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Autrice: Maria Lazar
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 186
Prezzo: 19,00€

Le piccole donne di Maria Lazar sono Grete, Anette, Ulla e l’anonima narratrice che parla in queste pagine. La sua confessione, concitata e rapinosa, suscita in noi un crescente turbamento, perché la sua voce si mimetizza con le altre, a scuola le capita di dimenticare il suo nome, di rispondere all’insegnante con la voce di Grete, di scrivere un tema con la grafia di Ulla, di patire nella carne il dolore delle amiche. Una presenza, che lei chiama «l’Estranea», la spia dagli specchi e dalle finestre, e si fa via via sempre più ardita e invadente. Ma è proprio questa natura frantumata e plurima a fare di lei la cronista di una storia collettiva. La storia di Grete, che sembra sedere «in una nube tiepida e fragrante»; di Ulla, «occhi d’acqua ghiacciata», atletica e sagace; della frivola e svagata Anette, dalle «lunghe gambe a pertica» – e di tante altre. Di tutte le giovani donne travolte dall’ansia e dallo spaesamento che spirano come un vento malevolo nell’aria di Weimar. Donne inassimilabili l’una all’altra, eppure accomunate da un unico destino: sopravvivere alla miseria, alle violenze maschili, alla degradazione – o consegnarsi alla desolante sicurezza del matrimonio. Sepolto in uno scatolone per cento anni, in attesa di essere scoperto, Quattro volte me di Maria Lazar riemerge in un’epoca che pensava di aver detto tutto sulla «situazione delle donne». E forse non era vero.

Autore: Clive S. Lewis
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 761
Prezzo: 19,00€

Riuniti in unico volume, i tre pannelli (Lontano dal pianeta silenzioso; Perelandra; Quell’orribile forza) di un grandioso mito moderno, in cui l’inventiva del narratore si fonde con la passione dialettica dell’apologeta. La Trilogia cosmica di Lewis è per la fantascienza quello che Il Signore degli Anelli è per il fantasy – senza l’una non avremmo l’altro. «La nostra intenzione originaria era di scrivere un ‘thriller’ escursionistico: un viaggio nello spazio (il suo) e un viaggio nel tempo (il mio), dove scoprire il Mito. Soltanto da lui ho avuto l’idea che la mia ‘roba’ potesse essere qualcosa di più che un passatempo privato. Senza il suo interesse e il suo desiderio incessante di altre pagine da leggere, non avrei mai portato a termine Il Signore degli Anelli». (J.R.R. Tolkien)

Autrice: Fleur Jaeggy
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 103
Prezzo: 12,00€

Di fronte a Lung, la giovane protagonista di questo romanzo, i medici, e non solo loro, restano perplessi: non ha mai abbandonato l’abitudine di mettersi il dito in bocca, risponde alle domande mostrando lo smalto delle unghie, racconta lucidamente, leggermente, i fatti della sua vita, ma la chiarezza è apparente ed è facile perdersi fra le sue parole, peraltro scarse; quanto ai fatti, potrebbero far rabbrividire, se non si fosse distratti dal tono agile, sconsiderato e preciso della narratrice. Lo zio-padre Jochim, la madre Marween, le tragiche storie del piccolo fiammiferaio e dell’amica Armance, l’incontro laconico con un grande filosofo, la scimmia albina, lo strano caso del professor Walter, l’enigmatico e sapiente Nathan – con l’aiuto di tutti questi elementi Lung ci presenta un puzzle che non si chiude da nessun lato, e che possiamo tentare di ricostruire solo perché ci sentiamo guidati con discrezione e talento algebrico. Lung attraversa le sue storie senza fermarsi mai, in uno stato di continua sospensione, di dubbia identità, con un passo che ci sembra di vedere per la prima volta – di sonnambula o di veggente –, lasciando dietro di sé una costellazione di emblemi aforistici e la traccia di una presenza dimenticata e fondamentale della letteratura: l’ironia romantica.

 

Autor*: Anna Maria Ortese
Editore: Adelphi
Pagine: 204
Prezzo: 12,00€

Quando il giovane milanese Aleardo, di famiglia ricca, nobile e illuminata, decide di approdare con il suo yacht nella sperduta isola di Ocaña, al largo del Portogallo, non sa quale inusitata avventura, e quale incontro fatale, lo attendano. Fino a quel momento, egli è «il compratore di isole», sempre incerto su quale comprare, perché Aleardo è sì facoltoso, ma anche rispettoso della generale dignità del creato e non vorrebbe turbarlo con indiscrete iniziative. Come giocando, un suo amico editore lo aveva sfidato a fornirgli un manoscritto capace di risvegliare i lettori intorpiditi per eccesso di offerte: e precisamente «le confessioni di un qualche pazzo, magari innamorato di una iguana».

