Tag Archivio per: saggistica

Autore: Ernst Friedrich
Editore: WOM
Pagine: 240
Prezzo: 23,90€

Un classico del pacifismo globale, un’affermazione devastante in cui «la fotografia funziona come terapia d’urto». (Susan Sontag)

Un saggio scioccante sulla natura della guerra, gli orrori che essa infligge alle persone e a tutti gli esseri viventi. Un saggio fotografico di più di centottanta fotografie di trincee, soldati mutilati, principi imbellettati, soldatini giocattolo, città rase al suolo, che racconta chi fa la guerra, chi la guerra la ordina e poi sta a guardare, chi la guerra la subisce, chi di guerra muore. Un classico del pacifismo globale acclamato da scrittori, artisti e intellettuali, come Otto Dix, George Grosz, Kurt Tucholsky, Susan Sontag, o Bertolt Brecht che se ne ispirò direttamente per il suo Abc della guerra. Un vademecum che ognuno dovrebbe avere nella propria biblioteca, da sfoderare ogni volta che le trombe sempre roboanti dei guerrafondai riprendono a starnazzare e le loro lingue a battere sul tamburo.

Ogni fotografia è accompagnata da una didascalia dove la malvagità dell’ideologia militarista è scorticata e derisa in ogni pagina.

Edito per la prima volta nel 1924, tradotto in più di 40 lingue, e qui pubblicato, nel rispetto del suo messaggio internazionalista e conformemente alle volontà dell’autore, in quattro lingue (italiano, tedesco, inglese e francese).

«GUERRA ALLA GUERRA! non è solo un saggio SULLA guerra, è una raccolta di fotografie DELLA guerra. Che pagina dopo pagina mette davanti ai nostri occhi – con la violenza che solo le immagini possono trasmettere – realtà che raramente vengono fatte vedere, che “non si possono far vedere” per non turbare le coscienze anestetizzate. E che ripropongono verità SCOMODE e CENSURATE.» (Gino Strada)

Autrice: Cynthia Cruz
Editore: Blu Atlantide
Pagine: 256
Prezzo: 18,00€

Come influisce la classe a cui apparteniamo sul modo che abbiamo di vivere, di lavorare, di fare arte? E se la nostra classe di origine è la working class, che vuol dire vivere allora in un mondo borghese e neoliberista, e come dovremmo fare i conti con la violenza con cui la società agisce su di noi? Facendo ricorso alla sua storia personale e usando il concetto freudiano di melanconia, Cynthia Cruz traccia le traiettorie delle vite di scrittori, artisti, registi e musicisti esaminando la malinconia di ognuno nel momento in cui lascia le proprie origini operaie e proletarie per “diventare qualcuno”.

Tutti loro – da Amy Winehouse a Ian Curtis a Barbara Loden – scopriranno che il prezzo da pagare è altissimo e che ciò che si perde davvero nel processo non è semplicemente il passato, ma la propria anima. Personale, poetico, e allo stesso tempo assolutamente politico, Melanconia di classe è un libro che per intensità di sguardo, originalità, potenza di scrittura e coraggio richiama immediatamente alla memoria capolavori come L’outsider di Colin Wilson e si candida esso stesso a libro fondamentale e senza tempo.

Autrice: Adrienne Maree Brown
Editore: Nero Editions
Pagine: 300
Prezzo: 22,00€

Per cambiare il mondo abbiamo bisogno di godere, risvegliare desideri, smetterla di accontentarci di una vita a malapena soddisfacente… In due parole: stare bene.

È questa la strategia che Adrienne Maree Brown affronta in Pleasure Activism, per distruggere il falso mito secondo il quale l’impegno politico è un compito triste, sfiancante e faticoso. In questa sorta di vero e proprio manuale di anti-mindfulness, Brown si accompagna alle riflessioni di pensatrici come Audre Lorde, Toni Cade Bambara, Joan Morgan e Ingrid LaFleur, per attingere alla tradizione del Femminismo Nero e dispiegare una varietà di argomenti – lavoro sessuale, genere, trauma, politiche del corpo, scrittura, sex toys – capaci di dare forma a una nuova narrazione della politica come strumento di piacere, e del piacere come dimensione fondamentale dell’esistenza. E in questo modo, coltivare il binomio gioia & rivoluzione come principio guida delle nostre vite di tutti i giorni.

Autrice: Chimamanda Ngozi Adichie
Editore: Einaudi
Pagine: 64
Prezzo: 12,00€

In questo periodo di campagna elettorale, in cui sentiamo parole usate a sproposito, significati completamente travisati, alcuni dei diritti umani più basilari rimessi in discussione, in cui ci troviamo a difendere nuovamente ciò che negli ultimi decenni era stato conquistato con sangue, fatica e dolore, perché a quanto pare c’è chi pensa che quel sangue, quella fatica e quel dolore non valgano nulla o non siano stati abbastanza, forse è necessario ripartire dalle basi.

