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Autore: Mark Fisher
Editore: minimum fax
Pagine: 327
Prezzo: 20,00€

Scritti sulla letteratura, interviste e riflessioni

In uno dei suoi post Mark Fisher elenca cinque autori che considera fondamentali: Kafka, Atwood, Spinoza, Ballard, Marcus. Una lista necessariamente ridotta all’osso – Fisher stava rispondendo a un «meme bibliografico» – che però rende l’idea della matrice estetica e politica che aveva caratterizzato la sua formazione. Critico culturale radicalmente «popolare», inteso nella miglior accezione del termine, Fisher è stato in grado di scorgere il comune denominatore sociopolitico che sottende voci, discipline e forme artistiche diversissime e di concentrare nella sua analisi letteratura, filosofia, economia e archeologia culturale, tracciando delle linee che convergono verso il nodo cruciale che ha dominato le sue riflessioni: la necessità di smascherare la fallacia di pensiero che da decenni condiziona tragicamente le nostre esistenze: quel «realismo capitalista» che ci induce a credere che, per quanto la situazione possa apparire disperata, non esiste un’alternativa.

Nelle interviste, nelle riflessioni e negli scritti sulla letteratura contenuti in questo volume – il quarto e ultimo della raccolta che mette insieme i post del suo leggendario blog k-punk – Fisher analizza le migliori distopie e le peggiori utopie della nostra epoca, allargando poi il campo per mettere in luce la nostra ossessione nostalgica e la nostra incapacità di inventare il futuro, la burocratizzazione managerialista dell’istruzione, la deriva censoria della sinistra, la scomparsa della dialettica di classe dal discorso politico e la privatizzazione della depressione.

Gli scritti di Mark Fisher – intelligentissimi, illuminanti, a tratti dolorosi – non smettono di sorprendere, e confermano quanto sia stato e sia ancora necessario il suo pensiero per comprendere il contemporaneo, e per provare a immaginare, quindi anche a cambiare, il tempo che ci attende.

Autore: Will Hermes
Editore: minimumfax
Pagine: 771
Prezzo: 28,00€

Nei suoi settant’anni di vita, e cinquanta di carriera, Lou Reed ha attraversato innumerevoli fasi contribuendo, con venticinque dischi, una serie di libri, collaborazioni cinematografiche e spettacoli teatrali, a trasformare il rock in una forma d’arte compiutamente adulta. Dagli esordi come paroliere all’incontro con Andy Warhol e alla nascita dei Velvet Underground; dall’amicizia-rivalità con David Bowie alle sperimentazioni dei secondi anni Settanta, in piena era punk, fino ai grandi album della maturità (The Blue Mask, New York, Magic and Loss) e al sodalizio sentimentale e artistico con Laurie Anderson, non esiste scena musicale che questo straordinario poeta e chitarrista non abbia contribuito a plasmare.

Lavorando sugli archivi che la famiglia ha reso consultabili presso la New York Public Library, Will Hermes ha ricostruito nei minimi dettagli la vita di un uomo difficile e complesso, leggendario per le sfuriate, gli odi repentini, ma anche per la generosità e la passione riversata nella sua musica. E ne offre un ritratto che è un grande omaggio, senza ombra di piaggerie. Liberato dal mito oscuro che lo circondava, Lou Reed ci appare come una figura a tutto tondo, e come l’espressione più completa di un’epoca di inarrivabile creatività. La sua storia, capitolo dopo capitolo, si intreccia con la storia di New York, che di quell’epoca è stata il centro propulsore e che nessuno come lui è stato capace di cantare e celebrare.

