Autrice: Melissa Febos
Editore: nottetempo
Pagine: 180
Prezzo: 16,50€
Questa mia carne. Scrivere di sé come atto radicale è un testo per chi scrive, per chi vorrebbe farlo, e pure per chi non ci pensa nemmeno.
Melissa Febos, in questo libro che è un po’ saggio, un po’ memoir, un po’ – mi permetto – compendio di consigli di vita, cita un esercizio che sottopone allə partecipanti dei suoi workshop di scrittura creativa: scrivere la storia della propria vita sessuale in cinque frasi. Terminato il compito, dice loro di cancellare tutto e ripetere l’esercizio da capo, senza ripetere nessuna delle cinque frasi precedenti.
Continua con questa richiesta di riscrittura altre tre, quattro, dieci volte, quasi allo sfinimento.
Dico “quasi” perché, nel fare un esercizio all’apparenza così estenuante per la nostra creatività, a un certo punto accade qualcosa: smettiamo di girare intorno e varchiamo una soglia della cui esistenza non eravamo neppure coscienti, raggiungiamo nuovi livelli di profondità e sincerità, siamo improvvisamente disposti a spalancare finestre che non avremmo mai aperto prima.
La domanda sta solo in quanto siamo disponibili a scavare, scoprirci, spogliarci, mostrarci a noi stessi.
Che scrivere possa essere un atto magicamente terapeutico non l’ha certo inventato l’autrice, è cosa nota dall’alba dei sumeri.
Leggere le riflessioni contenute in Questa mia carne ci aiuta però a ricordarlo, a interrogarci, a individuare il superfluo, a distinguere l’indispensabile.
Se siamo bravə, potremmo imparare a farlo non solo nella scrittura, ma anche nella vita.
“Quanto può essere difficile discernere il non detto dall’indicibile.”