Ad esempio:

“Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Se vediamo di continuo una cosa, diventa normale.”

“[…] la cosa peggiore che facciamo ai maschi – spingendoli a credere di dover essere duri – è che li rendiamo estremamente fragili. Più un uomo si stente costretto a essere un duro e più la sua autostima sarà fragile. E poi facciamo un torto ben più grave alle femmine, perché insegniamo loro a prendersi cura dell’ego fragile dei maschi.”

“Il problema del genere è che prescrive come dovremmo essere essere invece di riconoscere come siamo. Immaginate quanto saremmo più felici, quanto ci sentiremmo più liberi di essere chi siamo veramente, senza il peso delle aspettative legate al genere.”

“Quando, tanti anni fa, cercai la parola sul vocabolario, trovai questa definizione: Femminista: una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi.”
E non è proprio questo che dovremmo essere tutti? Dico io.

Mi raccomando: pensate, leggete, consigliate e, per diana, il 25 settembre votate responsabilmente.

Autore: Michael Pollan
Editore: Adelphi
Pagine: 293
Prezzo: 20,00€

Per tutti noi l’assunzione quotidiana di caffeina coincide nientemeno che con la «condizione normale della coscienza». Eppure, quell’alcaloide naturale è a tutti gli effetti una droga, come rivela l’«esperimento di privazione» cui Michael Pollan si è sottoposto, trovandosi afflitto via via da mal di testa, letargia e «intensa angoscia». Per cercare di rispondere alla domanda cruciale da cui è partito – che cosa sia esattamente una droga –, Pollan intreccia reportage, memoir e saggio scientifico, spaziando attraverso varie discipline e concentrandosi soprattutto su tre molecole psicoattive: oltre alla caffeina, l’oppio, il cui effetto – secondo il poeta vittoriano Robert Bulwer-Lytton – è assimilabile al «sentirsi accarezzare l’anima dalla seta», e la mescalina, la più «sacra», che permise ad Aldous Huxley di vedere il mondo nella sua autentica «bellezza, minuzia, profondità e “quiddità”».

Da questo affascinante percorso emerge ogni aspetto di queste sostanze, e in particolare la loro «natura bifronte»: il loro essere cioè «veleni» e «attrattori» al tempo stesso, in grado da un lato di dissuadere gli animali dal mangiare le piante che le producono, dall’altro di spingerli a utilizzarle accrescendo così la loro espansione ecologica: la caffeina contenuta nel nettare di certe piante, per esempio, rende le api impollinatrici «più affidabili, efficienti e industriose». Un’ambiguità che contraddistingue anche il millenario rapporto con le «droghe» degli esseri umani – e spiega come mai, sul piano evolutivo e culturale, «quella che era iniziata come una guerra» nei loro confronti si sia «trasformata in un matrimonio».

Autore: William T. Vollmann
Editore: minimum fax
Pagine: 986
Prezzo: 25,00€

«La storia del mondo è la storia della violenza». Partendo da questo assunto di base, Vollmann si è posto l’obiettivo di «elaborare un sistema di calcolo morale […] che chiarisse quando è accettabile uccidere, quante persone si possono uccidere e così via».

Elaborato nel corso di vent’anni, Come un’onda che sale e che scende si basa da un lato su un colossale lavoro sulle fonti (filosofia, teologia, biografie di tiranni, signori della guerra, criminali, attivisti e pacifisti), dall’altro su una serie di esperienze dirette, spesso estreme, che hanno portato l’autore nel cuore dei conflitti di fine Novecento e nelle zone più degradate delle grandi metropoli. Scorrono nelle pagine figure storiche – Platone, Montezuma, Cicerone, Robespierre, Lenin, Leonida, Hitler, san Tommaso, Gandhi, Giulio Cesare – e persone comuni che della violenza hanno fatto un metodo, di difesa o di offesa: i grandi della storia e gli individui più anonimi abbracciati con la stessa equanimità, priva di ogni morale preconfezionata ma sorretta da un’etica profonda e partecipe.

Torna in una nuova edizione il capolavoro di Vollmann, trasformatosi negli anni in oggetto di culto e di ricerca per collezionisti: un saggio-mondo nel quale erudizione, indagine storica ed esperienza personale convergono creando una riflessione senza precedenti sulla natura umana e sulla sua perenne sospensione tra bene e male, sopraffazione e autodifesa, guerra e pace.

copertina contro il lavoro
Autore: Giuseppe Rensi
Editore: WOM
Pagine: 152p.
Prezzo: 16,50€

La società capitalista considera il lavoro un’attività tanto etica quanto religiosa. Ma l’ingranaggio del lavoro, che dovrebbe favorire l’elevazione spirituale, in realtà, ne è il suo ostacolo e diventa la giustificazione all’asservimento. Rensi, scardinando il dogma dei dogmi, il lavoro nobilita l’uomo, da esemplare filosofo col martello dimostra qui come il vero destino dell’uomo sia l’ozio e il gioco, l’arte, la passione per le scienze, qualsiasi attività suscettibile di sfuggire all’obbligo e al diktat del denaro, e che dunque una società basata sul lavoro salariato è una società che legittima, perpetra e struttura il più spudorato schiavismo, perfettamente in linea con quanto ebbe già a dire Oscar Wilde: “Ho sempre considerato il lavoro semplicemente il rifugio delle persone che non hanno nulla da fare”.

