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Autrice: Giuseppina Borghese
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 120
Prezzo: 15,00€

“A Manchester si fanno le cose diversamente”, sosteneva Tony Wilson, in un motto che racchiude in sé l’anima della città. E non è un caso che a dirlo fosse proprio il fondatore della Factory Records, l’etichetta discografica che ha prodotto molte delle band del grande Nord-Ovest dell’Inghilterra. La città ha regalato al mondo alcuni dei gruppi più influenti, dai Durutti Column ai Joy Division, dai Buzzcocks agli Oasis. è con gli Smiths, però, che i mancuniani hanno stabilito il legame sentimentale più profondo, anche a quarant’anni dalla loro nascita, da quella sera del 4 ottobre 1982 in cui la band esordì al Ritz sulle note di Handsome Devil.

In una Manchester, fatta di lamiera e mattoni, tra scioperi operai, installazioni a forma di gancio e statue di Engels, Giuseppina Borghese esplora la città del dissenso e – tra fotogrammi della memoria personale e biografie di spiriti non comuni e muse miserabili – ci invita a ripercorrere i luoghi iconici degli Smiths. Quegli Smiths che hanno cantato la solitudine e la violenza ma anche la realtà proletaria e industriale, vera linfa vitale e artistica della città. E che hanno dato vita a uno stile unico, rifuggendo da ogni stilema consolidato e diventando un luminoso oggetto fuori dal tempo.

Autrice: Giulia Caminito
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 172
Prezzo: 15,00€

Come si tiene in vita una scrittrice? Cinque scrittrici: Morante, Masino, Ginzburg, Bonanni, De Stefani. Cinque donne, cinque bambine, cinque amanti, cinque sguardi sul mondo. Dall’infanzia di Elsa nella Roma dei rioni agli abiti che Paola indossava per andare a teatro con Massimo Bontempelli; dagli incarichi editoriali di Natalia da Einaudi passando per l’ultimo sconosciuto romanzo di Laudomia, fino all’eredità di Livia, donna bellissima e sicura. Tutte passano per la Città eterna, chi per viverci, chi per soffrire, chi per dimenticare, chi per fallire.

Giulia Caminito si racconta dall’infanzia fino al mestiere della scrittura attraverso le vite di eccezionali donne del Novecento italiano, intrecciando il romanzo della propria vita alle sue più amate scrittrici.

Autrice: Marta Jiménez Serrano
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 310
Prezzo: 20,00€

 

Due solitudini in uno stesso spazio

 

Le prime 75 pagine di questo libro sono tra le più belle che io abbia letto quest’anno. Parto così, alzando a mille le aspettative, ma lo faccio con cognizione di causa.

Continuo:

I nomi propri di Marta Jiménez Serrano è scritto in seconda persona singolare.
Già visto, direte voi.
Vero, ma la cosa che rende eccezionale questo libro è che quella seconda persona singolare e l’io narrante sono di fatto la stessa persona.
È la protagonista che si racconta a sé stessa.
Ripartendo da quando era bambina lascia parlare colei che la conosce meglio di chiunque altro: un’amica immaginaria che altri non è se non la più vera e sincera proiezione di sé stessa. Colei che tutto sa, anche le verità che non vogliamo ammettere nemmeno a noi stessi. Colei che sa che alle lacrime per il primo ginocchio sbucciato seguiranno cadute e dolori ben peggiori. Colei che sorride alla sé stessa di sette anni disgustata all’idea dell’amore, sapendo quante volte negli anni a venire lo desidererà, penserà di averlo trovato per poi ricredersi, e alla fine scoprirlo ancora, sempre diverso.

“Le persone scelgono una parola e lì si arenano per sempre. Tu cercherai. Rinominerai le cose tutte le volte che ce ne sarà bisogno”

Chissà io cosa direi alla me stessa bambina, fino alla me di ieri.
Sicuramente che non importa se non sa fare la ruota.
Che la pasta integrale che lei non sopporta, in realtà le garantirà degli anticorpi di ferro.
Le direi di godersi ogni momento con alcune persone che di lì a breve non ci saranno più.
Che tutte le volte in cui penserà che qualcosa è la fine del mondo, non sarà davvero la fine del mondo. Ci saranno innumerevoli fini del mondo.
Che quello che pensava fosse l’amore della sua vita non lo sarà davvero, ma resterà comunque un grande amore.
Così come le direi che non è vero che tutto passa. Alcune cose resteranno, che lei lo voglia o meno.

Non è vero.
Non le direi nulla di tutto questo.
Perché, avvisandola passo dopo passo, rischierei di sciuparle la sorpresa di ritrovarsi un giorno seduta nella sua libreria, a scrivere un commento su un libro che, forse, qualcuno avrà voglia di leggere perché lei ne avrà parlato.

“Si è sempre un poco quello che si è stati”

Autrice: Marta Jiménez Serrano
Editore: Giulio Perrone
Pagine: 310
Prezzo: 20,00€

Chi è Belaundia Fu? È la migliore amica di Marta a sette anni: l’amica immaginaria che, quando le cose non vanno come previsto e nemmeno la nonna riesce a confortarla, si siede con lei e aspetta che si senta meglio. Belaundia Fu è la voce ragionevole, ideale e infallibile che, quando Marta ha sedici anni e preferisce non ascoltare, le dice la verità in faccia: per esempio, che quel ragazzo, Charlie, non va bene per lei. Ma quando Marta ha ormai compiuto ventidue anni, quando si è laureata, quando comincia a prendere decisioni che segneranno il resto della sua vita, cosa ci fa Belaundia Fu ancora lì? È ancora lì perché è lei che ha sempre raccontato a Marta la sua storia. Chi è Belaundia Fu? ci chiediamo; eppure la domanda che conta davvero è: chi è Marta?

Luminoso ed emozionante, I nomi propri è un’indagine sull’identità e sul rapporto che costruiamo con il mondo che ci circonda. Dominato da una voce narrante di eccezionale maturità, I nomi propri di Marta Jiménez Serrano riflette su come arriviamo a diventare ciò che siamo, sul fatto stesso di crescere e sul modo in cui lo facciamo: imparando a dare un nome a ciò che ci interessa.