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Autrice: Fleur Jaeggy
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 103
Prezzo: 12,00€

Di fronte a Lung, la giovane protagonista di questo romanzo, i medici, e non solo loro, restano perplessi: non ha mai abbandonato l’abitudine di mettersi il dito in bocca, risponde alle domande mostrando lo smalto delle unghie, racconta lucidamente, leggermente, i fatti della sua vita, ma la chiarezza è apparente ed è facile perdersi fra le sue parole, peraltro scarse; quanto ai fatti, potrebbero far rabbrividire, se non si fosse distratti dal tono agile, sconsiderato e preciso della narratrice. Lo zio-padre Jochim, la madre Marween, le tragiche storie del piccolo fiammiferaio e dell’amica Armance, l’incontro laconico con un grande filosofo, la scimmia albina, lo strano caso del professor Walter, l’enigmatico e sapiente Nathan – con l’aiuto di tutti questi elementi Lung ci presenta un puzzle che non si chiude da nessun lato, e che possiamo tentare di ricostruire solo perché ci sentiamo guidati con discrezione e talento algebrico. Lung attraversa le sue storie senza fermarsi mai, in uno stato di continua sospensione, di dubbia identità, con un passo che ci sembra di vedere per la prima volta – di sonnambula o di veggente –, lasciando dietro di sé una costellazione di emblemi aforistici e la traccia di una presenza dimenticata e fondamentale della letteratura: l’ironia romantica.

 

Dicembre è tempo di classifiche!

Un po’ falsate perché a Natale mancano ancora due settimane e potreste ancora ribaltarla, ma se cercate dei suggerimenti su dei bei romanzi da leggere o da regalare, questa è la classifica dei cinque libri di narrativa di cui quest’anno abbiamo venduto più copie in assoluto:

5️⃣ In quinta posizione, nonostante sia uscito a fine agosto, scala baldanzoso i gradini della classifica annuale “Povere creature!” di Alasdair Gray (Safarà), un Frankenstein al femminile che è un omaggio al potere immaginifico della letteratura e molto molto di più.

4️⃣ Al quarto posto troviamo un premio Nobel, l’ammaliante Olga Tokarczuc con “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” (Bompiani), che vi ha fatto innamorare con il suo mix di femminismo, antispecismo, astrologia, anarchia e poesia romantica inglese. E dici poco.

3️⃣ Sale sul podio per la medaglia di bronzo una riconferma dallo scorso anno: Fleur Jaeggy con “I beati anni del castigo” (Adelphi), sempre una garanzia per la sua prosa sensibile, delicata, attenta, capace, per cui potrebbe scrivere la lista della spesa e la ameremmo ugualmente.

2️⃣ Secondo in classifica troviamo trionfante “Quaderno proibito” di Alba de Céspedes (Mondadori), una scrittrice ingiustamente dimenticata e giustamente riscoperta e ripubblicata, capace di narrare le relazioni umane e familiari come pochi altri. Leggete Alba e vi farete un regalo.

1️⃣ Infine, incontrastato sulla vetta del podio, con uno scarto non recuperabile anche se vi doveste impegnare molto, troviamo il libro che vi ha sorpreso come non succedeva da tempo, la letteratura che salva e purifica, quello che tra cinquant’anni sarà considerato un classico: “Ferrovie del Messico” di Gian Marco Griffi (Laurana). Che ve lo diciamo a fa’

(Precisiamo per correttezza -anche se non ce l’ha chiesto nessuno e d’altronde chi verrà mai a controllare potremmo anche essercela inventata ma noi ci sentiamo la coscienza pulita- che da questa classifica sono esclusi i libri del gruppo di lettura, quindi sono tutti titoli che avete comprato e amato di vostra sponte o per nostra opera di convincimento)

Autrice: Fleur Jaeggy
Editore: Adelphi
Pagine: 107
Prezzo: 11,00€

 

L’irrimediabile giungeva a me in una delle più belle e limpide giornate dell’anno

Nella presentazione di Orny si legge che ama oltremodo gli avverbi. Sempre stato.
E sapete perché? Perché gli avverbi indicano il come, e il come fa sempre la differenza su tutto. Un fatto, senza gli avverbi a corredo che ne possano indicare modalità, tempistiche, intenzioni, è solo un fatto. È l’assolo di Comfortably Numb scritto sul pentagramma senza Gilmour che lo suoni, è una foto in bianco e nero del carnevale di Rio, sono delle lasagne dietro una vetrina.

Fleur Jaeggy è l’avverbio. È il come. Non importa cosa stia raccontando, i fatti sono solo fatti.
Ne I beati anni del castigo (Adelphi, 1989) il fatto è che c’è una ragazza che trascorre buona parte della sua infanzia e adolescenza tra molteplici collegi svizzeri. Due righe.
Quello che ci mette Fleur Jaeggy sono i contorni, i colori, gli avverbi che fanno la differenza, che rendono questo fatto diverso da qualsiasi altro, che distinguono lei da chiunque altro, e che portano a tappezzare un pezzo di cuore con queste pagine.
Quasi inconsciamente e inevitabilmente.

“Ogni mattina mi alzavo alle cinque per andare a passeggiare, salivo in alto e vedevo uno spicchio d’acqua dall’altra parte, giù in fondo. Era il lago di Costanza. Guardavo l’orizzonte, e il lago, ancora non sapevo che anche su quel lago ci sarebbe stato un collegio per me. Mangiavo una mela e camminavo. Cercavo la solitudine e forse l’assoluto. Ma invidiavo il mondo.”

L’avvenire è dei curiosi di professione

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