Tag Archivio per: Jón Kalman Stefánsson

Autore: Jón Kalman Stefánsson
Editore: Iperborea
Pagine: 608
Prezzo: 21,50€

Islanda, Fiordi occidentali, un uomo si ritrova nella chiesetta di un villaggio sperduto senza sapere come ci è arrivato né perché. Una lapide nel piccolo cimitero lo colpisce: «La tua assenza è tenebra.» È la figlia della defunta ad accompagnarlo nell’unico albergo della zona, dove tutti sembrano conoscerlo e Sóley, la proprietaria, lo accoglie come un amore ritrovato, mentre lui non ricorda neppure il proprio nome. Sa solo che quando scrive sente di uscire dalla gabbia del tempo, e così dalla sua penna riaffiora impetuosa una saga che spazia tra gli ultimi due secoli e da un capo all’altro dell’isola, raccontando di donne e uomini inquieti e accomunati da un’intensità del sentire che non può ridursi entro i confini angusti della quotidianità: dal reverendo Pétur, sposato ma invaghito segretamente di una sconosciuta, che scrive lettere al poeta Hölderlin, a Guðríður, contadina colta di fine Ottocento che intreccia il suo destino alla nascita del femminismo islandese; da Ási, la cui vita è ostaggio di un’insaziabile sete di sesso, a Eiríkur, che cerca di colmare con la musica il vuoto dell’abbandono subito nell’infanzia.

Errori, debolezze, scelte impossibili e rinunce si avvicendano in una maldestra ricerca della felicità, riverberandosi nelle note che come una colonna sonora accompagnano ogni pagina, da Elvis a Nick Cave, da Nina Simone a Bach. Mentre il narratore che ricorda e racconta ci trasporta in una zona di confine tra vita, memoria e poesia che riesce a sfidare le leggi del tempo: «Scrivi. E non dimenticheremo. Scrivi. E non saremo dimenticati. Scrivi. Perché la morte è solo un altro nome per l’oblio.»

copertina libro crepitio di stelle
Autore: Jón Kalman Stefánsson
Editore: Iperborea
Pagine: 256
Prezzo: 17,00€

 

Sarà la primavera (con l’estate alle porte saranno le ragazze con le gonne più corte) che invita il nostro umore sulla pista da ballo e ci rende tutti più emotivi, ma riprendendo in mano Crepitio di stelle di Jón Kalman Stefánsson, rileggendo quella misera sessantina di passaggi che avevo sottolineato, è riemersa in un battito mancato la stessa poetica malinconia, la stessa malinconica poesia, gli stessi lucciconi agli occhi che sgomitano per affacciarsi sul mondo, lo stesso irrefrenabile desiderio di leggere di qui alla fine dei giorni solo parole scritte da quest’uomo.

Tra divani indifferenti, cieli che schiaffeggiano, disperazioni che forzano le porte, strade talmente corte che sembrano una parola di scuse, ci ho ritrovato questo:

Mi viene in mente che espressioni come “a casa” e “nostalgia di casa” si riferiscono in primo luogo al profondo desiderio di ritornare dalle persone che sentiamo legate a noi. Tornare da coloro a cui ti senti legato, a cui vuoi legarti, a cui sei stato legato in passato oppure immagini di esserti legato; di stare insieme a loro. Sarà corretta la mia interpretazione? Non lo so, ma in tutta probabilità “casa” è al contempo la parola più tetra e luminosa di una lingua. Per questo dobbiamo utilizzarla con giudizio.

Sì Jón, penso che tu abbia proprio ragione.

Utilizziamola con giudizio questa parola così importante che mi stringe il cuore ogni volta, utilizziamo con giudizio tutte le parole, e il mio giudizio -molto di parte- vi invita a leggerle tutte, quelle scritte da lui. Intanto le custodirò qui in libreria, nella speranza che le vogliate portare con voi e che possano trovare nuove case da inondare di luce e poesia.