Lo splendore di Pier Paolo Di Mino si colloca in questa tradizione modernista; ma ficca le sue radici molto più nel profondo, nelle grandi narrazioni bibliche e prebibliche, nella sapienza cabalistica e alchemica – il titolo è un omaggio allo Zohar –, nel romanzo comico e parodistico di Cervantes e Sterne. E al tempo stesso è una rocambolesca e talvolta granguignolesca epopea popolare, avvincente come un romanzo di Dumas.

Lo splendore. L’infanzia di Hans racconta l’infanzia di Hans Doré, nato nel 1911 in un sobborgo di Berlino e destinato a diventare il «vero re», colui che – senza saperlo – potrà salvare il mondo dalla macchina della necessità; ma è soprattutto il racconto della sua genealogia diretta e indiretta, nella quale si affollano personaggi memorabili – la curatrice ambulante Hermine, la piissima Clea, il brutale Gustav, il fervente socialista Joseph –, ciascuno con il proprio compito all’interno della sottile trama che regge le sorti dell’umanità. Le loro vite sono contese da due fazioni contrapposte, che sembrano muoversi con agilità nello spazio e nel tempo: da una parte l’abeliano Hubel e il cainita Ginzburg, dall’altra il prete Kircher e un misterioso libraio. Saranno questi ultimi che, per mezzo di un visionario libro azzurro fatto di sole immagini, tenteranno di guidare Hermine, Clea, Gustav, Joseph e lo stesso Hans verso lo splendore.

Autrice: Suzie Miller
Editore: Neri Pozza
Pagine: 336
Prezzo: 20,00€

«Guardate alla vostra sinistra. Poi alla vostra destra. Fra voi, una persona su tre non ce la farà». Così la preside della facoltà di Legge a Cambridge si rivolge alla sua platea: la crème de la crème della società, studenti eccezionali, gli abiti che gridano ricchezza, scuole private, fondi d’investimento. Ma nella folla, a disagio, incredula di essere lì, lei che viene dalle case popolari fuori Londra, c’è Tessa. Tessa che da un momento all’altro teme che qualcuno si avvicini a dirle: «Siamo dolenti, c’è stato un terribile errore». Tessa che, dopo quel discorso, concentra tutta la sua grinta e la sua rabbia nello studio. Non sarà lei, quell’una su tre. Ora, a trent’anni, Tessa Ensler è un’avvocata di successo, specializzata nei casi più spinosi, come la difesa di chi è accusato di violenza sessuale. La tenacia e il carattere adesso sono al servizio del sistema giudiziario e delle sue regole, in cui lei crede profondamente. È l’esistenza del ragionevole dubbio che bisogna provare, anche al di là di quello che a prima vista, prima facie, appare a giudice e giuria. Fino al giorno in cui a Tessa succede ciò che succede a tante. A un terzo delle donne, per la precisione. Il giorno in cui le attenzioni di un collega diventano qualcosa di più, e poi qualcosa di indesiderato, violento. E Tessa si trova così dalla parte opposta, insieme a tutte le altre, a scontrarsi col ragionevole dubbio, solo per scoprire la vera natura delle regole in cui ha sempre creduto. Non è per loro che sono state scritte.

Prima facie è il racconto di una donna indomabile ma anche un invito a ricordare che la rabbia può diventare forza. Guardate alla vostra sinistra, poi alla vostra destra. Una su tre.

Autrice: Julia Armfield
Editore: Bompiani
Pagine: 240
Prezzo: 18,00€

Una mattina ho ascoltato involontariamente la conversazione di tre ragazze che chiacchieravano ad un tavolo, qua in libreria. Hanno una ventina d’anni, parlano di tutto fuorché di banalità. Una di loro dice che, se ne avesse la possibilità, piuttosto di esplorare lo spazio le piacerebbe scandagliare le profondità della terra, entrare nei vulcani, scendere negli oceani.

Come la capisco. Da brava scorpioncina quale sono, farei esattamente la stessa cosa. Colma di timore reverenziale verso quell’oscurità, con una paura che non ho dubbi si trasformerebbe in terrore, ma sceglierei anch’io di scendere.

A partire dal 1961, i voli nello spazio con equipaggio umano sono stati più di trecento, mentre le immersioni per raggiungere la Fossa delle Marianne si contano sulle dita di una mano. Stiamo toccando mete sempre più distanti nel nostro Sistema Solare, e non sappiamo quasi nulla della vita negli abissi. Saliamo sempre di più, ma non andiamo in profondità.
Questa è una metafora facile per molte cose, non trovate?

Ed è anche di metafore che si compone Le nostre mogli negli abissi di Julia Armfield (Bompiani), un romanzo horror, fantastico, disturbante, queer -difficile definirlo- che ci porta proprio in quei fondali sconosciuti, riconducendo a galla le paure con cui non vogliamo confrontarci.