Appunto l’iguana attende Aleardo nell’isola di Ocaña, sotto forma di una «bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori». Quell’iguana, come la prima materia dei testi alchemici, è ciò che di più vecchio e insieme ciò che di più giovane si possa trovare nella sostanza del mondo, è la natura stessa nel suo perenne invito alla «fraternità con l’orrore».

Intorno a questa principessa-servetta e al suo principe illuministico e bisognoso di iniziazione la Ortese ha intessuto una perfetta favola romantica, genere fra i più ardui, che già aveva tentato vari grandi scrittori di lingua tedesca, da Novalis a Hofmannsthal, mentre in Italia non sembra aver attirato nessuno, forse anche per la profonda estraneità della nostra letteratura alla vena fosforeggiante del romantico. L’Iguana fu pubblicato per la prima volta nel 1965, incontrando una generale incomprensione.

Oggi sappiamo che questo romanzo, nella sua impeccabile commistione di incanto e ironia, è destinato a rimanere un approdo felice per chiunque ami la letteratura.

L’ultimo incontro del nostro gruppo di lettura è stato a giugno, e ammettiamo di essere già in astinenza.

Ci consoliamo però progettando la prossima stagione, che inizierà come di consueto il terzo lunedì di settembre.
E quale sarà il primo libro che leggeremo insieme? Come lo scorso anno, abbiamo deciso di iniziare celebrando un autore o un’autrice: nel 2023 fu Italo Calvino in occasione del suo centenario, mentre quest’anno la scelta non è stata dettata da anniversari o ricorrenze ma da curiosità e ammirazione.

È un’autrice italiana conosciuta di fama ma troppo poco letta; durante la sua vita ebbe poco successo di pubblico e scarsa attenzione da parte della critica, cosa a cui noi cercheremo umilmente di rimediare dandole il riscontro che merita. Grande viaggiatrice, zingara sognante, eterna naufraga – stiamo parlando di Anna Maria Ortese.

Il libro da leggere lo sceglieremo sempre insieme, per cui vi chiedo gentilmente di segnalarci la vostra preferenza tra i titoli che trovate riportati di seguito. Potete farci avere il vostro voto (uno solo) tramite mail, whatsapp, telegram, telefono, a voce, tramite un orso vestito da paggetto (anche se in questo caso vi denunceremo alla protezione animali, quindi non vi conviene) entro lunedì 26 agosto. Il titolo che riceverà più voti sarà il primo libro di GOL – Gli ornitorinchi leggono 2024/25.

[segnalo per correttezza che questa lista non comprende la bibliografia completa della Ortese ma solo i libri per noi reperibili]

  • ROMANZI

L’iguana
Il porto di Toledo (occhio che sono 554 pag – votate responsabilmente)
Il cardillo addolorato (occhio che sono 415 pag – votate responsabilmente)
Alonso e i visionari 

  • RACCONTI

Angelici dolori e altri racconti (occhio che sono 475 pag – votate responsabilmente)
L’Infanta sepolta
Il mare non bagna Napoli
In sonno e in veglia
Il monaciello di Napoli 
Mistero doloroso

  • SAGGI O SCRITTI DI VIAGGIO

La lente scura. Scritti di viaggio (occhio che sono 501 pag – votate responsabilmente)
Corpo celeste
Da Moby Dick all’Orsa Bianca. Scritti sulla letteratura e sull’arte
Le Piccole Persone. In difesa degli animali e altri scritti

  • EPISTOLARI

Vera gioia è vestita di dolore. Lettere a Mattia 

Il libro vincitore sarà rivelato – e reso disponibile per l’acquisto – durante il primo incontro del gruppo lunedì 16 settembre. Seguiranno altri compiti per casa, ma intanto vi lasciamo a godervi l’estate. Se nel mentre vi manchiamo e volete raccontarci cosa state leggendo, vi aspettiamo sul gruppo telegram.

Baci stellari e abbracci sudaticci.

