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Autrice: Michela Murgia
Editore: Mondadori
Pagine: 324
Prezzo: 19,50€

La viva voce dell’intellettuale più lucida e appassionata del nostro tempo torna a visitarci per una formidabile resa dei conti sul potere, il femminismo, la fede, la letteratura. Ma soprattutto sulle dieci vite che ha vissuto con incantata sfacciataggine, senza paura, ripercorse oralmente nell’unica autobiografia organica possibile per una che ha attraversato il mondo correndo scalza, bruciando luminosamente ogni tappa.

Alla vigilia di una morte che l’ha trovata gioiosa come una martire capace di cantare mentre avanza verso i leoni, Michela Murgia ha trascorso una settimana a raccontarsi a Beppe Cottafavi, suo editor e amico. Le registrazioni di quella sua ultima estate, ancora piena di storie come lo erano state le cinquanta precedenti, danno sostanza a questo suo libro straordinario, arricchito da quattro splendidi racconti ritrovati e da altri testi perduti che l’autrice ha scelto e indicato tra un ricordo e l’altro. Da un simile stagno brulicante di vita, come quello sulle cui rive è cresciuta, affiora un arcipelago di dettagli intimi: innamoramenti e parentele queer, matriarche oristanesi che sgranano rosari di cinque colori per salvare ogni continente, madonne con la parrucca, uomini violenti e maestri sognanti, lezioni di lingua sarda e cultura coreana, di esegesi biblica e di scrittura magica, di politica attiva e di militanza culturale.

Franca e visionaria, antifascista e immune dai compromessi, Murgia ci rivela com’è che una ragazza di provincia, addestrata a leggere il Vangelo e ad accontentarsi di sopravvivere, si sia messa in testa di cambiare il mondo invece, affidandosi a un’irriducibile aspirazione alla felicità.

Autore: Gabriel Garcìa Màrquez
Editore: Mondadori
Pagine: 120
Prezzo: 17,50€

Ogni anno, il 16 agosto, Ana Magdalena Bach – quasi cinquant’anni di età e una trentina scarsa di soddisfacente vita matrimoniale – raggiunge l’isola dei Caraibi dove è sepolta sua madre. Il traghetto, il taxi, un mazzo di gladioli e l’hotel: questo rituale esercita su di lei un irresistibile invito a trasformarsi – una volta all’anno – in un’altra donna, a esplorare la propria sensualità e a sondare la paura che silenziosa cova nel suo cuore. Lo stile inconfondibile di Márquez risplende in Ci vediamo in agosto, romanzo musicalissimo di variazioni sul tema che è nello stesso tempo un inno alla libertà, un omaggio alla femminilità, una riflessione sul mistero dell’amore e dei rimpianti.

Il sorprendente romanzo inedito dell’autore di Cent’anni di solitudine e L’amore ai tempi del colera.
Un’esplorazione del desiderio che non si affievolisce con l’età; il dono inatteso e sorprendente di uno dei più grandi scrittori che il mondo abbia mai conosciuto.

Autrice: Maddalena Fingerle
Editore: Mondadori
Pagine: 156
Prezzo: 18,00€

Gaia non ha più voglia di essere se stessa: si rasa i capelli a zero e indossa parrucche, svende i suoi orecchini più preziosi su eBay, si libera dell’armadio e compra un letto nuovo – che poi non sa montare. Vuole ricostruire se stessa e l’ambiente in cui vive a immagine e somiglianza di Veronica: la sua amata, meravigliosa Veronica, da cui è appena stata lasciata. Veronica non è solo la persona di cui Gaia si è innamorata, ma anche la donna che lei vorrebbe diventare – come accade nei primi, furiosi innamoramenti.
La famiglia di origine di Gaia appartiene alla solida borghesia di italiani che vivono a Monaco e incarnano tutto ciò che lei rifiuta: la cultura umanistica come sprezzatura e ostentazione, il culto dell’apparenza, la tendenza a delegare i compiti operativi ai subalterni. Veronica al contrario è una donna vitale, concreta, estroversa e solare come la terra da cui viene, il Salento. L’indole di Gaia è lunare, riflessiva, accesa da un’immaginazione sfrenata: il prestante energumeno che le si presenta alla porta per ritirare degli oggetti che vuole vendere non ha la faccia da Joe, è decisamente Iwan. Rinominare le persone, interpretare le situazioni in cui si trova è indispensabile per poterle integrare nel suo mondo.

In un soliloquio ora arrabbiato e rivendicativo, ora spaurito e ostaggio di una miriade di sublimi ossessioni, ma sempre ironico e pungente, Gaia arriverà a conoscersi meglio e sarà pronta a correre davvero dei rischi per diventare l’individuo che vuole essere.

