Tag Archivio per: saggistica

Autrice: Vera Gheno
Editore: Einaudi
Pagine: 142
Prezzo: 15,00€

Chi può definirsi grammamante? Chi ama la lingua in modo non violento, la studia e cosí comprende di doverla lasciare libera di mutare a seconda delle evoluzioni della società, cioè degli usi che le persone ne fanno ogni giorno parlando. Essere grammarnazi significa difendere la lingua chiudendosi dentro a una fortezza di certezze tanto monolitiche quanto quasi sempre esili; chi decide di abbracciare la filosofia grammamante, invece, non ha paura di abbandonare il linguapiattismo, ossia la convinzione che le parole che usiamo siano sacre, immobili e immutabili. Perché per fortuna, malgrado la volontà violenta di chi le vorrebbe sempre uguali a loro stesse, le parole cambiano: alcune si modificano, altre muoiono, ma altre ancora, nel contempo, nascono. E tutto questo dipende da noi parlanti: non c’è nessuna Accademia che possa davvero prescrivere gli usi che possiamo farne; siamo noi a deciderlo e permettere il cambiamento.

È tempo di smettere di essere grammarnazi e tornare ad amare la nostra lingua, apprezzandola per quello che davvero è: uno strumento potentissimo per conoscere sé stessi e costruire la società migliore che vorremmo.

Autrice: Virginia Cafaro
Editore: Le plurali
Pagine: 132
Prezzo: 12,00€

Guida femminista sul diritto al riposo

Una storia familiare come tante: figlia della classe operaia, Virginia Cafaro non ha mai visto i genitori riposare davvero, nel senso di godersi momenti di ozio, relax e sonno. Ma nemmeno lei era mai riuscita a dare un nome a quel mostro che, da sempre, le impediva di schiacciare un pisolino senza sentirsi in colpa, ovvero il capitalismo cronofago.

Con una prospettiva inedita e singolare, questa bussola ci spinge a rivendicare il diritto al riposo, intersecando analisi sociologiche con l’esperienza quotidiana. Partendo dai lati oscuri dello scrolling, fino alla procrastinazione della buonanotte e prendendo spunto dal comportamento dei porcellini d’India, l’autrice ci porta a indagare il lato femminista del riposo e a rivendicarlo come un atto rivoluzionario rispetto al tentativo costante dell’ipercapitalismo di ingurgitare fino all’ultimo minuto del nostro tempo.

a cura di Adam Biles
Editore: Neri Pozza
Pagine: 256
Prezzo: 20,00€

Per qualsiasi avido lettore, è impensabile andare a Parigi senza programmare una visita a una delle librerie più iconiche al mondo: Shakespeare and Company. A due passi da Notre-Dame, l’insegna verde e gialla con accanto un affresco di Walt Whitman che veglia sulla soglia, è stata il rifugio della Beat Generation negli anni Cinquanta e rimane ancora oggi un punto di riferimento per autori e autrici da tutto il mondo. Ed è infatti qui, dove la letteratura si respira in ogni angolo, su ogni scaffale e ripiano, che incontriamo scrittrici e scrittori in carne e ossa, sentiamo le loro voci, conosciamo i loro pensieri sulla vita e sui libri che li hanno resi famosi. Nelle interviste raccolte dal direttore letterario Adam Biles si conversa degli aspetti più disparati dell’umano: l’idea di natura per Annie Ernaux, il concetto di rappresentanza secondo Reni Eddo-Lodge e Colson Whitehead, la cognizione del tempo di Carlo Rovelli, il senso dello scrivere per Rachel Cusk e per Karl Ove Knausgård, la definizione di solitudine secondo Olivia Laing, la presenza dei classici nel contemporaneo per Madeline Miller, e molto altro ancora.

Venti conversazioni ospitate da Shakespeare and Company, venti protagonisti della letteratura mondiale celebrano il nostro tempo, offrendo ai lettori l’occasione di un dialogo vivo, un incontro unico.