Leah, biologa marina, si inabissa per una missione che invece di tre settimane durerà sei mesi. La moglie Miri al suo ritorno la attende a braccia aperte, ma si renderà subito conto che è successo qualcosa per cui Leah non sarà più la stessa.

È un libro inquietante, angosciante, degno dei migliori film di Cronenberg, eppure in ogni riga si respira amore.
Lo spiega bene la stessa Julia Armfield in un’intervista: «Horror e romanticismo derivano dallo stesso punto: la paura della morte. In fondo non trova che innamorarsi sia terrificante? Significa accettare di convivere con la paura di perdere la persona amata».

E l’amore vero va in profondità, non si accontenta della superficie. Esplora, pronto ad accettare le creature di cui neppure sospettava l’esistenza e ad accogliere le trasformazioni.
Non importa quanto faccia paura.

Autore: Paul Willems
Editore: Safarà
Pagine: 112
Prezzo: 16,00€

LA PRIMA EDIZIONE ITALIANA DEI RACCONTI DI UNO DEI PIÙ GRANDI EREDI DELLA LETTERATURA FIAMMINGA, VINCITORE DEL PRIX QUINQUENNAL DE LITTÉRATURE.

Pubblicate per la prima volta in francese nel 1983, le pagine de La cattedrale di nebbia distillano narrazioni eteree ambientate in un’Europa ancestrale, dove foreste diafane custodiscono architetture impalpabili che si dissolvono al sole per riassumere forma al crepuscolo – in una narrazione evanescente che propaga un fascino rarefatto e inesauribile.

La raccolta include due saggi di tradizione proustiana, Leggere e Scrivere, che attraversano i mille perché della lettura e della scrittura offrendo un sentiero di esplorazione privilegiato per chiunque voglia inoltrarsi nella foresta di Houthulst e seguire le tracce sfuggenti che conducono alla leggendaria cattedrale di nebbia.

Autrice: Claudia Cravens
Editore: NN Editore
Pagine: 320
Prezzo: 19,00€

Arkansas, 1877. Bridget Shaughnessy ha sedici anni e deve badare a suo padre, buono ma incapace, troppo spesso ubriaco. Quando l’uomo muore per un morso di serpente, Bridget capisce di dover contare solo su se stessa: dopo una marcia estenuante, arriva a Dodge City a dorso di mulo e senza un soldo, ma i suoi capelli rossi e l’aria dolce e spavalda da ragazza di campagna attirano l’attenzione di Lila, maîtresse del Buffalo Queen, l’unico saloon in città gestito da due donne. Bridget sente di avere finalmente una casa: stringe amicizia con le sue compagne, soprattutto con Constance, e accetta la corte del vicesceriffo di Dodge City, Jim Bonnie. L’arrivo di Spartan Lee, leggendaria pistolera, getta però lo scompiglio nel cuore di Bridget, che si allontana da Jim proprio nel momento in cui il saloon e le ragazze hanno bisogno della massima protezione da una banda di pericolosi avventurieri.

In questo esordio travolgente, Claudia Cravens racconta il western attraverso lo sguardo di una ragazza che diventa donna ribaltando ogni convenzione, e scopre se stessa seguendo con candore e ironia i moti del cuore. Le spietate infonde nuova vita al mito della frontiera e, strizzando l’occhio al grande cinema, racconta una storia di riscatto, di libertà e di amore.

Autrice: Ottessa Moshfegh
Editore: Feltrinelli
Pagine: 144
Prezzo: 15,00€

Lo straordinario esordio di Ottessa Moshfegh.

Salem, Massachusetts, 1851: McGlue è tenuto sotto chiave nella stiva di una nave, ancora troppo ubriaco per essere sicuro del proprio nome, della situazione e del proprio orientamento: potrebbe aver ucciso il suo migliore amico. La memoria intollerabile di ciò che è accaduto si accompagna ai suoi sprazzi di sobrietà. Ottessa Moshfegh veleggia spavalda nella grande tradizione letteraria americana e ci regala un furfante perfido e senza cuore in un viaggio affilato come un coltello attraverso le nebbie dei ricordi.

Autore: Pajtim Statovci
Editore: Sellerio
Pagine: 304
Prezzo: 17,00€

Negli anni Ottanta, in un villaggio della Jugoslavia, Emine è una giovane donna che spesso si scontra con le idee del mondo attorno a sé e con un padre severo e superstizioso. Per un capriccio, un uomo che conosce appena le chiede la mano, e lei in quel matrimonio intravede la possibilità di un cambiamento. Quando i Balcani in guerra si sgretolano, la famiglia fugge in Finlandia e la vita nel nuovo paese è dominata dalla paura e dalla vergogna.
Accanto a lei, il figlio Bekim cresce in una terra dove a chi viene da fuori si comanda di accontentarsi di poco e di essere grati. Il ragazzo rischia di diventare un emarginato sociale, è un immigrato ed è gay, in un paese sospettoso verso gli stranieri fino alla violenza. Quando gli chiedono il suo nome, spesso ne inventa uno. A volte finge di essere russo. I duri del posto gli sputano in faccia. È ossessionato dalla pulizia e distaccato non solo dai suoi compagni di scuola ma anche dalla madre, che a sua volta è alla ricerca di una identità e di un futuro diversi. A parte incontri occasionali, l’unico compagno di Bekim è un enorme serpente, un boa che lascia vagare liberamente per l’appartamento. Poi, una notte in un gay bar, il giovane incontra un gatto come nessun altro. Questa creatura parlante, capricciosa, affascinante e manipolatrice lo guiderà in un viaggio sconvolgente nel passato, verso il Kosovo e i suoi demoni, per dare un senso alla storia magica e crudele della sua famiglia.