Dicembre è tempo di classifiche!

Un po’ falsate perché a Natale mancano ancora due settimane e potreste ancora ribaltarla, ma se cercate dei suggerimenti su dei bei romanzi da leggere o da regalare, questa è la classifica dei cinque libri di narrativa di cui quest’anno abbiamo venduto più copie in assoluto:

5️⃣ In quinta posizione, nonostante sia uscito a fine agosto, scala baldanzoso i gradini della classifica annuale “Povere creature!” di Alasdair Gray (Safarà), un Frankenstein al femminile che è un omaggio al potere immaginifico della letteratura e molto molto di più.

4️⃣ Al quarto posto troviamo un premio Nobel, l’ammaliante Olga Tokarczuc con “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” (Bompiani), che vi ha fatto innamorare con il suo mix di femminismo, antispecismo, astrologia, anarchia e poesia romantica inglese. E dici poco.

3️⃣ Sale sul podio per la medaglia di bronzo una riconferma dallo scorso anno: Fleur Jaeggy con “I beati anni del castigo” (Adelphi), sempre una garanzia per la sua prosa sensibile, delicata, attenta, capace, per cui potrebbe scrivere la lista della spesa e la ameremmo ugualmente.

2️⃣ Secondo in classifica troviamo trionfante “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes (Mondadori), una scrittrice ingiustamente dimenticata e giustamente riscoperta e ripubblicata, capace di narrare le relazioni umane e familiari come pochi altri. Leggete Alba e vi farete un regalo.

1️⃣ Infine, incontrastato sulla vetta del podio, con uno scarto non recuperabile anche se vi doveste impegnare molto, troviamo il libro che vi ha sorpreso come non succedeva da tempo, la letteratura che salva e purifica, quello che tra cinquant’anni sarà considerato un classico: “Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi (Laurana). Che ve lo diciamo a fa’

(Precisiamo per correttezza -anche se non ce l’ha chiesto nessuno e d’altronde chi verrà mai a controllare potremmo anche essercela inventata ma noi ci sentiamo la coscienza pulita- che da questa classifica sono esclusi i libri del gruppo di lettura, quindi sono tutti titoli che avete comprato e amato di vostra sponte o per nostra opera di convincimento)

Autore: Italo Calvino
Editore: Mondadori
Pagine: 180
Prezzo: 13,00€

Un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, ha perso la parola, si ritrova in un castello. L’unico mezzo che hanno per comunicare tra loro è rappresentato da un mazzo di tarocchi.

«Il significato d’ogni singola carta dipende dal posto che essa ha nella successione di carte che la precedono e la seguono; partendo da questa idea, mi sono mosso in maniera autonoma, secondo le esigenze interne al mio testo.Mi sono applicato soprattutto a guardare i tarocchi con attenzione, con l’occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo un’iconologia immaginaria.Ho cominciato con i tarocchi di Marsiglia, cercando di disporli in modo che si presentassero come scene successive d’un racconto pittografico. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla.»

Se vuoi sapere cosa ne ha pensato il nostro gruppo di lettura, clicca qui

Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Pagine: 272
Prezzo: 14,50€

 

Il vino era l’estate catturata e messa in bottiglia

È l’estate del 1928, e Douglas Spaulding, un bambino di dodici anni di Green Town, Illinois, si accorge per la prima volta di essere vivo.
Una scoperta folgorante, che porta lui ad osservare tutto con nuovi occhi, ad allertare i sensi, a voler ricordare, e riporta noi alle nostre estati bambine, in cui forse non lo sapevamo di essere vivi, ma le immagini, i profumi, i suoni si stavano imprimendo nella nostra memoria ugualmente, e ora riusciamo a rievocarle con una nostalgia che ti prende l’anima e te la spreme come i limoni a luglio.

Le cicale, le scarpe da ginnastica nuove, la spensieratezza, le corse a perdifiato, l’erba tagliata, i grandi seduti fino a tardi davanti casa a parlare nel fresco della sera, i gelati, il cinema. Tutto dev’essere fermato, scolpito nella mente, scritto in un quaderno che si divide in Riti e Cerimonie da una parte, e Scoperte e Rivelazioni dall’altra.
La cerimonia del primo vino di tarassaco imbottigliato, del primo giro in altalena, la scoperta che i vecchi non sono mai stati bambini, che la mezzanotte farà sempre paura, che si può viaggiare nel tempo, che le persone ci lasciano.