Autore: Francesco Codello
Editore: elèuthera
Pagine: 120
Prezzo: 13,00€

Valorizzare i meriti (e penalizzare i demeriti): è questa oggi la filosofia prevalente. Ma pur essendo evocata da tutti gli schieramenti politici e da ogni gruppo professionale, la meritocrazia non è solo un’impraticabile illusione ma è soprattutto una nuova forma per giustificare la disuguaglianza sociale.

Suadente e accattivante, la parola meritocrazia pervade ormai ogni discorso. Ripetuta come un mantra salvifico in ogni contesto sociale e professionale, oggi appare come l’unica opzione che possa affrancarci dal clientelismo e dalle sue disastrose conseguenze. Ma davvero il merito (termine quanto mai ambiguo) e l’ossessione valutativa che comporta ci offrono una via d’uscita? Nient’affatto, risponde Codello, perché la visione meritocratica è non solo irrealizzabile, in quanto basata su premesse false (la parità delle condizioni di partenza), ma anche indesiderabile, in quanto trasforma la disuguaglianza da fatto sociale a dato naturale. L’idea di fondo è infatti che ognuno di noi – chi ce la fa e chi non ce la fa – occupi nella piramide sociale il posto che «si merita»: un riconoscimento inappellabile e interiorizzato che porta i «vincenti» a ritenere giustificato il proprio potere e i «perdenti» ad accettare la propria discriminazione. L’idea meritocratica si configura dunque come il trionfo del «governo dei migliori» da un lato e della «servitù volontaria» dall’altro. In definitiva, una sofisticata riproposizione del principio di disuguaglianza.

Autrice: Melissa Febos
Editore: nottetempo
Pagine: 180
Prezzo: 16,50€

In questo connubio audace e ben riuscito di memoir e saggio di scrittura creativa, Melissa Febos racconta e analizza il percorso emotivo, psicologico – e persino fisico – che lo scrivere di sé richiede. Soprattutto, fornisce un punto di vista critico sull’autenticità del legame tra le esperienze vissute e quelle narrate, sulle questioni etiche e metodologiche che attraversano l’agire artistico quando ci si mette in gioco in prima persona, sulle potenzialità terapeutiche e sovversive che questo tipo di pratica può assumere. Come fare a mettere nero su bianco le storie e le relazioni che ci hanno resi quel che siamo? Come parlare dei nostri corpi, dei desideri che ci muovono e dei traumi che ci paralizzano? Che impatto ha sulla scrittura – e sulla vita – di un’autrice o di un autore l’essere accusati di “guardarsi l’ombelico” o al contrario lodati per il coraggio con cui ci si mette a nudo? E a chi appartengono, in fondo, le nostre storie più intime?

Attingendo dalla propria esperienza personale e artistica – in un tracciato che passa per la dipendenza e la guarigione, il lavoro sessuale e l’evoluzione dalla narrativa alla non-fiction –, Melissa Febos esplora in modo inedito la soggettività, la privacy e il potere delle storie. Radicale e trascinante, Questa mia carne offre idee e riflessioni preziose – ma anche utili consigli pratici – a chiunque abbia mai pensato di elaborare la propria storia in un racconto.

Autrice: Jennifer Guerra
Editore: Einaudi
Pagine: 180
Prezzo: 15,00€

Oggi a un’adolescente basta aprire Instagram per imbattersi in riflessioni femministe (o pseudofemministe), risparmiandosi la necessità di unirsi a un collettivo o a un gruppo di autocoscienza.

Brand di abbigliamento si improvvisano femministi e producono magliette in serie con frasi inneggianti al girl power. Pagine social e piattaforme digitali graficamente accurate alternano post o storie motivazionali a inserzioni pubblicitarie. Innumerevoli servizi immateriali propongono corsi sull’empowerment, sulla valorizzazione femminile, su come rendere piú women friendly il proprio business. Inoltre l’ossessione recente per le celebrity femministe promuove l’idea che un certo tipo di femminismo sia da mettere in soffitta per fare spazio a un femminismo nuovo, egemonico, che nasconde sotto il tappeto i pensieri più radicali e si fa portatore di valori positivi, anche se profondamente contraddittori.