Autore: Michele Masneri
Editore: Adelphi
Pagine: 187
Prezzo: 18,00€

Nel «giorno più caldo di una delle estati più calde che si ricordino», Federico Desi­deri, giovane giornalista di belle speranze ma di scarse soddisfazioni, riceve dal diret­tore della rivista «di nicchia» con cui colla­bora l’incarico di andare a Roma a intervi­stare un famoso regista, autore di un film di strepitoso successo al centro del quale giganteggia un memorabile, fascinoso cial­trone. Federico scoprirà ben presto che il regista è latitante, ma in compenso, nel corso di una serata mondana, gli verrà in­dicato colui che di quel personaggio si di­ce sia stato il modello: Barry Volpicelli. Sorta di psicopompo a metà strada tra un pifferaio magico e il Bruno Cortona del Sorpasso, Barry condurrà Federico in un luogo incantato: il Paradiso, immenso com­pound di ville e bungalow sgarrupati sul litorale laziale, dove vive in compagnia di un ristretto gruppo di vecchi freak amabili e strampalati. Un ambasciatore che accumu­la prodotti di discount, un ginecologo a ri­poso che alleva galline ornamentali, il prin­cipe Gelasio Aldobrandi che – in preda a una perenne angoscia «mistico­araldica» – persegue il sogno irrealizzabile di un ere­de, una coppia di lesbiche che rimpiango­no i giorni fasti in cui venivano invitate in Vaticano da papa Ratzinger, una ex bello­na che accusa l’intero cinema italiano di averle rubato le idee e, non ultime, la prima e la seconda signora Volpicelli. Fra inter­minabili conversazioni di delirante futilità, e una notte in cui qualcuno rischia di ucci­dere uno degli ospiti, fra l’arrivo di una ce­lebre influencer e una morte sospetta, mol­te sono le cose che il giovane Federico ve­drà e imparerà durante il suo soggiorno al Paradiso. Fino al momento in cui si rende­rà conto di non poterne, o non volerne, più uscire.

Autrice: Ingeborg Bachmann
Editore: Adelphi
Pagine: 298
Prezzo: 11,00€

Un mattino di primavera, un uomo si sveglia e si sente perduto. Non riesce a tirarsi su dal letto, un’apatia mai provata prima lo attanaglia e lo lascia senza forze, ignora come poter affrontare una nuova giornata. Cerca dunque di ripercorrere la propria esistenza attraverso i ricordi, di provare a rintracciare le cause della sua condizione. Non sa chi è, non ha un vero lavoro, non ha obiettivi, e si rende conto di ciò che realmente lo turba: sta per compiere trent’anni, è a un punto di svolta, un cambiamento che non desidera e al quale è impossibile sottrarsi.
L’unica possibilità sembra quella di scappare, di liberarsi delle persone che popolano la sua esistenza e di intraprendere un viaggio verso una vera e propria rinascita nei luoghi in cui un tempo è stato felice. Più passano i mesi, più l’uomo si accorge che non può sfuggire al proprio mondo rinnegando se stesso e la sua condizione. L’unico modo per sopravvivere è accettare il cambiamento senza soccombere a esso, fare pace con le proprie paure e col primo capello bianco che spunta.

Gli altri racconti presenti nel libro ci parlano anche essi di uomini e donne alle prese con momenti di difficoltà e cambiamento: la nostalgia di un’infanzia dilaniata dalla guerra; il dolore di due genitori per la prematura dipartita del loro unico figlio; lo smarrimento di una donna “felicemente” sposata che prova un’improvvisa attrazione per una ragazza più giovane; un giudice che, dopo una vita passata a rincorrere la verità, grida nel bel mezzo di un processo la sua disillusione.

“Il trentesimo anno” di Ingeborg Bachmann è un’opera che invita a non rimanere sulla soglia dell’esistenza, un invito a prendere parte alle danze senza troppo pensare a quel che sarà.
Impossibile non trovare uno spunto in ognuna di queste storie, impossibile non riflettere sulla propria condizione, impossibile non partire per una ricerca più alta dell’assoluto.

“Di uno che entra nel suo trentesimo anno non si smetterà di dire che è giovane”.

Autore: Roberto Bolaño
Editore: Adelphi
Pagine: 688
Prezzo: 15,00€

«Anziché lo scrittore,» ha detto una volta Roberto Bolaño «mi sarebbe piaciuto fare il detective privato. Sicuramente sarei già morto. Sarei morto in Messico, a trenta, trentadue anni, sparato per strada, e sarebbe stata una morte simpatica e una vita simpatica».