Con una prefazione di Francesco D’Isa.

Autrice: Maura Gancitano
Editore: Einaudi
Pagine: 184
Prezzo: 14,00€

La bellezza oggi è qualcosa di ben preciso a cui adeguarsi: un certo modo di vestire, di mangiare, di parlare, di camminare. Non si tratta di una questione puramente estetica, ma di una tecnica politica di esercizio del potere. In altre parole, di una gabbia dorata in cui non ci rendiamo conto di essere rinchiusi.

L’idea che la bellezza sia qualcosa di oggettivo e naturale è una superstizione moderna. Infatti non è mai esistita un’epoca in cui non convivessero estetiche e sensibilità diverse. Il culto della bellezza è diventato una prigione solo di recente: quando le coercizioni materiali verso le donne hanno iniziato ad allentarsi, il canone estetico nei confronti del loro aspetto è diventato rigido e asfissiante, spingendole alla ricerca di una perfezione irraggiungibile. Qui sta il punto: l’idea di bellezza ha subito con la società borghese uno spostamento di significato, da enigma a modello standardizzato che colonizza il tempo e i pensieri delle donne, facendole spesso sentire inadeguate. Il risultato è che viviamo in un tempo in cui le persone potrebbero essere finalmente libere, ma in cui, al contrario, ha valore e dignità solo ciò che risponde a determinati parametri. Ripensare la bellezza al di là dell’indottrinamento e del consumo significa coglierla come percorso di fioritura personale, lontano da qualunque tipo di condizionamento esterno.

In questo libro Maura Gancitano racconta la storia di un mito antico quanto il mondo e ci fa vedere come le scoperte della filosofia, dell’antropologia, della psicologia sociale e della scienza dei dati possano distruggere un’illusione che ci impedisce ancora di ascoltare e seguire i nostri autentici desideri e di vivere liberamente i nostri corpi.

Autore: Ilan Pappé
Editore: Tamu
Pagine: 288
Prezzo: 16,00€

I Dieci miti su Israele sono dieci narrazioni storiche costruite per legittimare la fondazione di Israele in Palestina e il mantenimento di un’occupazione brutale. Dieci pilastri che affondano nel nazionalismo e nell’imperialismo europei, e, fatto apparentemente paradossale, nell’antisemitismo.
Con le armi della storiografia lo studioso ebreo israeliano Ilan Pappé confuta a uno a uno i dieci miti, attraversando le varie fasi del progetto sionista a partire dalle prime colonie del 19° secolo fino a oggi. Ci guida all’interno di una questione in cui riconosciamo i problemi più urgenti del nostro tempo: l’utilizzo di un discorso razziale per alimentare un regime coloniale, l’avanzata dell’estrema destra e dell’islamofobia, la guerra per il potere di tramandare la memoria storica e le sue fonti. La ricerca di una soluzione ci spinge allora ad aprire gli occhi sulle ferite aperte della nostra società.

copertina nelle mani della natura
Autrice: Anne Sverdrup-Thygeson
Editore: ADD
Pagine: 288
Prezzo: 18,00€

Mi sono spesso domandata come si possano convincere gli altri ad attribuire il giusto valore alla natura che ci circonda e instillare il desiderio di averne cura. Questo libro è un tentativo di dare a me stessa una risposta in modo che sia chiara la posta in gioco.

C’è un incessante e silenzioso lavorio, intorno e dentro di noi, che ci permette di nascere, crescere, respirare e riprodurci: insomma, di vivere.
La natura e gli esseri che la abitano si rivelano come uno stupefacente frattale di mondi dentro a mondi, fatto di connessioni e legami inattesi, abitato da milioni di organismi viventi che contribuiscono alla nostra sopravvivenza fornendo servizi e materie prime. Anne Sverdrup-Thygeson ci guida in questi universi, accompagnandoci in un flusso di interazioni che partendo dalla falda acquifera di New York e passando per il ruolo delle vespe e delle termiti, arriva fino ai tronchi in decomposizione nelle foreste e alle incredibili qualità del sangue del limulo, un vero e proprio fossile vivente che permette, ancora oggi, di verificare il livello di sterilizzazione dei dispositivi medici.
Nelle mani della natura risponde alle tante domande che ogni giorno ci poniamo sul nostro rapporto con il vivente, e lo fa con una qualità essenziale: la meraviglia.