Come scrive Jennifer Guerra in questo saggio acuto, la recente riemersione del soggetto politico femminista in un paradigma economico che non si fa scrupoli a capitalizzare i temi sociali in nome del profitto ci pone di fronte a delle sfide nuove. Il primo nodo da sciogliere è se le aziende e i marchi si meritino il «patentino» del femminismo e il secondo, forse piú impegnativo da sbrogliare, riguarda l’influenza che la nuova postura della brand identity esercita sulla pratica femminista. Per tentare di dare una risposta a queste domande, è necessario capire come si è arrivati a questo punto.

Autrice: Maddie Mortimer
Editore: Il Saggiatore
Pagine: 464
Prezzo: 20,00€

Mappe dei nostri corpi spettacolari è la storia di un essere inafferrabile che, lento e inesorabile, si aggira in un paesaggio affascinante: il corpo umano. Si ferma al suo interno, ne esplora gli organi, si moltiplica tra le cellule. Una creatura che racconta la topografia di un corpo, da cui assorbe energia vitale tappa dopo tappa; avanza lungo gli argini delle sue vene, si riversa nei tessuti, scivola nelle anse dei capillari. Sfiora la trachea come i tasti di uno xilofono. Si diffonde implacabile.

Ma è anche la storia di Lia, una giovane donna sposata con Harry e madre di Iris, alle prese con i cambiamenti dell’adolescenza. È la loro quotidianità che questa creatura racconta, perché conosce tutti loro: i segreti del passato, le verità non dette del presente e l’inevitabilità del futuro. Mentre Lia affronta quella che potrebbe essere la fine, i ricordi della sua infanzia e una storia d’amore nascosta portano alla luce paure profonde. Sotto attacco da dentro, Lia cerca di trovare un equilibrio e di tracciare i confini di un’instabile felicità. Ma il tempo e i corpi sono porosi e imprevedibili.

Maddie Mortimer si muove tra diversi stili di scrittura e stati d’animo, in una vera e propria catabasi attraverso il corpo umano che si fa racconto di luoghi spettacolari e al contempo spaventosi; la discesa in un abisso profondo che si trasforma in una celebrazione assoluta della vita.

Autrice: Myriam Daguzan Bernier
Editore: Settenove
Pagine: 172
Prezzo: 23,00€

Myriam Daguzan Bernier, sessuologa e giornalista, affronta con chiarezza domande e temi legati non solo alla scoperta della sessualità, ma anche alle questioni relative all’identità, alle relazioni, alle emozioni e all’immagine di sé.

Il dizionario, rivolto sia a lettrici che lettori dai quattordici anni, sia alle persone adulte che hanno bisogno di strumenti per l’educazione sessuale, si compone di 150 parole, per ciascuna delle quali si indicano origine, definizione, esempi concreti legati all’attualità e suggerimenti di approfondimento sul tema attraverso film, serie tv e libri.
È un volume in cui i cambiamenti, la crescita e le paure vengono raccontate con rigore scientifico e leggerezza.

In fondo al volume è presente una sezione con risorse che contengono riferimenti italiani e internazionali che includono materiali da consultare, associazioni ed enti da contattare in caso di necessità.

Autor*: Cathia Jenainati, Judy Groves, Jem Milton
Editore: Fandango
Pagine: 208
Prezzo: 19,00€

Che cos’è il femminismo? Perché se ne parla ancora e che cosa può dirci su noi stess3, sulle nostre società e sui pregiudizi? Questa storia per immagini esplora la storia del femminismo dai suoi albori, dalla lotta contro l’oppressione sessista fino alle moderne “ondate” del femminismo, dal MeToo al femminismo intersezionale e alle discussioni sui diritti delle donne in Medio Oriente. Al centro di questa carrellata attraverso i tempi moderni e contemporanei, la teoria critica, le azioni di massa e le forze sociali e culturali che hanno influenzato e influenzano ancora oggi l’atteggiamento nei confronti del genere, della vita delle donne e della lotta per l’uguaglianza.