Autore: Jack Halberstam
Editore: minimum fax
Pagine: 376
Prezzo: 20,00€

Che cos’è il selvaggio nel mondo e nel tempo che abitiamo? Esiste un’idea di selvaggio che non sia al servizio del pensiero coloniale, che non determini esclusione, binarismi, violenza? È possibile immaginare un pensiero selvaggio e selvatico, un modo diverso di conoscere? Paradiso perduto o inferno a venire, pensiamo al selvaggio come a qualcosa che è esistito prima, che potrebbe esistere dopo, in ogni caso qualcosa che è altro da noi: noi esseri umani, moderni, civilizzati, colti, sovrani di un mondo ordinato e coltivato a nostra immagine e somiglianza.

Con questo libro, primo capitolo di un dittico dedicato alla wildness, Halberstam si oppone alle narrazioni correnti sulla scomparsa della selvatichezza dalla nostra vita e dai nostri spazi, mostrando invece i modi in cui la natura e le sue espressioni, specie quelle legate al sesso e al desiderio, esistono nel presente. Muovendosi liberamente da Stravinskij e Nižinskij ai mostri selvaggi di Sendak, dai libri sulla falconeria a Vita di Pi, da Walking Dead a Huysmans, Creature selvagge ci parla di una forza caotica che non ha un obiettivo, nessun traguardo che si intravede all’orizzonte, ma che «disordinando il desiderio e desiderando il disordine» ci offre uno spazio imprevisto di libertà e sperimentazione fuori dalle logiche neoliberiste.

Autorə: Tommi Parrish
Editore: Minimum Fax
Pagine: 208
Prezzo: 21,00€

Con il tratto inconfondibile che l’ha resa ospite abituale del New Yorker e del New York Times, Tommi Parrish – una delle più giovani promesse del fumetto internazionale – dà vita a una storia struggente sull’incapacità contemporanea di stringere relazioni sincere.

Al centro del racconto ci sono due donne, Sasha ed Eliza, diversissime ma unite dalla voglia di trovare un’ancora emotiva a cui aggrapparsi. Sasha vive con i genitori e a loro insaputa si prostituisce per noia, Eliza è una ragazza madre che cerca da sola di tenere insieme i pezzi della sua vita. Le loro fragilità e nevrosi descrivono in modo diverso la generazione a cui appartengono, quella dei ventenni e trentenni di oggi: più poveri dei loro genitori, intrappolati in un’infanzia senza fine, abitanti precari di città-alveare in cui la vicinanza fa da contrappasso alla solitudine.
Questo libro è la storia del loro incontro, che le condurrà presto in una spirale di insicurezza e bugie. Ma è anche il racconto di come oggi un circolo vizioso di frustrazione e diffidenza nei confronti dell’altro rende sempre più difficile costruire legami genuini e disinteressati.

Con All the love I can get Tommi Parrish mette a fuoco le dinamiche affettive più spietate e il motivo per cui finiamo sempre più spesso con l’accettarle e, unendo suggestioni sentimentali che ricordano i libri di Sally Rooney e il fascino per l’imperfezione alla maniera di Rachel Cusk, dimostra che un graphic novel può possedere la densità di un romanzo e riflettere la complessità del tempo in cui viviamo.

Autrice: Annie Proulx
Editore: Minimum Fax
Pagine: 471
Prezzo: 18,00€

Sono gli anni Quaranta del Novecento. I Blood vivono nelle campagne del Vermont, quasi ignari dei tumulti che attraversano il mondo, e cercano disperatamente di resistere e mandare avanti una fattoria che di anno in anno diventa sempre meno redditizia. Ma all’improvviso nella vita del maggiore dei figli, Loyal, succede qualcosa che cancella di colpo i suoi progetti, costringendolo ad abbandonare tutto ciò che ha. Senza dare spiegazioni Loyal lascia la casa paterna – che in sua assenza non ha alcuna possibilità di sopravvivere – e si mette in viaggio. Trascorrerà così la sua esistenza, trascinato in un interminabile pellegrinaggio da una regione all’altra, da una costa all’altra degli Stati Uniti, guidarlo solo la certezza di non potersi fermare. Nessuno saprà più nulla di lui, a eccezione delle sporadiche cartoline che ha rubato in una pompa di benzina e che periodicamente spedisce a casa.

