altricorpi

“Questa è un’opera di fantasia… Nessun animale è reale…, nessun animale simboleggia una persona. È un’inclinazione della specie umana riconoscersi in tutto, presumere che gli esseri viventi, gli animali in particolare, siano a corollario della propria esistenza;…Qui, i cani sono cani, gli uccelli sono uccelli, le capre sono capre, i Bisonti, Bisonti.”
(“Gli occhi e l’impossibile” di Dave Eggers)

“Questo non è uno studio sugli altri animali, ma piuttosto sul modo in cui noi umani plasmiamo la nostra identità ponendo gli altri animali in una posizione morale di inferiorità. L’umanità prende forma a partire dalla devastazione di corpi e vite, umane e non umane.”
(“Mondi animali” di L.F. Aguilera)

 

altricorpi è un festival dedicato all’antispecismo, ma non solo. In linea con i valori che l’Ornitorinco da sempre si prefigge di diffondere, a partire dal diritto all’autodeterminazione, è un festival che vuole indurre alla riflessione collettiva, un invito a metterci in discussione, una chiamata alla consapevolezza, una spinta alla decostruzione dello sguardo con cui osserviamo e giudichiamo il mondo.

È un processo non scontato, non immediato, ma farlo insieme, in uno spazio sicuro che promuove il dialogo, può renderlo più semplice.

Una parte di umanità costruisce il proprio status sfruttando soggettività considerate inferiori, sulla base di costrutti sociali. Questi costrutti vengono utilizzati per opprimere e discriminare determinate categorie, tra cui le altre specie animali, ma non solo. Lo specismo giustifica anche l’oppressione di alcune soggettività appartenenti alla specie umana. La storia, infatti, è sempre narrata da chi opprime, esercita violenza e colonizza terre e corpi al fine di giustificare e legittimare lo sfruttamento.

In questa visione, quando si parla di animali non umani, vengono spesso ridotti a esseri privi di diritti e incapaci di autodeterminarsi. La narrazione dominante tende a descrivere gli animali come soggetti senza volontà, messi al margine, senza riconoscere loro la capacità di agire in modo autonomo. Quando si parla di animali che si ribellano, è fondamentale evitare due narrazioni che ne distorcono il significato e il valore:

1. La narrazione della soggettività coraggiosa: qui l’animale che si ribella è visto come un “eroe” che si guadagna la libertà, merita la vita, e spesso riceve una sorta di “medaglia d’onore” se porta con sé la prole, facendo della maternità – frutto di una violenza – un simbolo di resistenza. Questa visione riduce la ribellione a un “premio” che si conquista, un atto di sacrificio da apprezzare solo se porta con sé un valore “morale” che corrisponde agli ideali umani.

2. La narrazione ridicolizzante: questa narrazione presenta l’animale che scappa come buffo, goffo o esilarante, trasformando la sua fuga in uno spettacolo. Un esempio potrebbe essere la giraffa che, appena fuggita dallo zoo, cammina per le strade: invece di riconoscere il suo atto di resistenza, lo si ridicolizza, sottraendo valore e significato alla sua azione, disconoscendo il fatto che non sia una semplice “gag” ma una vera e propria forma di rivolta.

Queste narrazioni, costruite su misura per ogni soggettività, sono usate per ridurre, minimizzare e ridicolizzare la ribellione e la lotta per la libertà. L’intento è quello di insegnarci a percepire chi si ribella come un oggetto, il cui “destino” cambia a seconda di ciò che la società decide che rappresenti in quel momento: da “pericolo” da neutralizzare a “oggetto” da sfruttare per perpetuare stereotipi, come quello della maternità della “buona madre”, che si prende cura dei figli ancora non nati.

Vogliamo parlare di corpi, di sessismo, classismo, abilismo e specismo, consapevoli che questo è solo un inizio. L’obiettivo è portare avanti un festival che diventi sempre più diffuso, trattando ogni edizione il tema dei corpi e delle loro rivolte. Vogliamo analizzare, da punti di vista che tengono conto del contesto specifico delle soggettività che vivono e sperimentano una determinata situazione attraverso il dialogo e lo scambio, le discriminazioni che portano a sfruttare e opprimere alcune categorie di individuə.

Parleremo per questo di riappropriazione di spazi, di margini, di rivolta, di violenza come riposta ad una o più oppressioni, di corpi discriminati che si riappropriano della loro vita anche con il sostegno e la cura di soggettività compagne.

Lo faremo durante un intero fine settimana in cui si susseguiranno presentazioni di libri, spettacoli, installazioni, scambi di idee e riflessioni, perché riteniamo che non esista un unico modo di comunicare e che ogni individuo debba poter scegliere la forma espressiva che più si addice alla sua persona.

PROGRAMMA

sabato 12 aprile

• 18:30 Presentazione di Canti della nazione gorilla. Il mio viaggio attraverso l’autismo di Dawn Prince-Hughes (Edizioni degli animali), con Marco Reggio e Elisa Gavazzi
19:30 aperitivo vegano e senza glutine a cura di Alchimia Vegetale (il costo dell’aperitivo a buffet è di 20€ – drink incluso)
21:00 Tutte le figlie di Madama Dorè spettacolo a cura di Seminanti Collettivo Artistico

domenica 13 aprile

17:00 Disequitiamoci: l’origine sessista, classista e militare degli sport equestri, progetto di e con Egon Botteghi
18:00 merenda vegana a cura di Cucina Ippoasi
19:00 Presentazione di Zanne. Un’antologia di animali ribelli (Cronache Ribelli), con Martina Miccichè, Susanna Panini, Egon Botteghi e Elisa Gavazzi

Vi aspettiamo per ascoltare, discutere, riflettere, decostruirci, ma soprattutto ricostruirci insieme.

 

Tutte le grafiche del festival sono a cura delle mani brillanti e della mente poetica di idoutore.

L’avvenire è dei curiosi di professione

Vieni a trovarci:
Firenze – via di Camaldoli, 10r
a due passi da Piazza Tasso
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Da lunedì a sabato: 10:00-13:00 / 16:00-20:00
domenica chiuso

Chiamaci:
+39 055 3872722

Scrivici:
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