Terre piatte
Autrice: Noreen Masud
Editore: add
Pagine: 272
Prezzo: 18,00€
“Quando siamo in un paesaggio piatto, ci troviamo immersi in una sorta di contraddizione. Tutto ciò che c’è da vedere è accessibile, eppure si ha l’illusione che non ci sia nulla da vedere. Non sappiamo come organizzare questo spazio nella mente, né come guardarlo.”
Noreen Masud è cresciuta in Pakistan, a Lahore, da padre pakistano e madre inglese. Ha una storia familiare complicata, da cui ha ricavato un disturbo da stress post-traumatico complesso.
È nei paesaggi piatti che trova pace, nonostante siano la base su cui poggia la sua infanzia. Sui paesaggi piatti, quindi, ha scritto un libro, tradotto in italiano per Add editore.
Qui ci racconta le Fens, Orford Ness, Morecambe Bay, la brughiera di Newcastle, le Orcadi, le terre piatte della Gran Bretagna che ha visitato cercando risposte.
È un libro che parla di orizzonti piatti, sì, ma soprattutto di drammi familiari, infanzie negate, solitudine, accettazione, colonialismo, supremazia bianca, e infine di amicizia. Dirò di più, tra queste pagine ho trovato la definizione di amicizia più vera che abbia mai letto.
È un romanzo di cui parlo a fatica, perché ha toccato corde intime e personali che si stringono in un nodo alla gola e che risuonano ottenendo in risposta solo silenzio. D’altronde non c’è eco possibile, in pianura.
È un silenzio sintomo di calma, però, di un tempo che rallenta, che lascia sedimentare.
Il silenzio dell’accettazione, in cui possiamo finalmente smettere di porci domande.
“Le terre piatte ci chiedono di tollerare di non sapere. Non sapere cosa c’è sotto la superficie, se qualcosa c’è. Questo connubio di totale esposizione e totale ermeticità di un paesaggio piatto ci chiede di accettare che esistano cose che non capiremo mai.”









