Il Bird Hotel
Autrice: Joyce Maynard
Editore: NN Editore
Pagine: 464
Prezzo: 21,00€
Prendete un paese chiamato La Esperanza, aggiungete un lago, un vulcano, poco più di novecento abitanti: il posto perfetto per ricominciare, no?
Irene ci arriva quasi per caso, a bordo di un autobus verde che sembra una tartaruga, trasportata come polline dal vento, con la sola volontà di lasciarsi alle spalle una serie di eventi dolorosi.
Il primo approccio con la nuova realtà sembra quasi l’ingresso in un sogno: San Francisco non esiste più, la vita a La Esperanza è scandita dal passare delle stagioni, dal canto degli uccelli, da una sorte di misticismo che si mescola al quotidiano.
Non si tratta di certo però del paese dei balocchi: gli eventi atmosferici avversi e il pericolo rappresentato dal vulcano, guardiano inesorabile della comunità, giocano a sorte con i destini degli abitanti del luogo.
Il segreto per beffarli è capire che nulla dura per sempre, a un certo punto bisogna rimboccarsi le maniche e ricostruire.
Irene ha trovato il suo posto nel mondo, un hotel che può chiamare casa e un lago dove poter finalmente lasciare annegare il fardello della sua esistenza.
Man mano che si va avanti nella lettura, anche la prosa diventa cadenzata, le frasi brevi, ridondandati, come la formula pronunciata per un incantesimo.
La struttura stessa del libro ricorda le acconciature delle donne del paese: piccoli capitoli intrecciati alla perfezione tra di loro, con cura e dedizione.
Cura e dedizione sono anche il fulcro del Bird Hotel di Joyce Maynard: una carezza e un bacio in fronte per chi si è perduto e ha solo bisogno di tornare a riempirsi gli occhi di meraviglia e panorami nuovi.