Queste cartoline sono la testimonianza di cinquant’anni di evoluzione del paese: la finta tranquillità del dopoguerra, le proteste giovanili, l’emancipazione delle donne, i diritti civili, l’avvento dei fast food e della musica rock, la geografia sconvolta dal turismo e dall’edilizia.

Autore: Jeremy Atherton Lin
Editore: Minimum Fax
Pagine: 330
Prezzo: 19,00€

Rifugio, palcoscenico, spazio di incontri, di solidarietà, di espressione sessuale: il bar gay è stato a lungo il luogo in cui una comunità priva di diritti e di rappresentazione, esclusa dal centro della scena e delle città, ha potuto riunirsi, sperimentare l’appartenenza, esistere davvero. Oggi, uno per uno, quei luoghi stanno scomparendo, chiusi oppure trasformati in qualcosa di più innocuo (e certo più commerciabile). Possiamo leggerlo come un buon segno, la dimostrazione che non c’è più ragione di nascondersi; ma, senza voler negare il valore di quello che abbiamo guadagnato, è possibile raccontare anche quello che stiamo perdendo?

Muovendosi tra analisi politica, ricostruzione storica, aneddoti personali e una giusta dose di gossip, Jeremy Atherton Lin ci guida in un tour transatlantico dei locali che hanno segnato la sua vita e la storia della comunità LGBTQ, una comunità che forse è più frammentata e meno inclusiva di come vorrebbe rappresentarsi. Gay Bar potrebbe essere solo una raffinata (e necessaria) indagine sul legame tra luoghi e identità, non fosse che segna l’irruzione nella scena letteraria di un autore strepitoso. In una prosa sfavillante come una palla da discoteca o malinconica come l’alba che accompagna il ritorno a casa, Atherton Lin ha scritto uno di quei libri rarissimi che sono insieme lettura colta e guilty pleasure: un perturbante memoir erotico, un romanzo d’amore avventuroso, un’analisi poetica del desiderio che non fa distinzione di generi né di orientamenti e accoglie chiunque abbia esperienza o nostalgia delle notti fuori, dei corpi e degli sguardi, della musica e delle luci, delle storie che viviamo a volte solo per il gusto di poterle poi raccontare.

«Ci sono notti che hanno un battito udibile, e noi balliamo».

Autore: William T. Vollmann
Editore: minimum fax
Pagine: 986
Prezzo: 25,00€

«La storia del mondo è la storia della violenza». Partendo da questo assunto di base, Vollmann si è posto l’obiettivo di «elaborare un sistema di calcolo morale […] che chiarisse quando è accettabile uccidere, quante persone si possono uccidere e così via».

Elaborato nel corso di vent’anni, Come un’onda che sale e che scende si basa da un lato su un colossale lavoro sulle fonti (filosofia, teologia, biografie di tiranni, signori della guerra, criminali, attivisti e pacifisti), dall’altro su una serie di esperienze dirette, spesso estreme, che hanno portato l’autore nel cuore dei conflitti di fine Novecento e nelle zone più degradate delle grandi metropoli. Scorrono nelle pagine figure storiche – Platone, Montezuma, Cicerone, Robespierre, Lenin, Leonida, Hitler, san Tommaso, Gandhi, Giulio Cesare – e persone comuni che della violenza hanno fatto un metodo, di difesa o di offesa: i grandi della storia e gli individui più anonimi abbracciati con la stessa equanimità, priva di ogni morale preconfezionata ma sorretta da un’etica profonda e partecipe.

Torna in una nuova edizione il capolavoro di Vollmann, trasformatosi negli anni in oggetto di culto e di ricerca per collezionisti: un saggio-mondo nel quale erudizione, indagine storica ed esperienza personale convergono creando una riflessione senza precedenti sulla natura umana e sulla sua perenne sospensione tra bene e male, sopraffazione e autodifesa, guerra e pace.

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