Simpatica, eppure segnata già dalla sconfitta e dalla follia, dissipata e bohémienne, esaltante e allucinata, dopata di sesso, poesia, marijuana e mezcal, è sicuramente la vita dei protagonisti di questo libro, che Enrique Vila-Matas ha descritto come «il viaggio infinito di uomini che furono giovani e disperati, ma non si annoiarono mai». I detective selvaggi è infatti il romanzo delle loro avventure, ed è quindi un romanzo di formazione; ma è anche un romanzo giallo nonché, come tutti quelli di Bolaño, un romanzo sul rapporto tra la finzione e la realtà.

Un libro, ha scritto un critico messicano, «simile a uno stadio dove la gente entra ed e­sce in continuazione», e dove, come avviene in 2666, si incrociano e si aggrovigliano, spesso contraddicendosi, le «versioni» di un’infinità di personaggi (tutta gente che «on the wild side» non si è limitata a farci un giro): poetesse scomparse nel deserto del Sonora e puttane in fuga, ex scrittori di avanguardia e magnaccia imbufaliti, architetti vaneggianti e poliziotti corrotti, cameriere libidinose e poeti bisessuali, e poi avvocati, editori, neonazisti e alcolizzati. «Credo» ha affermato Bolaño «che il mio romanzo possegga tante letture quante sono le voci che contiene. Lo si può leggere come un’agonia. Lo si può leggere anche come un gioco».

Un romanzo di avventure, un romanzo di formazione, un romanzo giallo, nonché, come tutti quelli di Bolaño, un romanzo sul rapporto tra la finzione e la realtà.

Autrice: Clarice Lispector
Editore: Adelphi
Pagine: 186
Prezzo: 18,00€

Se tante lettrici, in tutto il mondo, amano con passione i libri di Clarice Lispector è perché pochissime sono le scrittrici che come lei hanno saputo imporre una voce così prepotentemente femminile – e al tempo stesso mai gravata da rivendicazioni, o querimonie, o ammaestramenti edificanti, ma, al contrario, audace, inquieta, ardente, attraversata da fremiti, aperta a epifanie e illuminazioni.

Qui, ancora una volta, la protagonista è una donna, una ragazza di nome Lucrécia, che si lascia vivere, in una sorta di incantata ottusità, e deve riuscire a dare una forma al mondo che la circonda – per potersene appropriare. Un mondo frantumato, al pari di quello dell’autrice stessa, dove si è continuamente sbalzati fra una realtà che viene a mancare e una realtà che sopraffà. Accompagneremo Lucrécia nel percorso che dal sobborgo di São Geraldo, ancora a tratti odoroso di stalla, la porterà, al seguito di un marito ricco, nella grande città, dove frequenterà teatri, ristoranti e negozi eleganti; poi di nuovo, rimasta vedova, nel borgo natìo – molto meno selvaggio, ormai, quasi irriconoscibile; e forse anche, chissà, a incontrare un nuovo marito.

Ma la vera protagonista dei libri di Lispector come sempre è la scrittura: immaginifica, abbacinante, ustionante – quella di «una Virginia Woolf amazzonica, arruffata e vagamente stregonesca» come la definì una volta Roberto Calasso.

Autrice: Chetna Maroo
Editore: Adelphi
Pagine: 148
Prezzo: 18,00€

Ha solo undici anni, Gopi, quando muore la madre. Per zia Ranjan lei e le due sorelle maggiori non sono che «selvagge». Così ha detto al padre di Gopi: sottintendendo che non rispettano le regole della comunità indiana a cui appartengono. E aggiungendo che per dargli una mano è pronta a prendersi in casa una di loro. Per il momento, però, il padre pensa che le figlie abbiano bisogno di appassionarsi a qualcosa che le accompagni poi «per tutta la vita» – e decide che sarà lo squash. Non funzionerà per tutte: l’unica che diventerà sempre più brava, e continuerà caparbiamente a cercare di scoprire, fra le quattro pareti del campo (ma non solo), che cosa fare dei suoi sentimenti, della sua vita, delle persone che incontra, e a quali traguardi può aspirare, sarà Gopi. Ed è lei stessa a raccontarci quell’anno di lutto e di rinascita – l’anno in cui sperimenta il dolore e l’assenza, ma anche la tenerezza e la determinazione, i cambiamenti del corpo e le sue potenzialità, le regole e la necessità di trasgredirle – con una voce insieme pacata e audace, sommessa e perentoria.

In questo suo primo romanzo, con mano insospettabilmente sicura, e con uno stile essenziale, preciso, allusivo, la scrittrice angloindiana Chetna Maroo ci apre le porte di un mondo che ci era ignoto – e non è esattamente questa, come ci ha insegnato Kundera, la funzione del romanzo?

L’avvenire è dei curiosi di professione

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