È l’estate del 1928, lo è per Douglas; per suo fratello; per il nonno, che benedice l’esistenza dei tosaerba; per Leo Auffmann, che prova a costruire una macchina della felicità; per le signorine Fern e Roberta, che hanno comprato una macchina verde e forse hanno investito qualcuno; per il colonnello Freeleigh, che chiama Città del Messico perché qualcuno metta il telefono alla finestra e si possano sentire i rumori della strada; per il signor Jonas, che nel suo carretto ha sempre qualcosa di cui qualcuno ha bisogno.

È l’estate del 1928 ma dentro ci sono tutte le estati, compresa questa, con tutte le loro prime volte e tutte le loro rivelazioni, se solo, tra un sorriso nostalgico e un ventilatore acceso, siamo ancora disposti ad accorgerci che siamo vivi.

Autrice: Alba De Cèsepdes
Editore: Mondadori
Pagine: 251
Prezzo: 13,50€

 

Più mi conosco e più mi perdo

“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”

Come ha descritto magistralmente Proust, il potere magico e salvifico della lettura è proprio questo. Ciò che rende possibile l’incantesimo, però, è il processo (a volte del tutto inconsapevole) di analisi e liberazione che avviene, prima, in chi scrive.

Lo dice bene Nadia Terranova nella sua prefazione a Quaderno proibito di Alba De Céspedes: “scrivere è sempre un atto sovversivo, è riapparizione dei conflitti anche quando si vogliono azzerare. La scrittura non è mai innocente, non sa stare al suo posto ed è tutto tranne che astratta, tracima sui corpi, riverbera sui visi.”

Questo è quello che Valeria Cossati, donna di quarant’anni in un’Italia degli anni ‘50, non sapeva prima di comprare il quaderno nero che dà il nome al romanzo, ma che avrebbe scoperto in pochissimo tempo, annotando in quelle pagine ciò che prima, non solo non aveva mai detto a nessuno, ma neppure mai pensato. Dal momento in cui acquista questo quaderno, mossa da un istinto e da un desiderio repentino, compiendo un gesto proibito, sottobanco, Valeria comincia a scoprirsi. Si rivela lentamente a sé stessa, mette in discussione la sua figura di moglie, di madre, di donna, tutto ciò che è stata e quello in cui ha creduto fino a quel giorno. L’atto di scrivere, la nuova Valeria in cui sprofonda sempre più, queste continue scoperte la sgomentano e la attraggono al tempo stesso,  come una seduta di terapia sfinente, al termine della quale potremmo aver trovato la liberazione, una nuova visione della vita, insieme al crollo di ogni nostra certezza.

Alba De Céspedes con Quaderno proibito (anno 1952) ci ha fatto dono di un libro all’avanguardia, commovente, di un’umanità e rara, onesto, lucido pur nelle sue contraddizioni, nelle verità e nelle menzogne che la protagonista si racconta. Bugie che capiamo, perdoniamo e che sappiamo subito riconoscere, perché, tornando a Proust, mentre Alba e Valeria scrivono, noi leggiamo noi stessi.

aa.vv.
a cura di Barbascura X
Editore: Mondadori
Pagine: 256
Prezzo: 19,90€

Il satiro scientifico – Riprodursi male. Sesso e amore apparentemente contro natura. 

A un certo punto, il signor Mondadori mi chiede di diventare il curatore di una rivista scientifica. «Signor Mondadori, sono lusingato, ma mi concede un azzardo?» «Quale, o villoso Barbascura?» «Mi faccia fare una rivista a modo mio.» «Intendi a cazzo di cane?» «Esatto. Una rivista scientifica più pop, dove possiamo parlare anche di roba sconcia, che sia tanto scientifica quanto spassosa, e che se ci scappa faccia venire pure una paresi facciale.» «Intendi “ridere”?» «Non esageriamo.» Quel babbeo del signor Mondadori ha accettato, ed eccoci qui.

L’idea è semplice:

1. Scegliere l’argomento del volume.

2. Chiedere a varati e ben noti divulgatori scientifici di scrivere pezzi su tale argomento nello stile più smaliziato e pop possibile.

3. Chiedere a stand-up comedian di gettarla in caciara in inserti a loro dedicati.

4. Mischiare il tutto con una mannaia.

5. Ingollare crudo.

Complimenti! Se sei qui sei il fortunato detentore del primo numero di questo accrocchio scientifico! A quanto mi risulta, è il primo esperimento di un siffatto prodotto in Italia. Chissà, forse è anche il primo in Europa. Questo potrebbe voler dire che si tratta di una pessima idea. Scopriamolo. Vediamo se riusciamo ad arrivare al numero 2!

Ma direi di iniziare coi FUOCHI D’ARTIFICIO. Partiamo col botto, perché per questo primo numero ho scelto un argomento croccante: L’AMMORE!