Il primo romanzo di Pajtim Statovci è una continua sorpresa: un serpente letale, un gatto sprezzante e sexy; incontri online e matrimoni balcanici; il caos surreale del l’identità; le cose che cambiano quando cambia il nostro mondo, quelle che invece non cambiano mai; il catastrofico antagonismo tra padri e figli; l’attonito sentimento dell’amore. Statovci è uno scrittore di singolare originalità e potenza, e in questo suo esordio abbraccia la complessità del nostro mondo creando un’opera letteraria che possiede la forza di un classico del futuro.

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Primo raduno primaverile del nostro gruppo di lettura!

Questa volta si parla di romanzi storici, musica e stalinismo con Il rumore del tempo di Julian Barnes, il libro in cui il prolifico autore inglese si è messo nei panni del compositore Dmitrij Sostakovic per riflettere sul rapporto tra arte e potere.

Julian Barnes dovrebbe essere una garanzia, è uno degli scrittori contemporanei più acclamati, ma questa fama è davvero meritata o i nostri ornitorinchi saranno di altro avviso? Per ora tutto tace, abbiamo pochissimi commenti in anteprima: per conoscere il verdetto sarà necessario presentarsi qui lunedì 15 alle 19.00 e assistere o partecipare al dibattito.

Non l’avete letto e volete comunque venire? L’avete effettivamente letto ma non vi va di parlarne, vorreste solo ascoltare?
Vi firmiamo la giustificazione in bianco, a noi fa piacere anche solo vedervi tra la folla!
Inoltre, potete gustarvi il momento della votazione del libro successivo – tra maggio e giugno leggeremo un titolo di letteratura asiatica, e sta come sempre a voi decidere quale.
Prima di lasciarvi a tutte le ricerche del caso, sono doverose delle delucidazioni: l’Asia è grandissima, lo sappiamo anche noi, non avevamo l’arroganza di inserire tutto in un unico calderone. In questo caso l’intento era di focalizzarsi su ciò che viene egocentricamente definito “estremo oriente”, quindi Cina, Giappone, Corea, Sudest asiatico [le altre zone avevano un bigliettino dedicato, che il caso ha voluto non venisse pescato a inizio anno].

Riassumendo: ci confrontiamo su Barnes, votiamo un libro di letteratura asiatica, e chi vuole può acquistare una copia di Le intermittenze della morte, di cui parleremo a maggio prima di dedicarci all’Asia.

Мы ждем вас!

Conosciamo bene il mito della ragazza malinconica e affascinante: lo siamo state, avremmo voluto esserlo, ne siamo statə attrattə.
Il mito delle vergini suicide, Sylvia Plath, Anne Sexton, Virginia Woolf, Tumblr.

Un articolo online su “come essere una tumblr girl” recita: per diventare Tumblr devi essere originale e per farlo, mostrare la tua personalità. La prima cosa che dobbiamo tenere in considerazione è essere noi stessi, ma aggiungendo sempre qualcosa che ci distingua dal resto. È ironico questo concetto dell’originalità, se si pensa che corrisponde invece tutto perfettamente ad una determinata estetica, replicabile.

Anche Sara Marzullo, giornalista culturale e traduttrice, ha rincorso il mito della Sad Girl, e ora ne ha scritto un libro per 66thand2nd:

«Ero triste, di una tristezza vischiosa e pervasiva, come melassa o incenso. E soprattutto, era cosi che volevo descrivermi». A vent’anni Sara Marzullo non sa spiegare la sua malinconia, così se la tatua addosso, si veste di nero e legge solo poetesse. All’improvviso la confusione e lo spaesamento della giovinezza si condensano in un’identità che è anche, indissolubilmente, un’estetica, quella della sad girl. […] Oggi, dieci anni dopo, Marzullo si interroga su cosa si nasconda dietro l’ossessione sociale e culturale verso le giovani donne. Dal capitale erotico al business sempre rinnovato delle pop star, dall’industria della prima persona al tema dominante della ragazza scomparsa, questo libro indaga e smonta gli archetipi e gli stereotipi che plasmano le ragazze condizionandone i comportamenti e l’educazione sentimentale e sessuale.

Ne parleremo con l’autrice e Viola Valéry domenica 05 maggio alle 18.00.

Tutto questo dolore ci sarà utile, a patto che lo capitalizziamo.