Autore: Andrea Guaia
Editore: Eris
Pagine: 500
Prezzo: 25,00€

In questo libro troverete i 100 film più estremi della storia del cinema. Il cinema degli eccessi non è semplicemente horror, splatter. Travalica i generi e «Non è importante che un’opera cinematografica sia eccessivamente violenta, drammatica, immorale. L’aspetto fondamentale è che sia eccessivamente.» Questa tipologia di film ha a che fare con il concetto di sensation seeking, qualcosa di forte che ci colpisce proprio perché è fuori dal quotidiano. Opere di grande importanza cinematografica, molto forti, con una chiara visione artistica e politica, estetica quanto di contenuto, espressione fortemente autoriale di chi le ha create. Tra i vari registi citati partiamo da Pier Paolo Pasolini e John Waters, per passare da David Cronenberg e arrivare a Katsuya Matsumura, Cristian Mungiu e Srdjan Spasojevic.

100 film, 100 analisi critiche per guidarvi in questo viaggio nell’estremo e nel disturbante, con approfondimenti, schede tecniche, interviste e illustrazioni ispirate a questi film straordinari, alcuni poco conosciuti, altri dei veri e propri cult, altri ancora pietre miliari della storia del cinema. I titoli, selezionati dal 1968 in poi sino agli anni più recenti, sono un perfetto excursus all around the world di quello che troviamo più forte e che ci fa contorcere davanti allo schermo. 100 opere per reimparare a guardare davvero e riscoprire cosa è realmente scioccante in un mondo dove la sovrabbondanza di qualsiasi tipo di immagine e prodotti audiovisivi sembrano avere anestetizzato spettatori e spettatrici di ogni età. Ma certe opere cinematografiche, anche a distanza di decenni, non perdono il loro potere di inchiodarci davanti al disturbante, al disgustoso e soprattutto davanti alla vera violenza, quella della società in cui viviamo.

Tag Archivio per: saggistica

Tutti i libri di Edizioni Tlon, per loro stessa definizione, intendono trasmettere l’urgenza e il piacere di porsi domande; costruire ponti tra le idee e le azioni.

Ed è quello che fanno anche queste due interessantissime uscite fresche di stampa, che vi presenteremo in doppietta insieme agli autori Irene Doda e Gregorio Magini:

L’utopia dei miliardari. Analisi e critica del lungotermismo  
Se il mondo sta finendo, ci prenderemo l’universo: questa è una delle soluzioni proposte dal lungotermismo, una filosofia sempre più diffusa tra le élite dei miliardari. Il futuro è più importante del presente: perché cercare di risolvere la fame nel mondo se si può promettere di trasferire l’umanità su Marte tra duecentomila anni? Questo freddo calcolo costi-benefici proiettato in un futuro remoto fornisce un alibi ai potenti che, nascondendosi dietro la promessa messianica di salvare il genere umano, ignorano le questioni più immediate. Irene Doda esplora i fondamenti e le contraddizioni del lungotermismo, rivelando come esso miri più alla conservazione dei rapporti di potere che al miglioramento delle condizioni umane.

Mitologia del complottismo. Il Behemoth delle storie
L’analisi del complottismo come fenomeno contemporaneo tende a concentrarsi sui suoi usi politici ed effetti sociali, o sulle spiegazioni psicologiche e cognitive della sua diffusione, di solito con l’obiettivo ideale di un suo superamento. Passa spesso in secondo piano che questo fenomeno si manifesta come pratica di generazione e diffusione di “narrazioni complottistiche”. Questo saggio pone al centro la questione narrativa, inquadrandola in un più ampio contesto culturale di crisi dell’efficacia della narrazione. Gregorio Magini mostra che le narrazioni complottistiche sono uno dei casi più eclatanti di una generale disgregazione del sistema dei generi narrativi.

Vogliamo porci un po’ di domande insieme?
Il luogo è qui, insieme agli autor* e Francesco D’Isa, domenica 21 aprile alle 18.30.