Autrice: Michelle Zauner
Editore: Mondadori
Pagine: 276
Prezzo: 18,00€

 

Con struggente umorismo, Michelle Zauner racconta la propria esistenza a partire dall’infanzia, quando era una delle pochissime bambine di origine asiatica nella sua scuola di Eugene, in Oregon, e doveva soddisfare le aspettative di una madre esigentissima, fino alla sofferta adolescenza; e poi le estati passate nel minuscolo appartamento della nonna a Seoul, dove, davanti ai piatti tipici della cucina coreana, il suo legame con la madre si fa sempre più forte.

Michelle cresce, si trasferisce sulla East Coast per frequentare il college, inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica e conosce l’uomo che diventerà suo marito. Sta costruendo la vita che vuole vivere, le radici coreane sembrano sempre più distanti. Fino a quando, a venticinque anni, la notizia che sua madre ha un cancro in fase terminale la spinge ad andare in cerca della propria identità culturale. E a riscattare il patrimonio di sapori, profumi, linguaggi e tradizioni che lei le ha donato.

Schietta e poetica, la voce di Michelle Zauner risuona luminosa sulla pagina come sul palco. Ricco di aneddoti personali e di immagini di famiglia, Crying in H Mart è un libro da leggere, rileggere, amare e condividere.

Autore: Howard Phillips Lovecraft
Editore: Mondadori
Pagine: 936
Prezzo: 48,00€

“A mano a mano che ci si allontana dall’orizzonte del XX secolo, il personaggio del new englander Howard Phillips Lovecraft – poeta, narratore e saggista, oltre che epistolografo straordinariamente fecondo – comincia a delinearsi sotto il profilo critico come una delle figure più affascinanti, per quanto enigmatiche, di un’epoca tumultuosa” scrive Alan Moore nella sua Introduzione all’Edizione annotata. Nonostante una fortuna postuma praticamente senza precedenti, quando Lovecraft morì, a quarantasei anni, le sue opere erano apparse solo su riviste da strapazzo, ignorate dal pubblico e mortificate dalla critica. Oggi, a oltre un secolo di distanza, Lovecraft è sempre più riconosciuto come il padre dell’horror americano e della fantascienza, fonte di incalcolabile ispirazione per “generazioni di scrittori di horror fiction” (Joyce Carol Oates).

Con lucida perspicacia e comprensione del quadro storico in cui l’autore di Providence visse e operò, Leslie S. Klinger caratterizza Lovecraft quale primo scrittore pulp a essere stato incluso al pari di maestri della caratura di Poe e Melville nel canone della moderna letteratura americana. Grazie a un’accurata analisi delle fonti e a un sempre ammirevole acume critico, Klinger riesce nell’impresa non scontata di ricontestualizzare Lovecraft correlandone la biografia singolarmente elusiva alla febbrile attività letteraria, e svelandoci così genesi ed evoluzione di un corpus narrativo di formidabile complessità.

Nel corso della sua carriera, Lovecraft – “il Copernico dell’horror” (Fritz Leiber) – si è discostato nettamente dalla vulgata dei predecessori “gotici” e dalle sue maschere tradizionali (fantasmi, demoni, streghe), creando un vasto universo mitico in cui l’inconsapevole umanità non occupa che una nicchia del tutto trascurabile, destinata com’è a essere prima o poi fatalmente invasa da incommensurabili creature d’oltrespazio: entità sinistre, aliene, indifferenti. Le storie di Lovecraft, antesignano della weird fiction contemporanea, suggeriscono che il nostro pianeta, la realtà in cui viviamo, le nostre stesse radici biologiche ci legano a primordi indicibili, ad abiette e terrificanti presenze extraterrene, cui solo il caso impedisce di risvegliarsi da un plurimillenario letargo per porre fine una volta per tutte alla nostra sanità mentale e all’intera civiltà umana.

Leslie S. Klinger raccoglie in queste pagine ventidue tra i migliori e i più agghiaccianti racconti di Lovecraft (da Il richiamo di Cthulhu a Le montagne della follia, a Colui che sussurrava nelle tenebre, La maschera di Innsmouth, Il colore venuto dallo spazio). Con il suo corredo di centinaia e centinaia di illustrazioni, tra le quali numerose riproduzioni a colori di fotografie, tavole e copertine originali di «Weird Tales» e «Astounding Stories» e oltre un migliaio di note, questo volume scandaglia in profondità l’abisso dal quale è sorto il mondo allucinato di H.P. Lovecraft fino a turbare il sonno immemoriale dei Grandi Antichi.

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