“Lo scetticismo è una reazione comune quando un’importante innovazione tecnologica rivoluziona il modo di manipolare i simboli, in questo caso visivi. Se dovessi generalizzare, direi che si passa per tre fasi: la prima è quella della sorpresa, che potremmo chiamare fase del “wow”, quando la novità dello strumento è tale che ogni prodotto che crea sembra straordinario. La seconda è la reazione, la fase dell’ “oh no!”, ovvero la preoccupazione che il nuovo mezzo decreti la fine dell’arte. La terza e ultima è in qualche modo la sintesi delle prime due, la fase “ah ok”, in cui l’ampia diffusione della tecnica ne normalizza l’uso.”

Francesco D’Isa, di formazione filosofo e artista digitale, spiega così, in modo semplice ma molto concreto e immediato, il modo in cui sono state -e vengono tuttora- recepite le innovazioni tecnologiche in campo artistico. La più recente a finire nel mirino degli “oh no!” è l’intelligenza artificiale quando utilizzata per creare opere d’arte, che da molte persone, di conseguenza, non vengono neppure ritenute tali. Eppure, come potremmo rispondere ora a un Baudelaire che, ai suoi tempi, vedeva lo stesso pericolo nella macchina fotografica, che a suo dire avrebbe soppiantato la pittura senza mai poter creare della vera arte?

D’Isa si occupa di arte digitale dalle sue prime sperimentazioni giovanili con Photoshop 5.0, lui non si sbilancerebbe ma lo faremo noi nel dire che è uno dei massimi esperti del settore, e siamo ben liete di ospitare la presentazione del suo ultimo saggio al riguardo: La rivoluzione algoritmica delle immagini. Arte e intelligenza artificiale (Luca Sossella Editore)

Quale sarà l’impatto delle IA nell’arte? E per la nostra percezione? Le IA sono autori o strumenti? Francesco D’Isa propone un’analisi filosofica sulla rivoluzione algoritmica delle immagini. Attraverso esempi concreti e riflessioni teoriche, il libro invita a esplorare come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo i confini dell’espressione artistica e della proprietà intellettuale. Francesco D’Isa apre un dialogo sull’essenza dell’arte nell’era digitale. Ed evidenzia come molte delle nostre paure riguardo alle IA siano infondate. Le IA, lungi dall’esserci aliene, sono uno specchio in cui non ci piace rifletterci. Se vogliamo limitare i danni delle macchine, non dobbiamo renderle più umane, ma più disumane.

Per saperne di più: giovedì 02 maggio, qui, alle 19.00.

Conosciamo bene il mito della ragazza malinconica e affascinante: lo siamo state, avremmo voluto esserlo, ne siamo statə attrattə.
Il mito delle vergini suicide, Sylvia Plath, Anne Sexton, Virginia Woolf, Tumblr.

Un articolo online su “come essere una tumblr girl” recita: per diventare Tumblr devi essere originale e per farlo, mostrare la tua personalità. La prima cosa che dobbiamo tenere in considerazione è essere noi stessi, ma aggiungendo sempre qualcosa che ci distingua dal resto. È ironico questo concetto dell’originalità, se si pensa che corrisponde invece tutto perfettamente ad una determinata estetica, replicabile.

Anche Sara Marzullo, giornalista culturale e traduttrice, ha rincorso il mito della Sad Girl, e ora ne ha scritto un libro per 66thand2nd:

«Ero triste, di una tristezza vischiosa e pervasiva, come melassa o incenso. E soprattutto, era cosi che volevo descrivermi». A vent’anni Sara Marzullo non sa spiegare la sua malinconia, così se la tatua addosso, si veste di nero e legge solo poetesse. All’improvviso la confusione e lo spaesamento della giovinezza si condensano in un’identità che è anche, indissolubilmente, un’estetica, quella della sad girl. […] Oggi, dieci anni dopo, Marzullo si interroga su cosa si nasconda dietro l’ossessione sociale e culturale verso le giovani donne. Dal capitale erotico al business sempre rinnovato delle pop star, dall’industria della prima persona al tema dominante della ragazza scomparsa, questo libro indaga e smonta gli archetipi e gli stereotipi che plasmano le ragazze condizionandone i comportamenti e l’educazione sentimentale e sessuale.

Ne parleremo con l’autrice e Viola Valéry domenica 05 maggio alle 18.00.

Tutto questo dolore ci sarà utile, a patto che lo capitalizziamo.